mag
17

Insieme per fermare l’emergenza

“E’ necessario e urgente sostenere un ripensamento complessivo delle politiche migratorie e della gestione dell’accoglienza”. Lo afferma l’associazione Esc Infomigrante, alla luce della situazione che si è andata delineando nell’ultimo periodo intorno al fenomeno dell’immigrazione.

Una situazione di emergenza costante, per quanto anche solo l’accostamento di queste due parole possa sembrare un paradosso.

Invece, è proprio in una situazione di costante emergenza che vengono affrontati gli arrivi delle persone, la loro accoglienza, il loro inserimento nel tessuto sociale ed economico del paese.

Si è visto, e si continua a vedere, con la cosiddetta “emergenza nordafrica”, il piano di accoglienza per le persone arrivate in Italia in seguito alla “Primavera araba”.

Si vede con il sistema di accoglienza per richiedenti asilo, per i quali, è bene ricordarlo, l’Italia non ha ancora una legge organica.

Si vede con il sistema dei Cie, vulnus dello stato italiano.

Le persone di origine straniera non vengono considerate parte del tessuto sociale, bensì “flussi” da arginare, incanalare in determinati settori lavorativi e, al limite, lasciare ai margini.

Lo si vede anche nel dibattito intorno allo ius soli, contro cui si schierano diverse forze politiche: nessuna volontà di aprirsi a una realtà che è già presente, ma una ostinata, anacronistica e ostile chiusura.

Che genera trattamenti lesivi della dignità e dei diritti umani.

Per discutere e confrontarsi sugli ultimi accadimenti e aprire un dibattito su quali azioni intraprendere, Esc Infomigrante invita a un incontro lunedì 20 maggio, alle ore 18.00, in via dei Volsci 156, nel quartiere San Lorenzo, Roma.

Pubblichiamo di seguito il comunicato di Esc Infomigrante

A pochi mesi dalla fine ufficiale dell’Emergenza Nordafrica, e dalla constatazione condivisa del suo completo fallimento, emerge un dato fondamentale: la necessità, o meglio l’urgenza, di modificare sostanzialmente il sistema di accoglienza italiano, frutto dell’inefficacia e della brutalità delle politiche migratorie vigenti che, invece di garantire diritti e regolare i flussi, ledono la dignità delle persone.

Due anni di “emergenza” hanno ulteriormente deteriorato un sistema già gravemente carente rispetto agli standard europei. La principale funzione svolta dai “centri d’accoglienza” è stata contenere e “parcheggiare” migliaia di rifugiati. Ben lontano da quanto previsto dalle convenzioni d’appalto delle Regioni. Appalti che nel Lazio sono stati vinti dalle poche, e ben note, cooperative, specializzate nella realizzazione di profitti sulla pelle dei migranti, cui non hanno garantito quasi niente. Ancora una volta i soldi pubblici sono finiti nelle tasche di pochi privati, secondo uno schema consolidato che sacrifica i diritti dei migranti per i profitti della “bolla speculativa” del momento.

A Roma, questa gestione, unita alle lacune strutturali dei programmi di accoglienza, ha spinto l’Alto commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) a indirizzare una lettera ai candidati sindaco della capitale, denunciando una nuova (ma vecchia!) emergenza: l’ “emergenza rifugiati”, oltre 3000 richiedenti asilo che a partire da aprile sono stati privati di alloggi e assistenza.

Intanto, sempre a Roma, continua l’attacco da parte del Comune contro i giovani migranti bengalesi, che continuano a essere cacciati dai centri con accuse pesantissime e conseguenze penali praticamente senza rimedio. Ancora una volta, le vittime vengono trasformate in carnefici e tutta la forza bruta usata con l’anello più debole, svanisce quando i soprusi vengono commessi ai piani alti. Tra l’altro, le stragi di lavoratori accadute in questi giorni in Bangladesh raccontano meglio di qualsiasi altra cosa da dove scappano questi ragazzini.

