Posts Tagged ‘stranieri’

apr
03

Permesso unico e autisti stranieri

download (1)Finalmente, i cittadini di origine straniera potranno essere assunti come autisti dei mezzi pubblici. Un piccolo passo in avanti fatto grazie a un decreto approvato in questi giorni, che modifica alcune disposizioni sancite da un regio decreto del 1931, retaggio dell’epoca fascista.

Il provvedimento arriva in attuazione della direttiva 2011/98/UE, relativa a “una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di Paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro e a un insieme comune di diritti per i lavoratori di Paesi terzi che soggiornano regolarmente in uno Stato membro”.

Oltre a permettere ai cittadini stranieri di lavorare come autisti sui mezzi pubblici, il decreto contiene ulteriori importanti novità: le spiega Sergio Bontempelli su Corriere delle migrazioni, di cui segnaliamo l’articolo. 

 

 

mar
11

Bambini stranieri e Servizio Sanitario della Lombardia, serata informativa del Naga

images (1)Il Naga invita a una serata informativa circa l‘iscrizione dei bambini stranieri al Servizio Sanitario della Regione Lombardia. Un incontro importante per spiegare le novità degli ultimi mesi: è infatti da poco che in Lombardia è possibile iscrivere al SSN i figli minorenni di cittadini stranieri privi di permesso di soggiorno o, nel caso di cittadini comunitari, privi di copertura sanitaria.

La possibilità di iscrizione al Servizio Sanitario arriva dopo un percorso piuttosto tortuoso, che ha visto il coinvolgimento delle associazioni Asgi, Avvocati per niente, Naga e Anolf Cisl Milano, intervenute nel caso di una bambina straniera priva di pediatra perché la madre non aveva un regolare documento (ne abbiamo parlato qui).

Lo scorso 21 gennaio, la regione Lombardia ha diramato una circolare in attuazione dell’accordo Stato-Regioni “Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera” (ne abbiamo parlato qui).

L’appuntamento con la serata informativa del Naga è per martedì 18 marzo alle ore 20.30, presso il NAGA, Via Zamenhof 7/A, Milano.

Clicca qui per info.

 

Per info: www.naga.it

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mar
06

Bologna: per il neo-prefetto “i cie sono utili”. Contrario il sindaco: “negazione dei diritti”.

downloadIl Cie di Bologna va chiuso? Sì, secondo il sindaco Virginio Merola. No, secondo il neo Prefetto Ennio Mario Sodano. I due si sono confrontati sulla questione durante il primo incontro ufficiale tra Sodano e il Consiglio e la Giunta comunale, tenutosi ieri a Palazzo d’Accursio.

Non è la prima volta che il primo cittadino del capoluogo emiliano interviene sulla questione del Cie, “una struttura che non ha portato risultati, e anzi, ha introdotto elementi di negazione dei diritti umani“, come dichiarato proprio durante l’incontro di ieri, dove ha ribadito la sua posizione favorevole alla chiusura.

Di parere opposto il Prefetto, che ha dichiarato: “I Cie sono utili, ma vanno usati bene, con criterio, dentro ci deve stare chi lo merita. E’ anche vero – ha aggiunto – che il sistema così com’è non può funzionare, perchè è difficile espellere 20-30.000 persone”. Secondo Sodano si deve “lavorare in modo pro-attivo, senza polemiche politiche si possono rendere utili”.

La presa di posizione del Prefetto non stupisce più di tanto: è coerente con gli indirizzi illustrati dal ministro Bubbico il 4 febbraio scorso nel corso di una audizione alla Commissione Migrazioni dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (ne abbiamo parlato qui).

La posizione di Sodano appare diametralmente opposta a quella del Consiglio comunale, che lo scorso ottobre si era espressa contro la riapertura della struttura detentiva di Bologna, chiusa da marzo per lavori. Approvando un ordine del giorno proposto dal gruppo di SEL, il Consiglio dichiarava “l’indisponibilità ad ospitare sul territorio del comune un centro di identificazione e espulsione per migranti”, chiedendo inoltre al sindaco di “adoperarsi perché la struttura di via Mattei non riapra, anche agendo presso la prefettura per quanto in suo potere”.

