apr
22

Giornata del libro a Roma

download (1)Si chiama “Un libro per l’integrazione” l’evento promosso da Fondazione IntegrA/Azione, parte del progetto “Nuova vita ai tuoi libri”. Un’iniziativa che ha permesso la raccolta di oltre 35mila volumi destinati a programmi di alfabetizzazione e corsi di lingua italiana per cittadini stranieri.

Domani, una parte residua di quei volumi verrà distribuita gratuitamente a Roma, in occasione della Giornata mondiale del libro. “Intendiamo riaffermare il principio che la cultura costituisce il terreno privilegiato d’incontro e di relazione civile tra individui appartenenti ad ogni cittadinanza”, afferma Luca Odevaine, presidente della Fondazione IntegrA/Azione.

L’appuntamento è per domani mattina, mercoledì 23 aprile, in piazza Vittorio Emanuele, Roma.

Qui info e contatti.

apr
22

Contro il razzismo e per la giustizia, manifestazione a Padova

downloadQuindici giorni fa, un uomo è stato aggredito, picchiato e insultato. I protagonisti dell’aggressione sarebbero i vigili urbani di Padova (ne abbiamo parlato qui). Ad oggi, “da parte della Polizia Municipale non vi è alcuna risposta, nessuna chiarezza sull’accaduto, solo un comunicato con cui i Vigili Urbani raccontano che Presley è caduto da solo”. Lo scrivono i membri di Razzismo Stop e di ADL Cobas, che hanno sostenuto la vittima nella denuncia effettuata ai carabinieri, e che tutt’ora lo sostengono nella ricerca di giustizia.

Per dire no al razzismo e per respingere la paura, le associazioni danno appuntamento giovedì 24 aprile alle ore 17.00, in Piazzale della Stazione.

Clicca qui per info.

 

apr
16

Centro per il diritto all’asilo: il “cedolino” vale come documento, illegittime altre richieste

download (2)“Il permesso di soggiorno e il cosiddetto ‘cedolino’ rilasciato dalla Questura sono equipollenti, e qualsiasi richiesta di altri documenti da parte degli uffici pubblici è illegittima”: lo afferma il Centro operativo per il diritto d’asilo, in una nota diffusa ai Municipi del Comune di Roma.

Nel corso della sua attività di monitoraggio, il Centro ha rilevato “la prassi scorretta portata avanti da molti uffici di chiedere, per il rilascio della residenza anagrafica, il permesso di soggiorno in formato elettronico o cartaceo, oltre al passaporto o altro documento di identità“: condotte che contrastano con la legge, nello specifico con “l’art. 40 comma 3 del D.L. 6 dicembre 2011 n. 201, che ha trasformato in legge la circolare emanata nel 2006 dal Ministero dell’Interno, con cui si è voluto dare valore legale al ‘cedolino’”. La validità di questo documento è espressa inoltre “nel D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, che all’art. 1 definisce come documento di riconoscimento “ogni documento munito di fotografia del titolare e rilasciato, su supporto cartaceo, magnetico o informatico, da una pubblica amministrazione italiana o di altri Stati, che consente l’identificazione personale del titolare”.

“E’ estremamente grave – sottolinea il Centro – che per l’iscrizione all’anagrafe gli uffici statali chiedano ai cittadini stranieri un documento di cui non sono in possesso non per loro mancanze, ma a causa di tempi burocratici lunghi, così come è grave che i suddetti uffici non seguano le indicazioni fornite dal Ministero dell’Interno”. Infatti, il ‘cedolino’ è un documento rilasciato dalla Questura in attesa di poter consegnare quello elettronico definitivo.

Il centro è intervenuto anche su un’altra prassi illegittima ab origine, ossia la richiesta rivolta a chi fa domanda di protezione internazionale di esibire, oltre al permesso di soggiorno, anche un documento di identità: un punto su cui era intervenuto già nel 2006 il Ministero dell’Interno, dichiarando che “per quanto riguarda lo specifico caso dei rifugiati politici, dei richiedenti asilo e simili, questi cittadini di norma sono sprovvisti di passaporto; ciò tuttavia non può pregiudicare il diritto all’iscrizione anagrafica qualora i predetti siano regolarmente soggiornanti e a condizione, valida per tutti i cittadini, italiani o stranieri, che possano essere identificati. A tal fine, mancando un passaporto o documento equipollente, si ritiene possa procedersi alla loro identificazione mediante il titolo di soggiorno”. Posizione confermata da una circolare emessa dal Comune di Roma il 22 novembre 2010.