A livello nazionale, invece, le polemiche seguite alla nomina del ministro per l’integrazione Cecile Kyenge ribadiscono ancora una volta il becero razzismo di una parte di questa classe politica. Alle dichiarazioni del ministro sull’urgenza di riformare lo ius soli, di abrogare il reato di clandestinità e di rivedere la struttura dei C.I.E., sono seguite le reazioni scomposte dei membri del governo. Se da una parte il presidente del consiglio si è limitato ad affermare come queste proposte non facciano parte dell’accordo, dall’altra i membri della destra hanno minacciato la caduta del governo nel caso vengano approvati tali provvedimenti, evidenziando la volontà del nuovo governo di evitare cambiamenti nella gestione delle politiche migratorie e di proseguire nel solco delle leggi restrittive degli ultimi 20 anni.

Alla luce di tutte queste cose, pensiamo che sia “necessario e urgente” sostenere un ripensamento complessivo delle politiche migratorie e della gestione dell’accoglienza. Pertanto, vogliamo proporre alle associazioni antirazziste che sostengono i diritti dei migranti e che da anni lavorano, con poche risorse e molte difficoltà, per monitorare la situazione dei centri di accoglienza e dei C.I.E, a quelle che garantiscono servizi legali, informativi, sanitari e di generica assistenza (sostituendo di fatto le istituzioni preposte e inadempienti) una riunione presso l’Atelier Esc (via dei Volsci, 159 – San Lorenzo) per LUNEDì 20 MAGGIO alle ore 18.

Obiettivo dell’incontro, oltre una ripresa del confronto, potrebbe essere l’organizzazione di un appuntamento pubblico e condiviso di protesta (e proposta) sulle tante questioni aperte, al fine di indurre il governo a porle al centro dell’agenda politica. In particolare, crediamo sia fondamentale rivendicare: una riforma della legge sulla cittadinanza e l’introduzione del principio dello ius soli; un sistema di accoglienza per i rifugiati degno, che rispetti quanto meno i principi internazionali del diritto d’asilo e che sia davvero funzionale a garantire il loro ingresso in una nuova società e che non sia mai più lo strumento di profitto di pochi privati e di emarginazione dei rifugiati; una soluzione politica alla questione dei giovani migranti bengalesi; la chiusura dei C.I.E, alla luce delle molteplici ed eterogenee denunce relative alla loro certificata disumanità; la cancellazione del reato di clandestinità; la revisione del Regolamento Dublino II.

Invitiamo a diffondere questa mail tra altre associazioni e realtà che possono essere interessate alla riunione.

Esc Infomigrante

mag
16

Insieme per lo ius soli

In questi giorni assistiamo con frequenza sempre maggiore a attacchi verbali e campagne di odio rivolte contro i cittadini di origine straniera.

Dalla nomina di Cecile Kyenge a Ministra per la cooperazione e l’integrazione, diverse forze politiche, Lega Nord e Forza Nuova in testa, stanno portando avanti iniziative per arginare e denigrare la proposta di riforma del diritto di cittadinanza, diffondendo un clima di paura e aggressività. Ultimo esempio, i banchetti con cui il Carroccio raccoglie firme contro la cittadinanza per le persone di origine straniera, e la campagna incredibilmente aggressiva lanciata da Forza Nuova (ne abbiamo parlato qui).

In questa situazione, entrare in contatto con la vita quotidiana di due persone che, pur nate in Italia, non hanno la cittadinanza italiana perchè figlie di genitori di origine straniera, può aiutare a far riflettere sulla negazione dei diritti dei cittadini di origine straniera nati in Italia o da anni residenti nel paese.

É questo l’obiettivo di Italeñas, la nuova “pillola video” con cui Za Lab dà il via all’iniziativa “Insieme per lo ius soli”: un appello alla società civile e alle associazioni per arginare e denunciare le campagne di odio, e un invito a unire gli sforzi per chiedere senza esitazioni una nuova legge sulla cittadinanza, per un paese più civile.