Anche la Cgil si è espressa in favore della chiusura della struttura di via Mattei, attraverso un esposto presentato a marzo alla Procura della Repubblica di Bologna. Chiedendo la definitiva chiusura del Cie, il sindacato lanciava l’allarme anche sulle condizioni dei lavoratori: licenziati in seguito alla chiusura per ristrutturazione, ancora oggi lamentano il mancato pagamento dello stipendio di diversi mesi. Proprio in merito alle condizioni di lavoro è in corso un’inchiesta, affiancata da un’altra relativa all’assegnazione dell’appalto e al mancato rispetto del capitolato. Inoltre, nel marzo 2012 è stata aperta un’altra indagine sulla morte, nel 2006, di un cittadino tunisino detenuto.
La condizione del Cie di via Mattei è quindi particolarmente critica, su diversi fronti. 

Inoltre, le dichiarazioni di Sodano lasciano degli interrogativi: cosa si intende con la frase “dentro ci deve stare chi se lo merita”?
I Cie sono strutture pensate per l’identificazione e l’espulsione di persone trovate prive di regolare permesso di soggiorno. Molti dossier ne denunciano le condizioni invivibili e l’inefficacia, a fronte di costi ingenti per la collettività: detto in altri termini, spendiamo molto per un sistema che non funziona, e in cui la dignità umana è negata.
Citiamo dal rapporto Costi disumani realizzato da Lunaria: “Il mantenimento del sistema dei CIE non è giustificabile né sotto il profilo della garanzia dell’effettività dei provvedimenti di espulsione, né sul piano della sostenibilità economica né, soprattutto, su quello della garanzia dei diritti umani fondamentali delle persone che vi sono detenute”.

Perchè si continua a parlare di utilità?

mar
05

Questioni di etica o di eguaglianza?

downloadAiuti alle neomamme? Sì, ma solo se italiane.
E’ questa, in estrema sintesi, l‘iniziativa annunciata dal gruppo leghista della Regione Lombardia. La proposta, avanzata dall’assessore alla Sanità, è quella di concedere i fondi Nasko e Cresko solo alle donne residenti in Lombardia da almeno cinque anni.

Si tratta di due fondi istituiti nel 2010 per aiutare le neo-mamme che, nonostante le difficoltà economiche, decidono di non interrompere la gravidanza. Per accedere ai contributi, vengono richiesti requisiti di reddito e di residenza sul territorio regionale. L’iniziativa promossa dalla maggioranza leghista interviene proprio su quest’ultimo punto, aumentando il periodo di residenza richiesto da un anno – come è attualmente – a cinque.

Perché questo cambiamento? Lo spiega l’assessore alla sanità Maria Cristina Cantù della Lega Nord: “Nei tre anni della sperimentazione abbiamo speso 18 milioni di euro tra i due fondi, di cui il 75 per cento è finito a extracomunitari. Non credo che la totalità dei cittadini lombardi, se opportunamente informati, si diranno totalmente soddisfatti dell’impiego di queste rilevanti risorse, soprattutto nell’attuale crisi”.

L’iniziativa segue l’interrogazione di Stefano Carugo, consigliere del Nuovo Centro Destra, che chiedeva spiegazioni sugli stanziamenti previsti per questi fondi: pur essendo stati stanziati 4,4 milioni di euro per i due contributi, infatti, quest’anno la disponibilità è di 2 milioni e 156 mila euro, meno della metà. Una differenza che, stando a quanto riferito in Consiglio regionale da Cantù, sarebbe “frutto dell’effetto di trascinamento per via della durata dei singoli provvedimenti, di 12 e 18 mesi. Una misura adottata per il fondo Cresco a novembre 2013 avrà un costo per tutto il 2014 ma andrà da esaurirsi ad aprile 2015, con ciò si spiega come nel 2014 i fondi per nuovi progetti siano previsti in 2,1 milioni euro”.