Il Centro, progetto nato con la finalità di contrastare proprio le prassi illegittime e garantire il diritto di asilo, ha inviato una nota a tutti i Municipi di Roma sollecitando un cambiamento di queste prassi: raccomandazioni accolte dal Municipio II, che ha fatto proprie le indicazioni ricordando a tutti i propri funzionari i riferimenti normativi a riguardo.

Clicca qui per il comuniato del Centro operativo per il diritto all’asilo.

 

 

apr
16

Asgi: inderogabile la riforma del sistema di accoglienza

download (1)“Il sistema italiano per il diritto d’asilo va potenziato, e vanno salvaguardati in ogni caso i diritti dei migranti soccorsi in mare”: così l’Asgi, che interviene sull’argomento degli sbarchi aumentati negli ultimi giorni. Citando i dati forniti da Eurostat sulle richieste di asilo presentate in Europa e in Italia nel 2013, e i numeri – aggiornati a settembre 2013 da Frontex – degli arrivi via mare, Asgi evidenzia il legame tra gli sbarchi e il “crescente numero di persone in fuga da gravi situazioni che minacciano i loro diritti fondamentali”, oltre che la complessità di uno scenario “che deve essere considerato un tema di competenza non di un solo Stato, ma va affrontato con un intervento complessivo da parte dell’Unione Europea”.

Secondo l’associazione, benchè il ministro dell’Interno Angelino Alfano ribadisca che “l’obiettivo è rendere più efficiente ed elastico il sistema, prevedendo tempi rapidi nella definizione delle domande di asilo e aumentando le commissioni territoriali che le possano esaminare”, in realtà “nè nel Governo né nel Parlamento” si intravede “la volontà politica per permettere di far fronte alle gravi e persistenti carenze del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e delle misure di supporto all’integrazione sociale dei titolari di protezione internazionale”.

Per sollecitare una presa in carico reale e responsabile da parte della politica, l’Asgi ha inviato a Governo, Parlamento e Unione europea un documento con proposte e raccomandazioni.

Dal punto di vista nazionale, infatti, “la mancata programmazione dell’accoglienza [..] costringe ogni anno migliaia di richiedenti asilo a sopravvivere in condizioni di indigenza in ripari di fortuna”: cosa che “si è manifestata in tutta evidenza già nel 2011 con la cosiddetta Emergenza Nord Africa, che non sembra non aver insegnato nulla”. Gli arrivi di questo periodo sono infatti affrontati con le stesse modalità di allora, in cui, esattamente come oggi, gli alberghi sono stati adibiti a strutture di accoglienza, privi di una progettualità volta al reale inserimento socio-lavorativo, ma con uno scopo meramente contenitivo. “In questo a farne le spese sono spesso soggetti vulnerabili come i minori stranieri non accompagnati”, denuncia Asgi, che interviene anche sull’operazione Mare Nostrum. “Le operazioni di soccorso in mare svolte delle autorità italiane sono da considerarsi obblighi al quale lo Stato è vincolato in adempimento delle norme del diritto internazionale del mare”, ricorda Asi, sottolineando che “l’identificazione dei migranti soccorsi in mare deve avvenire in maniera approfondita dopo lo sbarco”. Proprio per questo, “ogni valutazione sommaria e presuntiva o “di gruppo” circa la provenienza o la condizione giuridica del migrante deve essere sempre evitata”.

L’Asgi si schiera inoltre contro “l’adozione di misure normative ad hoc [..] che ben lungi dal porre rimedio a problemi complessi, aumenterebbero la disfunzionalità del sistema asilo”. Secondo l’associazione quello che occorre è una “inderogabile ed urgente riforma legislativa del Sistema nazionale per il diritto di asilo in Italia [..] sia per ciò che attiene gli organi e le procedure di esame delle domande di asilo, sia per ciò che attiene il sistema di accoglienza con la progressiva chiusura dei CARA e l’ampliamento ed il consolidamento di un unico sistema di accoglienza che valorizzi i numerosi aspetti positivi dell’attuale sistema SPRAR, superandone, però, gli intrinseci limiti strutturali, in primis la disomogeneità dei programmi di accoglienza basati su una mera adesione volontaria degli enti locali)”.