In sei minuti, Italeñas racconta la storia di Melina, una ragazza diciannovenne nata in Italia cui è stata rifiutata la cittadinanza perché è stata in Ecuador (il paese di origine dei suoi genitori) per meno di un anno quando ne aveva quattro. La sua storia è raccontata da Domenica, una giornalista peruviana che vive in Italia da 22 anni, che non può diventare direttrice di una testata perchè cittadina straniera.

Situazioni surreali se ascoltate, ma drammaticamente vere per chi le vive. Per questo, è importante prendere parte all’appello “Insieme per lo ius soli”, diffondendo il video di Italeñas e utilizzando il semplice claim comune INSIEME PER LO IUS SOLI (hashtag #proiussoli).

Noi abbiamo aderito. E tu?

mag
15

Due borse di ricerca da Carta di Roma

L’Associazione Carta di Roma, in collaborazione con la Rete universitaria carta di Roma, ha indetto un bando per l’assegnazione di due borse di ricerca.

L’obiettivo è selezionare due ricercatori per l’elaborazione di uno studio sul rapporto tra media e immigrazione in Italia, e di un’analisi della rappresentazione delle donne migranti nella stampa italiana.

Le borse si rivolgono a laureati (laurea quinquennale o specialistica) in discipline sociologiche, della comunicazione, letterarie, psico-sociali o politologiche, purché con esperienza almeno biennale in attività di ricerca sull’analisi dei contenuti mediali (content analysis, analisi del discorso, analisi lessico testuale, etc.), esperienze di coordinamento ed organizzazione di attività formative, laboratoriali, seminariali sui temi della comunicazione svolte in ambiti universitari.

Il bando scade il 30 maggio.

Clicca qui per info e dettagli

mag
15

Costi disumani

Roma, giovedì 30 maggio, ore 11, presso la Camera dei Deputati, Palazzo Marini, Sala della Mercede, via della Mercede 55

                                 Lunaria ti invita alla presentazione di

Costi disumani. La spesa pubblica per il contrasto dell’immigrazione irregolare”

Partecipano: Loredana Leo (ASGI), Filippo Miraglia (ARCI), Giulio Marcon
(Deputato Sel), Grazia Naletto (Lunaria), Piero Soldini (CGIL)
Coordina Roberta Carlini (Giornalista, Redazione Sbilanciamoci.info)

Respingere, espellere, rimpatriare: è ciò che fanno i paesi europei nell’ambito di quelle che vengono
definite in modo più raffinato “le politiche di contrasto dell’immigrazione irregolare”. Queste politiche hanno un costo sebbene in Italia siano in pochi a parlarne.
Dal 2005 al 2012 sono stati stanziati in Italia almeno un miliardo e seicento milioni di euro per finanziare le politiche di contrasto all’immigrazione irregolare: una spesa pubblica significativa, largamente inefficiente e, irrispettosa dei diritti umani fondamentali dei migranti.

Costi disumani propone una ricognizione dei costi delle politiche del rifiuto funzionali a garantire il controllo dei mari e delle frontiere, la detenzione dei migranti nei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) e lo sviluppo della cooperazione con i paesi terzi finalizzata al contrasto dell’immigrazione irregolare.

I dati e le informazioni raccolti fanno luce su una materia che, per la sua delicatezza, richiederebbe sicuramente una maggiore trasparenza e una più attenta valutazione sia da parte degli attori istituzionali sia da parte dell’opinione pubblica considerando i costi, elevatissimi, che l’attuale sistema di governo delle politiche migratorie comporta in termini di vite umane e di violazioni dei diritti umani fondamentali.

Nel corso della presentazione verrà distribuita copia del rapporto. Per consultare l’indice clicca qui.

Clicca qui per scaricare la locandina.

Per partecipare alla presentazione è necessario iscriversi entro il 28 maggio
inviando una mail a: comunicazione@lunaria.org

Per gli uomini è obbligatorio indossare la giacca.