La maggioranza leghista non si è però limitata a rispondere all’interrogazione: ha colto l’occasione per mettere mano alla misura di assistenza, mettendo “a punto criteri più selettivi e più rispondenti alle necessità dei cittadini lombardi”, come dichiarato da Cantù. Soddisfatto il segretario federale della Lega Matteo Salvini, secondo cui “cinque anni sono pochi”. Del resto, proprio dal gruppo leghista lombardo era arrivata, mesi fa, la proposta di innalzare il requisito di residenza a 15 anni per accedere ad alcuni servizi di assistenza (ne abbiamo parlato qui).

Una forte critica arriva proprio dal promotore dell’interrogazione Carugo, che tra l’altro è alleato della Lega Nord nella maggioranza in giunta regionale: “La nascita di un bambino non deve guardare il colore della pelle. La finalità del fondo Nasko va ben oltre l’origine del bambino, è il principio che vale: salvare una vita e tutelare il diritto della madre di portare a termine la gravidanza. Questa è etica, altre cose non c’entrano nulla con l’etica“, ha dichiarato Carugo, replicando alle parole di Cantù secondo cui “serve una progettualità coerente ai nostri valori tradizionali, perché l’etica non si compra con i soldi”.

Polemiche anche dall’opposizione di centrosinistra: secondo Sara Valmaggi e Carlo Borghetti (Pd) “è necessario rivedere complessivamente tutte le misure di sostegno alla maternità, ma devono essere attivate senza distinzioni di colore e di pelle.”

feb
27

Primo marzo: mobilitazioni, incontri e carovane. Contro il razzismo, per i diritti

download (1)Si avvicina il primo marzo e la Rete primo marzo torna a mobilitarsi. Ventiquattr’ore senza di noi”: è questo lo slogan che da quattro anni accompagna questa giornata.

Più che di uno sciopero vero e proprio, si tratta di una giornata in cui si concentrano iniziative e incontri, “un appuntamento per rinnovare l’impegno e la lotta per i diritti, contro il razzismo, le frontiere e lo sfruttamento”, come si legge nell‘appello.

Una mobilitazione che coinvolge migranti, cittadini italiani, associazioni, comitati, “nella consapevolezza che la battaglia per i diritti” deve riguardare tutti: “perché i diritti o sono per tutti o non sono per nessuno”.

Tanti quindi gli appuntamenti, diversi ed eterogenei, ma tutti con un denominatore comune: “la condivisione di alcuni valori fondamentali come l’impegno contro il razzismo, la difesa dei diritti per tutti, l’elaborazione di proposte concrete per migliorare e/o riformare le leggi sull’immigrazione in vigore in Italia”.

Un impegno che si deve fare più forte in un periodo “caratterizzato da eventi drammatici e dalla crisi economica: peggiorano le condizioni lavorative, aumentano precariato e disoccupazione. A trovarsi nella posizione più critica sono i soggetti più deboli e ricattabili”. Tra questi ci sono i migranti, “anche per effetto della legge sull’immigrazione in vigore, che continua a tenere legati permesso di soggiorno e contratto di lavoro”.

La Rete Primo Marzo si mobiliterà proprio contro questa normativa, oltre che contro le politiche che mantengono i cittadini di origine straniera ai margini della società civile e in una condizione di ricattabilità.

Nello stesso giorno, partirà dall’Italia la Carovana europea, marcia dei richiedenti asilo e dei migranti con destinazione Bruxelles. Una mobilitazione organizzata dalle associazioni di cittadini migranti, per ricordare “all’Europa che siamo anzitutto delle persone e che rifiutiamo di guardare in silenzio il dispiegamento di dispositivi di potere messo in campo dall’Unione Europea e gli Stati membri per privarci illegittimamente della nostra dignità, e persino della nostra vita”. “Siamo convinti che i morti di Lampedusa non siano una fatalità, ma il risultato di politiche e accordi disumani, [..] punta dell’iceberg del fallimento delle politiche repressive e restrittive dell’Europa e dei suoi Stati membri”, afferma Aboubakar Soumahoro, rappresentante italiano della Coalizione internazionale sans papier e migranti.
Tra i provvedimenti contestati c’è il regolamento Dublino, che impedisce la libera circolazione dei richiedenti asilo sul territorio europeo e limita la tutela del diritto d’asilo.