Infine, nel documento l’Asgi si rivolge espressamente anche all’Unione europea, chiedendo da una parte l’attuazione di un piano d’azione per l’Italia “per la gestione della crisi nel rispetto dei diritti fondamentali dei richiedenti protezione”, e dall’altra la “definizione di un piano europeo di reinsediamento di rifugiati che si trovano in paesi terzi dell’area del Mediterraneo dove non possono godere di adeguate forme di protezione”.

Clicca qui per il documento con le proposte

apr
09

Silp-Cgil al Commissario Ue Tajani: “I terroristi non arrivano con le barche”.

download“Bisogna tener conto delle preoccupazioni dei cittadini con i timori di infiltrazioni terroristiche”: lo ha dichiarato il Commissario Europeo Tajani durante un convegno sull’Europa, ricordando la raccolta delle firme per l’abolizione del reato d’immigrazione irregolare.

“Tranquillizziamo l’opinione pubblica – ha replicato il Segretario del Silp-Cgil Daniele Tissone – in quanto i presunti terroristi non viaggiano a bordo dei barconi della speranza; tutto questo ce lo conferma l’attività svolta nel corso degli anni dalle forze di polizia”.

Segnaliamo la replica del Segretario del Silp-Cgil, che pubblichiamo di seguito.

Immigrazione: Tajani, tener conto preoccupazioni cittadini, Silp-Cgil, “migranti su barconi non sono pericolosi terroristi, basta con teoria infondata immigrato=criminale, esperienza e dati lo confermano.

Al Commissario europeo Tajani che a Frosinone, durante un convegno sull’Europa, ricordando la raccolta delle firme per l’abolizione del reato d’immigrazione clandestina ha dichiarato che:” bisogna tener conto delle preoccupazioni dei cittadini con i timori di infiltrazioni terroristiche” replica il Silp-Cgil che, attraverso il suo segretario Daniele Tissone commenta: ” tranquillizziamo l’opinione pubblica in quanto, i presunti terroristi non viaggiano a bordo dei barconi della speranza; tutto questo ce lo conferma l’attività svolta nel corso degli anni dalle forze di polizia”.

Secondo Tissone, che, però, “condivide la preoccupazione del vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, in relazione all’ipotesi di un taglio dei fondi per la sicurezza”, sarebbe il caso di abbandonare, una volta per tutte, l’equazione immigrato uguale criminale. Uno degli aspetti più spinosi dell’immigrazione e’ certamente quello che, l’argomento, si presta a maggiore strumentalizzazione politica e mediatica. In realtà, le forme che assume la devianza fra i cittadini stranieri sono uno dei fenomeni ad essa ricollegati che ha subìto meno variazioni, almeno nelle linee di tendenza, nel corso degli ultimi 10 anni. Quali sono queste consolidate tendenze? Per Tissone, gli stranieri, anche in relazione alla loro mancata regolarizzazione, occupano, anche nella criminalità, posizioni di prevalente manovalanza commettendo i reati meno remunerativi, ma più visibili, o comunque diretti a procurare un vantaggio economico immediato, si tratta, per lo più, di una devianza ricollegata alla precarietà delle condizioni di vita/patrimoniali. Gli stranieri, per le precedenti considerazioni, sono anche sottoposti ad un maggiore controllo delle forze dell’ordine, e ciò porta ad una loro significativa incidenza fra le persone denunciate/detenute. Infine, conclude Tissone, i dati sulle denunce, le detenzioni, distinte per tipologie di reati e nazionalità al 1.1.2013, non fanno registrare dei cambiamenti che possano favorire una lettura del fenomeno di tipo diverso, per quanto sopra ” tranquillizziamo l’opinione pubblica in quanto, i presunti terroristi non viaggiano a bordo dei barconi della speranza”, forse, se si investisse di più in termini di inclusione anziché di relegazione presso i centri, avremmo una minore incidenza rispetto in termini di microcriminalità nel nostro Paese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

apr
02

Bari: appuntamenti per la chiusura dei Cie

download (1)Una giornata dedicata alla lotta contro i Cie. E’ quella prevista il 7 aprile a Bari, quando una delegazione organizzata dalla campagna LasciateCIEntrare, composta da giornalisti, avvocati, associazioni e parlamentari entrerà nella struttura detentiva del capoluogo pugliese.

Nel pomeriggio, LasciateCIEntrare insieme all’associazione Class Action Procedimentale e al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari invitano alla proiezione di EU 013 L’ultima frontiera di Raffaela Cosentino e Alessio Genovese, primo documentario girato all’interno dei Cie. Le immagini del documentario di riferiscono anche al Cie di Bari, oggetto di un’udienza proprio il giorno dopo – 8 aprile -disposta su un reclamo presentato da Class Action Procedimentale, dove l’associazione e il Ministero dell’Interno discuteranno sul perché chiudere o meno la struttura detentiva.