 

Costi disumani è stato realizzato grazie al sostegno di Open Society Foundations

Ufficio stampa: 06.8841880 – 349.0806967 comunicazione@lunaria.org
Lunaria, via Buonarroti 39, 00185 Roma; 068841880; antirazzismo@lunaria.org; www.lunaria.org

mag
15

“Prendiamo la parola” contro il razzismo

Pubblichiamo il comunicato diffuso venerdì scorso dall’Associazione Nazionale “Prendiamo la Parola”, in riferimento agli attacchi rivolti alla ministra Cecile Kyenge da diversi esponenti politici.

Comunicato Associazione “Prendiamo la parola”

Nella conferenza stampa organizzata oggi a Milano, l’Associazione Nazionale “Prendiamo la parola”, di cui fanno parte persone immigrate e d’origine straniera, ha ribadito la sua vicinanza alla Ministro Cecile Kyenge di fronte agli attacchi razzisti e xenofobi da parte di diverse esponenti politici, istituzionali e dei mass media.

La ministra – ha affermato la presidente di Prendiamo la parola Mercedes Frías – viene attaccata in quanto donna nera e proveniente da un paese povero dell’Africa.

Cecile Kyenge è sottoposta a giudizi e domande che esulano dal ruolo che è chiamata a ricoprire e che attengono, nelle migliori delle ipotesi, all’ambito folcloristico. Non si fa riferimento a quelle che sono le sue competenze e all’idea di società che ha.

Questi attacchi riflettono un aspetto preoccupante della realtà del paese. Da un lato una destra volgare e razzista, dall’altro un atteggiamento passivo e un imbarazzante silenzio da parte di esponenti politici, intellettuali e giornalisti progressisti e rappresentanti dell’associazionismo che non hanno reagito, eccetto qualche eccezione, a queste aggressioni razziste e xenofobe.

Ci ha colpito l’intervento del Presidente Grasso, in merito alla riforma della legge sulla cittadinanza, che riteniamo offensivo nei confronti delle donne immigrate e che denota una inspiegabile ignoranza per quanto concerne le modalità d’ingresso degli stranieri in Italia.

Il nostro impegno continuerà ad essere quello per la costruzione di una società nella quale le persone non vengano giudicate per il colore della loro pelle o per la loro provenienza ma nel merito delle proprie idee.

Milano 9 maggio 2013

info: prendiamolaparola@gmail.com

mag
15

Lettera in risposta a Magdi Allam

Oggi il quotidiano Il Manifesto ha pubblicato, nella sezione “Lettere”, la lettera scritta dal vice-presidente dell’Associazione “Prendiamo La Parola” in risposta agli attacchi indirizzati da Magdi Allam verso la Ministra Kyenge.

Pubblichiamo di seguito la lettera.

Lettera aperta a Magdi Cristiano Allam che chiede le dimissioni della ministra Cecile Kyenge

Sul suo sito, “ioamolitalia.it”, Magdi Cristiano Allam scrive una lettera firmata il 7 maggio 2013, indirizzata ai rappresentanti del popolo italiano nel Parlamento nazionale e in quello europeo, invitando loro a sottoscrivere la sua petizione per le dimissioni della ministra dell’integrazione, di origine africana, Cecile Kyenge. Certo, è facile insinuare che si tratta dell’ennesimo veleno spruzzato dal “sito dell’amore”; è facile dire che questo comportamento non ci sorprende e, che siamo giunti alla convinzione che gli articoli di Allam suscitano interesse solo per i loro titoli provocatori.

Certo, è comodo pensare e dire tutto questo, perché esonera la nostra mente dallo sforzo di capire e di rispondere ad un giornalista di fama nazionale, che ha raggiunto le vette del giornalismo italiano, avendo svolto ruoli di prestigio nei primi due giornali dello stivale, “Il Corriere della sera” e “La repubblica”.