Qui  e qui gli appuntamenti della Rete Primo Marzo

Qui i contatti della Carovana europea.

feb
27

Giunta leghista: 500 euro per certificato di idoneità alloggiativa. In altre città costa 30 euro.

discriminazione-586x390“Non siamo un centro commerciale che deve mettere nelle condizioni migliori i propri visitatori”. Con queste parole il sindaco di Bolgare (BG) Luca Serughetti spiega l’iniziativa presa dalla giunta comunale, ossia l’aumento della somma che i cittadini stranieri devono versare per avere il certificato di idoneità alloggiativa, necessario per firmare un contratto di lavoro, chiedere il ricongiungimento di un familiare o ottenere la carta di soggiorno.

Un aumento notevole: a causa della delibera della giunta, il costo sarà di 500 euro. Cinquecento euro per un certificato “che vale solo sei mesi”, come spiega il responsabile Welfare della Cgil di Bergamo Orazio Amboni, sottolineando che “molte persone hanno lavori precari e si troverebbero costretti a rinnovarlo spesso”.

Cinquecento euro, è bene ricordarlo, per un attestato che a Roma, per fare un esempio, costa circa trenta euro, il prezzo di due marche da bollo. La stessa cifra era prevista a Bolgare fino al 2011, anno in cui la somma è arrivata a 150 euro, sempre su provvedimento della giunta. Il costo può infatti variare da città a città sulla base dei diritti di segreteria. Proprio modificando i dati di questi diritti, l’amministrazione del piccolo paese della bergamasca è riuscita a innalzare il prezzo, fino alla somma ingente di 500 euro.

Perchè questo cambiamento?
Stando alla delibera, il provvedimento è stato pensato per “preservare l’integrità del territorio, con l’obiettivo di contenere l’incidenza di fenomeni criminali e malavitosi e le situazioni di disagio, il rispetto della quiete pubblica, la salvaguardia dell’igiene pubblica [..] , il sostegno alle attività economiche locali [..] al fine di favorire il rilancio dell’identità locale, delle peculiarità dei luoghi e delle caratteristiche specifiche del territorio, della sua storia, tradizioni e costumi”. Secondo la giunta, questi “propositi, intenti, piani e programmi non possono essere vanificati da parte di taluni episodi di delinquenza, microcriminalità e teppismo, come verificatisi negli ultimi mesi proprio sul nostro territorio”. Le misure che il comune deve mettere in atto contro gli episodi di delinquenza hanno dei “costi”, dovuti alla “spiegazione di forze e dell’utilizzo di energie fisiche e mentali e funzionali”. Costi che “sono genericamente addebitate ai cittadini tutti, gravando sulle casse comunali”.

Cosa c’entra tutto questo con l’aumento del prezzo di questo documento richiesto solo ai cittadini non italiani?
Secondo la giunta, non è corretto che a pagare siano “i cittadini tutti”: anzi, è necessario “circoscrivere almeno in parte tale gravame”, addebitandolo “alle individualità extracomunitarie che chiedono di essere iscritte nell’Anagrafe Popolazione Residente di questo Comune”.

Un provvedimento che, se a prima vista sembrava discriminatorio, a una lettura più attenta delle delibera non lascia spazio a dubbi. E a chi fa notare al sindaco che con una delibera del genere si colpiscono le persone che cercano di seguire la legge, il sindaco risponde: “Noi non obblighiamo nessuno a restare”. 

Qui il testo della delibera.

 

feb
26

La detenzione amministrativa degli stranieri: incontro a Roma

images (2)Un incontro per discutere della detenzione amministrativa dei cittadini stranieri, e confrontare norme ed esperienze europee: lo propone Antigone in collaborazione con la campagna LasciateCientrare.