Dopo la proiezione interverranno il presidente della Commissione diritti umani del Senato Luigi Manconi, la regista Raffaela Cosentino, Giuseppe Campesi, docente di sociologia del diritto dell’Università di Bari, Gabriella Guido, portavoce della campagna LasciateCIEntrare e Alessio Carlucci, vicepresidente di Class Action Procedimentale. Modera Franco Chiarello, docente di sociologia economia presso l’Università di Bari.

L’appuntamento è per lunedì 7 aprile, dalle ore 17.00, presso l’aula Starace dell’università “Aldo Moro”, piazza Cesare Battisti, Bari.

Clicca qui per la locandina.

mar
27

Coordinamento lombardo per l’asilo: no a una nuova “emergenza Nord Africa”!

download (1)No a una nuova ‘emergenza Nord Africa‘: è la risposta che il Coordinamento Regionale per l’Asilo della Lombardia dà al piano messo in campo dal ministero dell’Interno per far fronte all’accoglienza delle persone recentemente sbarcate sulle coste italiane (ne abbiamo parlato qui).

Secondo il Coordinamento, le circolari del ministero “riportano alla mente la recente esperienza della cosiddetta ”Emergenza Nord Africa” (ENA): ancora una volta si chiede alle Prefetture di individuare strutture di accoglienza “straordinaria” per ospitare i “profughi” in arrivo”.

“Ancora una volta – prosegue il Coordinamento – il Ministero adotta misure straordinarie, non certo dovute all’arrivo di flussi massicci ed imprevedibili, ma per la mancanza di un unico piano nazionale di accoglienza dei richiedenti asilo e di integrazione sociale dei titolari di protezione”.

Pubblichiamo di seguito il comunicato.

Per un sistema d’asilo e non di emergenza
Il Coordinamento Regionale per l’Asilo della Lombardia dice “no” a una nuova “emergenza nord Africa”

Milano, 27/3/14

Con le circolari dell’8 gennaio prima e del 19 marzo poi, il Ministero dell’Interno ha chiesto alle Prefetture di individuare e attivare tempestivamente posti disponibili per l’accoglienza di 2.300 richiedenti asilo recentemente sbarcati, fuori dal circuito di accoglienza dello SPRAR.

Le circolari riportano alla mente la recente esperienza della cosiddetta ”Emergenza Nord Africa” (ENA): ancora una volta si chiede alle Prefetture di individuare strutture di accoglienza “straordinaria” per ospitare i “profughi” in arrivo, preferibilmente in strutture non alberghiere (non escluse). Il 19 marzo viene già proposta una lista che assegna 40 posti in diverse province d’Italia, senza un criterio di proporzionalità con la popolazione residente e prevedendo altri possibili invii.

Ancora una volta il Ministero adotta misure straordinarie, non certo dovute all’arrivo di flussi massicci ed imprevedibili, ma per la mancanza di un unico piano nazionale di accoglienza dei richiedenti asilo e di integrazione sociale dei titolari di protezione. La scelta del Ministero viene motivata dal fatto che mancherebbe la copertura economica necessaria a dare attuazione all’allargamento dei posti disponibili nello SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), che da gennaio 2014 vede la rete nazionale di accoglienza incentrata sugli enti locali in grado di garantire quasi 20.000 posti di accoglienza integrata.

L’esperienza assai negativa dell’ENA pare ripetersi: due anni dopo si adottano ancora costosi interventi di tipo straordinario, rischiando di compromettere, come ha fatto notare anche l’ANCI, il percorso di messa a regime del sistema di accoglienza.

L’avvenuto invio di circa 300 persone in Lombardia, fatte accogliere frettolosamente, anche in strutture alberghiere, fa emergere quanto detto anche sul nostro territorio.

Pertanto il Coordinamento Regionale per l’Asilo della Lombardia chiede:

1)     che si proceda all’attivazione immediata di tutti posti aggiuntivi che la rete SPRAR ha messo a disposizione, al fine di garantire standard adeguati di protezione per i richiedenti asilo e contenimento della spesa pubblica;

2)     che non si costituisca l’ennesimo sistema di accoglienza parallelo facendo ricorso a strutture alberghiere, con un danno per le casse dello Stato, un abbassamento degli standard di tutela dei richiedenti asilo e della procedura di riconoscimento della protezione internazionale.