Il nostro scrittore, contrariamente a quanto molti sostengono, scrive lucidamente nel fervore dell’ispirazione. Lo conobbi tantissimi anni fa quando, alle prime armi, venne a Mazara del Vallo per scrivere un articolo sull’immigrazione tunisina. I suoi scritti sono il frutto del suo impegno intellettuale e politico e rispecchiano le sue convinzioni religiose e culturali, anche se non ho ancora capito a quale religione appartiene né di quale cultura fosse impregnato. Comunque sia, essi meritano attenzione e sollecitano risposta. Per questo, vorrei tentare qui di rispondere alla lettera in cui chiede le dimissioni della Kyenge.

Allam inizia la sua lettera accusando la Ministra di aver “giurato il falso sulla Costituzione” e argomenta la sua accusa col fatto che dopo il suo giuramento, domenica 28 aprile al Quirinale, con la formula rituale: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”, la Kyenge, nella conferenza stampa, il venerdì 3 maggio, a Palazzo Chigi, ha detto: “Non potrei essere interamente italiana”. Egli afferma che c’è incompatibilità tra quest’ultima dichiarazione e “l’interesse esclusivo della nazione” che ogni membro del Governo deve salvaguardare. Se ci si limita a queste citazioni riportate da Allam, il ragionamento potrebbe sembrare logico e coerente.

Ma andando a leggere tutta la dichiarazione della Ministra, si scopre che il famoso giornalista ha omesso, in modo volontario, l’altra metà della dichiarazione della Kyenge che è consustanziale alla prima e senza la quale la prima diventa un falso. Per onestà intellettuale, occorre ricordare che Cecile Kyenge ha affermato che non potrebbe essere né interamente italiana né interamente congolese precisando appunto che è italo-congolese. Basterebbe una superficiale conoscenza socio-antropologica della società italiana oggi, come di altre società europee coinvolte col fenomeno migratorio, per capire che l’interessata non ha fatto altro che enunciare una banale verità scientifica. In queste società multiculturali gli individui non hanno un’identità monolitica bensì pluridimensionale. Una pluridimensionalità che non è priva di coerenza. La pluralità delle appartenenze culturali non è in contraddizione con l’appartenenza politica al paese in cui si vive, anzi, essa comporta una cittadinanza altrettanto plurima. Possiamo essere buoni cittadini italiani se siamo anche buoni cittadini europei e planetari. L’interesse esclusivo della mia nazione (l’Italia in questo caso) non può essere salvaguardato se viene meno il mio interesse alle vicende europee, alle questioni mediterranee, al destino di tutta l’umanità. Chi non si è reso conto che il mondo è attraversato da una fitta rete di intrecci e relazioni che ne hanno fatto un villaggio globale strettamente interdipendente, vive ancora nell’età della pietra. Banalità, queste, che non possono aver sfuggito all’intelligenza del parlamentare europeo. È allora legittimo pensare che l’incompatibilità di cui parla il giornalista è fondata su una pseudo argomentazione; anzi, è un esempio da manuale di come viene manipolata l’informazione a danno degli intervistati o comunque degli avversari politici.

Allam continua poi la sua argomentazione sulla linea dell’incompatibilità mettendo l’accento sul sentimento identitario espresso dalla Kyenge. “Per la prima volta nella storia della Repubblica – scrive il giornalista di origine africana – viene designato un ministro che dice di non essere e chiarisce che non intende diventare “interamente italiano” perché si concepisce come depositario di una doppia identità nazionale, italo-congolese, sostenendo candidamente di appartenere a due paesi e a due culture”. In verità, quando la Kyenge afferma di appartenere a due paesi e a due culture, essa esprime, non “candidamente” come sostiene Allam, ma consapevolmente il massimo livello di integrazione che possa raggiungere un immigrato. Integrarsi non significa cancellare il proprio passato tranne forse per l’ex egiziano. Vuol dire, al contrario, conservare il meglio della cultura di origine e coniugarlo con il meglio della cultura di arrivo, selezionando dall’una e dall’altra gli aspetti compatibili con i valori e i principi universali, per ottenere alla fine il massimo di sincretismo culturale possibile.