Al convegno interverranno Sandro Gozi (Presidente della delegazione presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa), Gabriella Guido (portavoce campagna LasciateCientrare), Mauro Palma (presidente del Consiglio europeo per la cooperazione nell’esecuzione penale), coordinati da Vladimiro Polchi (La Repubblica).

L’incontro è organizzato in occasione della pubblicazione dei due fascicoli della rivista Antigone dedicati proprio alla detenzione amministrativa degli immigrati, curati da Stefano Anastasia e Valeria Ferraris. 

L’appuntamento è per martedì 4 marzo, dalle ore 17.30, presso la Fondazione Basso, in via della Dogana Vecchia 5, Roma.

Clicca qui per la locandina

feb
18

Social card: discriminati i cittadini stranieri

images (5)Nella teoria, la legge di stabilità 2014 ha reso la social card un diritto anche dei cittadini non comunitari titolari di un permesso Ce per soggiornanti di lungo periodo. Nella pratica, questo diritto viene sistematicamente calpestato. “Ad oltre un mese dall’entrata in vigore del provvedimento di legge, sia la modulistica che le procedure informatiche delle Poste che per conto di Inps ricevono le domande non sono ancora state adeguate”. A denunciarlo è il coordinatore degli uffici immigrazione di Inca Cgil Claudio Piccinini.

L’Inca aiuta molte persone nella compilazione delle domande, che però non vengono accettate: “Quando vanno a presentarla negli uffici postali si sentono rispondere che è impossibile e vengono rimandati indietro”, denuncia Piccinini, che rileva da una parte un problema di disinformazione, dall’altra un mancato aggiornamento del software. “I valori accettati nel campo cittadinanza solo solo I, IT o ITA, e così non risulta possibile inserire la domanda nel sistema informatico”.

Piccinini non esclude “il sospetto che vi sia un comportamento discriminatorio nella latitanza delle amministrazioni coinvolte. Comportamento al quale l’Inps non è nuovo essendo stato condannato lo scorso anno proprio per discriminazione nei confronti degli extracomunitari che facevano domanda per prestazioni assistenziali alle quali avevano diritto” (ne abbiamo parlato qui)

L’intervento di Inca Cgil arriva su segnalazione dell’Asgi, che ha sottolineato la gravità della situazione considerando che “il provvedimento di legge è stato emesso per evitare una procedura formale di infrazione del diritto UE”. Come osserva Piccinini quindi, “la mancata fruibilità del beneficio, oltre ad assumere l’aspetto di una beffa proprio nei confronti dei più deboli, espone lo Stato alle procedure di infrazione che non si disattivano con il provvedimento di legge quanto con l’avvenuta disponibilità del diritto”.

L’Inca invita l’Inps a “attivarsi quanto prima nei confronti delle Poste per sollecitare l’adeguamento delle procedure informatiche o, in assenza, nell’adottare prassi alternative per il recepimento delle domande di Social Card degli stranieri.”

gen
17

Emilia Romagna: pediatra assicurato ai figli di persone senza permesso di soggiorno

imagesAnche i cittadini stranieri senza permesso di soggiorno potranno scegliere liberamente il pediatra per i propri figli: lo prevede la delibera 2099/2013 (link) della giunta regionale dell’Emilia Romagna, elaborata in attuazione dell’accordo Stato-Regioni “Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera”.

L’obiettivo dell’accordo, risalente al dicembre 2012, è quello di garantire alle persone straniere presenti sul territorio nazionale percorsi uniformi di accesso ed erogazione delle prestazioni sanitarie: tra queste, l’iscrizione obbligatoria al servizio sanitario regionale per i minori presenti sul territorio e la possibilità che le regioni prevedano l’assegnazione del pediatra di libera scelta.

Secondo la delibera approvata dalla regione Emilia-Romagna, la scelta del pediatra per i figli delle persone prive di permesso di soggiorno sarà a tempo determinato e avrà validità annuale con possibilità di rinnovo fino al 14esimo anno di età del minore, purché il bambino viva nel territorio regionale.

