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Cronache di ordinario razzismo

Cronache di ordinario razzismo

Cronachediordinariorazzismo.org è un sito di informazione, approfondimento e comunicazione specificamente dedicato al fenomeno del razzismo curato da Lunaria in collaborazione con persone, associazioni e movimenti che si battono per le pari opportunità e la garanzia dei diritti di cittadinanza per tutti.

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Contrastare l’esibizionismo del potere: un esposto per il video islamofobo di un’eurodeputata

7 Luglio 2026

“Siamo in Italia” qualcuno ha urlato. Lo ha ribadito in maniera strumentale, per alimentare la propaganda ormai trita e ritrita che paventa una presunta islamizzazione del paese. Eppure, spesso si dimentica che in quel “Siamo in Italia” è compreso anche l’essere in un territorio in cui i diritti delle persone sono tutelati. 

Lo scorso maggio la vice-segretaria della Lega ed eurodeputata, decide di girare un video nelle strade di Torino per il suo canale youtube il cui focus principale è la lotta contro la presunta “islamizzazione” dell’Italia. Ma a diffondersi maggiormente è un breve estratto del video che viene ricondiviso anche sulle pagine social dell’eurodeputata. Nelle immagini si vede che l’eurodeputata si avvicina ad una donna con un passeggino e il niqab – il velo che lascia scoperti solo gli occhi – e la incalza chiedendole perché indossa un velo in Italia, affermando che quelle non sono le usanze consentite nel paese, appellandosi anche alla legge, e che qualora la donna voglia indossare un velo che non permette il riconoscimento del volto dovrebbe andare ad Islamabad. Tutto questo riprendendo costantemente la donna la quale ha chiesto esplicitamente e ripetutamente di non essere ripresa. Alla fine del video si vedono due passanti che intervengono contro l’eurodeputata e a tutela della donna. Il video è stato pubblicato il 12 giugno e dopo una serie di critiche che tacciavano il contenuto di islamofobia, la risposta più incisiva è arrivata qualche giorno fa: dieci cittadini e rappresentanti di associazioni hanno presentato un esposto alla Procura di Milano. Come si legge in un articolo di Luce News – direttore e vicedirettrice sono tra i firmatari -, l’esposto chiede di indagare se la ripresa prolungata costituisca una forma di molestia, se le espressioni usate dall’eurodeputata costituiscano una forma di diffamazione e lesione dell’onore, se vi sono gli estremi per il reato di istigazione alla discriminazione religiosa, se viene violata con la pubblicazione del video la normativa sulla protezione dei dati personali.


Sempre nell’articolo si precisa come la volontà in questo caso non sia di attaccare la libertà di opinione politica, ma le modalità discriminatorie e pericolose attraverso cui questa opinione si è espressa.

L’eurodeputata, infatti, nel suo inveire contro la donna fa una precisa operazione politica. Nel momento in cui afferma infatti – come alcuni quotidiani sostengono a sua difesa – che in Italia è illegale indossare in pubblico veli come il niqab sta dicendo qualcosa di impreciso. Infatti, ad oggi non esiste una normativa che vieti la possibilità di indossare veli che coprono buona parte del viso. L’art. 5 del TULPS vieta “l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo”, ma proprio su quel “senza giustificato motivo” un’altra importante sentenza permette di riconoscere la specificità del velo. Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 3076 del 2008 ha confermato l’annullamento dell’ordinanza voluta dal Sindaco di Azzano che considerava tra i mezzi atti a rendere difficoltoso il riconoscimento i veli come il niqab e il burqa. Nel video la vice segretaria della Lega stava esprimendo una precisa posizione politica su un dibattito che è ancora aperto, anticipando di fatto i contenuti di alcune proposte di legge depositate in Parlamento, ma che ancora non rappresentano lo stato attuale del diritto italiano.

C’è poi un altro tema importante che non va sottovalutato e che ha un forte impatto sul piano culturale e su come vengono considerate le persone con background migratorio o musulmano: l’intreccio sulla messa in scena di una narrazione divisiva e l’esibizionismo di una posizione di potere.

C’è una differenza sostanziale tra l’abuso di potere e la sua ostentazione e in questa differenza si gioca il senso di quanto accaduto. L’abuso di potere, infatti presuppone un uso illegittimo di una prerogativa. Tuttavia, in questo caso nessuna carica pubblica – tantomeno quella di eurodeputata – attribuisce il diritto di fermare una persona per strada, riprenderla contro la sua volontà e sottoporla a una sorta di interrogatorio pubblico che alluda ad una presunta necessità di “identificare”, in questo caso, l’interlocutrice con indosso il niqab. L’esibizionismo invece non ha bisogno di una prerogativa di cui fare abuso, spesso ne è del tutto privo, ma necessita di un pubblico. Tutta la scena è costruita a favore della camera trasformando una donna con indosso il niqab che attraversa la strada di una città in cui abita in un espediente narrativo attraverso cui l’eurodeputata può recitare il proprio ruolo politico davanti alla platea.

Abbiamo già visto, del resto, come interventi in quartieri specifici, come nel caso delle cosiddette “ronde anti-immigrazione”, queste iniziative siano degli strumenti atti ad intimidire le persone e a mettere in scena una precisa narrazione divisiva che contribuisce ad aumentare un processo di polarizzazione dell’opinione e divisione tra le persone che abitano i quartieri. E’ quanto accaduto anche a Firenze nel 2022 quando un  consigliere della Lega durante la campagna elettorale per le comunali del capoluogo toscano ha pubblicato un video dai forti contenuti antiziganisti inquadrando una donna rom. E’ quanto ha fatto anche l’eurodeputata, che ha utilizzato la sua posizione sia in quanto rappresentante di un’istituzione sia in quanto detentrice di un certo potere mediatico per veicolare una posizione politica che – dobbiamo ribadire – rimane ancora razzista, semplicistica e islamofoba. 

Viene da chiedersi cosa significa quel “Siamo in Italia”, un paese in cui i diritti alla riservatezza, al consenso dovrebbero essere garantiti e che per alcune persone ridotte a simbolo negativo da sbandierare davanti a una telecamera vengono sistematicamente negati. L’esposto alla Procura di Milano, in questo senso, non rappresenta solo la richiesta di un accertamento giudiziario: diventa implicitamente il tentativo di riaffermare che i diritti valgono per tutte le persone che abitano questo paese, non solo per chi esibisce un potere istituzionale e mediatico per raccontare e imporre una precisa immagine dell’Italia. L’immagine che invece dovremmo raccontare di più è un’altra: quella donna che esercita la propria libertà di attraversare Torino indossando il niqab e subito dopo quelle persone che sono andate a difenderla nel momento in cui quella libertà voleva essere minacciata.

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Filed Under: News, Primo piano Tagged With: antirazzismo, esposto, immigrazione, islamofobia, niqab, razzismo, torino

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