Mi viene a questo punto spontaneo chiedere all’ex egiziano cosa farà del suo nome arabo, cosa ha fatto del suo passato egiziano, dove ha nascosto i suoi ricordi d’infanzia, come ha potuto rimuovere gli affetti della sua famiglia di origine, cosa è rimasto degli abbracci di sua madre e degli sguardi teneri di suo padre.

Se lui vede incompatibilità tra il suo passato e il suo presente è una anomalia tutta sua. Anch’io, come la Ministra, ho doppia cittadinanza: sono tunisino e italiano. Significa doppia responsabilità politica, doppio sentimento di appartenenza, un passo in più verso l’appartenenza planetaria e l’etica universale. Ogni volta che vado dall’Italia verso la Tunisia o vice versa, il mio viaggio è insieme andata e ritorno, un dolce sentimento di tristezza e di gioia: la tristezza di lasciare i miei affetti e la mia terra e la gioia di ritrovare gli altri miei affetti e l’altra mia terra. Non sente, Allam, la stessa cosa? O forse non torna sul Nilo nemmeno col pensiero!

Rimproverando alla Ministra “un vizio d’origine, ossia la non adesione all’identità nazionale italiana in modo integrale ed esclusivo”, Allam rispolvera candidamente un concetto d’identità che l’Europa non vorrebbe più rivivere visto che ha causato lo sterminio di milioni di esseri umani, anche se oggi, tale concetto persiste nell’ideologia dell’estrema destra xenofoba e razzista ma per fortuna minoritaria.

Per quanto riguarda la dicotomia cittadini-immigrati che Allam, cittadino di origine immigrata, cerca di fomentare, voglio tranquillizzarlo, che nessuno vuole anteporre le istanze degli immigrati rispetto ai bisogni degli italiani. Per noi la società italiana è una e coesa, composta da vecchi e nuovi cittadini, uniti nella condivisione dei valori sanciti dalla Costituzione italiana e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, anche se siamo diversi per quanto riguarda l’origine culturale o la confessione religiosa.

Per quanto concerne la questione dello ius soli, contestata da Allam, l’iniziativa della Ministra è semplicemente la continuità di un dibattito nazionale italiano che aveva già raggiunto nella precedente legislatura un certo livello di consenso politico che faceva sperare. La lettera di Allam vuole portare indietro un’Italia che era quasi pronta ad accettare qualche forma di ius soli.

Non mi rimane che invitarlo a non temere la concessione della cittadinanza perché dietro quest’ultima vi è un idea di quella che dovrebbe diventare l’Italia di domani: un’Italia più solidale e più sicura perché non esclude parte di sé stessa. La cittadinanza condivisa è il modo migliore per costruire un patto di convivenza civile e democratica fra italiani ed immigrati in quanto nuovi cittadini. Per noi, cittadini immigrati o di origine immigrata, la cittadinanza italiana non è un’eredità né una casualità bensì una conquista, una scelta e un impegno civile.

Infine, chiedo a Magdi Cristiano Allam, proveniente d’Egitto, diventato più italiano degli italiani e più cristiano dei cristiani, e che incarna ormai – insistono i suoi avversari – un concentrato di integralismi che oscillano tra la schizofrenia e la paranoia, di ricordarsi e di recitare più spesso brani utili del suo Testo sacro: “Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto” (Esodo 22, 20).

Abdelkarim Hannachi, Università di Enna – Kore, vice-presidente dell’associazione “Prendiamo La Parola” e membro dell’associazione Sinistra Euromediterranea.

mag
13

Ius soli: L’Italia sono anch’io risponde a Bebbe Grillo

La Campagna L’Italia sono anch’io risponde a Beppe Grillo che, nel suo blog, si è espresso contro la riforma della cittadinanza e l’introduzione dello ius soli (Ne abbiamo parlato nel post scriptum dell’articolo pubblicato qui).