Sempre in riferimento all’accordo del 2012, la delibera stabilisce per i cittadini comunitari che hanno la residenza in Emilia-Romagna la possibilità di iscriversi al servizio sanitario attraverso il versamento di un contributo, in alternativa al contratto di assicurazione sanitaria. L’iscrizione avrà validità annuale, dal 1 gennaio al 31 dicembre, non sarà frazionabile né avrà decorrenza retroattiva. In caso il cittadino frequenti un corso di studio, per l’iscrizione volontaria sarà sufficiente la dichiarazione di domicilio e non la certificazione di residenza.

A garanzia di queste prestazioni, la Regione Emilia-Romagna per quest’anno ha stanziato 1 milione di euro.

Scarica il testo della delibera.

 

 

dic
23

Lombardia, pediatra per i figli di persone senza permesso di soggiorno, intervento delle associazioni

downloadL’intervento delle associazioni Asgi, Avvocati per niente, Naga e Anolf Cisl Milano nel caso di una bambina straniera priva di pediatra perché la madre non ha il permesso di soggiorno ha finalmente permesso di affrontare la “questione dell’attribuzione del pediatra di libera scelta e dell’iscrizione al Servizio Sanitario Regionale dei figli di stranieri privi di titolo di soggiorno”.

“Si tratta di un risultato importante perché si consente l’iscrizione del minore al SSR a tempo indeterminato con la possibilità di accedere al pediatra e agli ambulatori pediatrici” scrivono le associazioni in un comunicato. “Suscita perplessità, invece, la scelta di non dare l’accesso al pediatra mediante la attribuzione di un pediatra ‘fisso’, così come avviene per i bambini italiani e per i figli degli stranieri regolarmente soggiornanti” affermano le associazioni che hanno promosso il giudizio nato dal caso di una bambina straniera priva di pediatra perché la mamma è irregolare .

Pediatra ai bambini irregolari in Lombardia grazie all’azione delle associazioni

Milano, 20 dicembre 2013 – Le linee guida in materia sanitaria varate oggi dalla regione Lombardia costituiscono finalmente un primo tentativo di affrontare la questione dell’attribuzione del pediatra di libera scelta e dell’iscrizione al Servizio Sanitario Regionale dei figli di stranieri privi di titolo di soggiorno.

“Si tratta di un risultato importante perché si consente l’iscrizione del minore al SSR a tempo indeterminato con la possibilità di accedere al pediatra e agli ambulatori pediatrici, e perché conferma il diritto del comunitario, anche se non iscritto all’anagrafe, di accedere alle cure. E questa è una grande vittoria. Suscita perplessità, invece, la scelta di non dare l’accesso al pediatra mediante la attribuzione di un pediatra ‘fisso’, così come avviene per i bambini italiani e per i figli degli stranieri regolarmente soggiornanti” affermano le associazioni che hanno promosso il giudizio nato dal caso di una bambina straniera priva di pediatra perché la mamma è irregolare .

“Con il sistema del pagamento a prestazione a carico della Regione, si crea un sistema certamente più costoso per la Regione, che, oltre a non parificare pienamente, senza alcun valido motivo, la condizione di Italiani e stranieri, rischia di non garantire la continuità assistenziale, soprattutto nei primi anni di vita nei quali vi e’ un esigenza di controllo dello stato di salute del minore, anche a prescindere dalla insorgenza di patologie” dichiarano le Associazioni.

Inoltre nulla si prevede in ordine alla necessità di un capillare piano di informazione, senza il quale la facoltà di iscrizione al SSR rischia di essere, di fatto, vanificata.

Le Associazioni continueranno quindi ad operare sia per monitorare gli effetti del nuovo regime, sia per arrivare ad una completa parità di trattamento che realizzi pienamente il diritto alle cure dei minori.

Associazione per Gli Studi Giuridici Immigrazione(ASGI) – info@asgi.it

Avvocati Per Niente(APN) 0276313016 – info@avvocatiperniente.it

Anolf Cisl Milano – maurizio.bove@cisl.it

Naga: Cell – naga@naga.it