Pubblichiamo di seguito il comunicato della Campagna

                                                  Lo ius soli per metter fine a una intollerabile discriminazione

Beppe Grillo si unisce al coro di chi all’universalità dei diritti proprio non crede. E così, dopo che  la ministra Kyenge ha annunciato la volontà di presentare un provvedimento che introduca lo ius soli, il leader del M5S, non nuovo ad affermazioni sui migranti quantomeno sconcertanti, dal suo blog fa sapere che solo un referendum potrebbe cambiare l’attuale normativa  che prevede per chi è nato in Italia da genitori di origine straniera la possibilità  di chiedere la cittadinanza compiuti i 18 anni.

Intanto vorremmo ricordare a Grillo che il referendum propositivo non è ancora previsto dal nostro ordinamento, e dunque con le sue dichiarazioni fa anche disinformazione.

Ma vorremmo pure ricordargli che la Campagna L’Italia sono anch’io ha raccolto più di 230 mila firme a sostegno di due leggi di iniziativa popolare, di cui una prevede per l’appunto la riforma della legge sulla cittadinanza con, fra l’altro, la sostituzione dello ius sanguinis con lo ius soli. A dimostrazione che in Italia esiste ormai una larga fetta di opinione pubblica che ritiene che vada cambiata una normativa che provoca intollerabili discriminazioni, tanto più odiose perchè riguardano bambini e ragazzi che, pur essendo nati, vivendo e studiando nel nostro paese non hanno gli stessi diritti dei loro coetanei italiani.

A Grillo, che già durante la raccolta delle firme aveva definito la Campagna “priva di senso”, ribadiamo l’invito a un confronto, perchè crediamo che una approfondita discussione, anche fra chi la pensa in maniera diversa, sia più utile di altisonanti proclami.

Intanto ci auguriamo che la ministra Kyenge, a cui va tutta la nostra solidarietà per le ignobili offese razziste che continua a ricevere, possa realizzare il proposito annunciato nonostante la contrarietà di forze politiche non solo del centrodestra. I promotori della Campagna, come gran parte della società civile, saranno al suo fianco perchè ci sia finalmente un cambio di rotta nelle politiche che riguardano le persone di origine straniera, con la piena attuazione dei principi di uguaglianza e universalità dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione.

Ricordiamo che L’Italia sono anch’io è promossa da 22 organizzazioni della società civile (Acli, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca, Comitato 1 Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei, Fondazione Migrantes, Legambiente, Libera, Lunaria, Il Razzismo è una Brutta Storia, Rete G2 Secondegenerazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco, UIL, UISP) col sostegno dell’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del comitato promotore è stato, fino al suo incarico nel governo, il sindaco di Reggio Emilia Graziano Derio.

mag
09

Alice nel paese della Marranella

Farà il suo esordio sabato 11 maggio “Alice nel paese della Marranella”, evento organizzato dall’associazione Marranella Villaggio Urbano.

La Marranella è, nelle parole degli organizzatori dell’evento, “uno storico comparto urbano della prima perfieria di Roma, incuneato fra i quartieri di Torpignattara e del Pigneto”. Un quartiere che il progetto Marranella Villaggio Urbano si propone di riqualificare, attraverso un duplice approccio: da una parte, spiegano gli organizzatori, “si punta alla risoluzione dei problemi di decoro e qualità dei servizi collettivi”, dall’altra alla “valorizzazione del vasto patrimonio ambientale, culturale ed umano”.

Proprio in quest’ottica nasce “Alice nel paese della Marranella”, che vuole essere una festa a cielo aperto, in cui si mescoleranno pittura, street art, musica, danza, cinema e altri spettacoli.

L’appuntamento è per sabato 11 maggio, dalle ore 15.00, in via della Maranella, Roma.

Clicca qui per il programma dell’evento

mag
08

L’isola che non CIE

Il cinema al servizio dei diritti umani, contro gli stereotipi dominanti e contro il silenzio che copre le tragedie delle persone che tentano di raggiungere la “Fortezze Europa”, il vissuto traumatico di quanti vengono trattenuti nei Cie, o l’odissea dei richiedenti asilo.

Una giornata di approfondimento attraverso le immagini di documentaristi, operatori e mediattivisti, insieme per provare a rompere il muro dell’indifferenza.

Con queste premesse nasce “L’isola che non CIE”, evento a cura di Maria Coletti organizzato per venerdì 17 maggio a Roma, presso la Cineteca Nazionale del Cinema Trevi.

Tante le proiezioni previste: da “Come un uomo sulla terra” di Andrea Segre, a “Soltanto il mare” di Dagmawi Yimer, passando per “In nome del popolo italiano” di Gabriele Del Grande e Stefano Liberti e “To Whom It May Concern” di Zakaria Mohamed Ali, per concludere con “Vol Spécial” di Fernand Melgar, primo documentario girato da una troupe cinematografica all’interno di un Centro di detenzione.

Dopo aver trattato il tema dell’accoglienza dei richiedenti asilo in Svizzera nel documentario “La Forteresse” – Pardo d’oro al Festival Internazionale del Film di Locarno – Fernand Melgar mette in evidenza la fase finale del percorso migratorio, concentrandosi sul centro di detenzione amministrativa di Frambois, a Ginevra, uno dei 28 centri di espulsione presenti in Svizzera.

L’evento, a ingresso libero, è organizzato dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con Archivio delle Memorie Migranti e ZaLab.

Oltre alle proiezioni sono previsti interventi e dibattiti.

L’appuntamento è per venerdì 17 maggio, dalle ore 17.00, presso il Cinema Trevi, Vicolo del Puttarello 25, Roma.

mag
08

Liberate Karim!

“Karim, il mio ragazzo, ha 24 anni e da un mese è detenuto nel CIE romano di Ponte Galeria”. Inizia con queste parole la petizione lanciata da Federica su Change.org, per fermare l’espulsione di Karim e farlo uscire dal Cie.

Una situazione paradossale, per un ragazzo che, fidanzato con una donna italiana da cui aspetta un figlio, è in Italia dall’età di 6 anni.

Poco più di un mese fa, è stato informato di un errore nella procedura di rinnovo del permesso di soggiorno. Il 4 aprile scorso, mentre andava a trovare degli amici nella zona di San Siro, a Milano, alcuni poliziotti lo hanno fermato per un controllo. “Lo hanno fermato e portato in questura – racconta la fidanzata – per due giorni non ho saputo nulla di lui. Al terzo giorno mi ha chiamata da Ponte Galeria”.

“Sto impazzendo, non ce la faccio più. Dicono che sono entrato in Italia nel 2006 ma non è vero, sono qui dal 1996 – racconta alla stampa – qualche giorno fa mi hanno detto che ero libero. Dopo che ho superato tutti i cancelli e le sbarre, sono arrivato alla fine e mi hanno detto che stavo andando sull’aereo. Mi sono opposto, gli ho detto che ho la mia vita qua, un bimbo che sta per nascere, un fratello piccolo nato in Italia, un altro fratello sposato con un’italiana. Mi sentirei un pesce fuor d’acqua in Egitto. Stanno calpestando tutti i miei diritti”.

Portato a Fiumicino per essere “rimpatriato in un paese in cui non è mai stato negli ultimi 18 anni, in cui non ha nessuno e di cui non conosce la lingua” – come si legge nella petizione – è riuscito a non essere imbarcato grazie alle persone della campagna LasciateCIEntrare, che hanno fatto pressione sul suo caso.

Rinchiuso nel Cie – dove tra l’altro circa sessanta persone trattenute stanno mettendo in atto uno sciopero della fame per chiedere il rispetto della dignità umana  – a Karim non è stato nemmeno concesso di dimostrare di essere il padre del bambino. Il suo avvocato sta cercando di ottenere che gli facciano fare il riconoscimento.

Fra due giorni, il 10 maggio, ci sarà la sentenza che deciderà per lui: da una parte l’espulsione verso l’Egitto, dall’altra la possibilità di restare in Italia, dov’è da 18 anni.

Firma la petizione!