Coordinamento Regionale per l’Asilo della Lombardia

Aderiscono: Associazione  ADL a Zavidovici Onlus (Brescia), Associazione Cielo e Terra (Legnano – MI), Associazione Naga Onlus (Milano), Associazione Progetto Insieme (Lodi), ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, Milano), Comune di Bergamo, Comune di Milano, Consorzio Communitas Onlus (Milano), Consorzio Farsi Prossimo (Province di Lecco, Milano, Monza Brianza, Varese), Cooperativa Sociale CS&L (Monza e Brianza), Cooperativa Sociale Intrecci (Rho – MI), Cooperativa Sociale K-Pax (Breno, BS), Cooperativa Sociale Ruah (Bergamo), Fondazione Casa della Carità (Milano).

Info: Roberto Guaglianone, coordinatore del Coordinamento Regionale per l’Asilo della Lombardia, 335 84 80 240 – roberto.guaglianone@libero.it

Per info clicca qui. 

 

mar
27

Colpi di mitra dalla nave Aliseo, l’intervento di Asgi

download“Le navi dell’operazione Mare nostrum svolgono una doverosa opera di soccorso in mare di migranti in fuga che si trovano a navigare in modo pericoloso per la vita, come prescrivono le convenzioni internazionali in vigore. Tuttavia inaccettabili e illegittimi sono gli episodi in cui dalle navi militari italiane sono stati sparati colpi d’arma da fuoco nei confronti di natanti sospettati di trasportare migranti”. Lo scrive l’Asgi a proposito dei colpi di mitra sparati dalla nave Ausilo, impegnata nelle operazionid Mare Nostrum, contro un peschereccio con a bordo sedici cittadini egiziani.

Pubblichiamo di seguito il comunicato di Asgi.

Ogni azione di contrasto del traffico di persone via mare deve rispettare sempre l’obbligo internazionale di assicurare l’incolumità e il trattamento umano delle persone a bordo di un’imbarcazione sospettata di trasportare migranti in condizioni irregolari

Le navi dell’operazione Mare nostrum svolgono una doverosa opera di soccorso in mare di migranti in fuga che si trovano a navigare in modo pericoloso per la vita, come prescrivono le convenzioni internazionali in vigore. Tuttavia inaccettabili e illegittimi sono gli episodi in cui dalle navi militari italiane sono stati sparati colpi d’arma da fuoco nei confronti di natanti sospettati di trasportare migranti.

La salvaguardia della vita umana in mare è principio giuridico fondamentale e inderogabile ed è alla base del diritto internazionale del mare. Infatti anche il Protocollo addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria, firmato a Palermo il 15 dicembre 2000, ratificato e reso esecutivo con legge 16 marzo 2006, n. 146, prevede, tra l’altro, l’obbligo di assicurare l’incolumità e il trattamento umano delle persone a bordo di un’imbarcazione sospettata di trasportare migranti in condizioni irregolari (artt. 9 par. 1(a) e 18 par. 5) e l’obbligo di proteggere e assistere le vittime di traffico, in particolare donne e bambini (art. 16).

Occorre verificare se, come e perché nel caso concreto ognuno di tali precisi obblighi internazionali non siano stati rispettati anche nei confronti della barca che a bordo aveva i sospetti scafisti.

Infatti l’identificazione delle navi e dei migranti nel mare internazionale da parte delle unità militari italiane è prevista sia dal diritto internazionale del mare, sia dall’art. 12, commi 9-bis, 9-ter, 9-quater e 9-quinquies del testo unico delle leggi sull’immigrazione (d. lgs. n. 286/1998), ma il decreto del Ministro dell’interno 14 luglio 2003 prevede norme di coordinamento e di comportamento per le navi militari che si propongono non soltanto la salvaguardia della vita in mare, ma anche il contrasto di eventuali natanti che trasportino di migranti  a fini di sfruttamento o favoreggiamento dell’immigrazione irregolare.

Anche l’art. 7 di tale decreto ministeriale prevede che l’azione di contrasto è sempre improntata alla salvaguardia della vita umana ed al rispetto della dignità della persona e che è proprio su conformi direttive della Direzione centrale che le unità navali procedono, ove ne ricorrano i presupposti, all’effettuazione dell’inchiesta di bandiera, alla visita a bordo, qualora sussista un’adeguata cornice di sicurezza, ed al fermo delle navi sospettate di essere utilizzate nel trasporto di migranti clandestini e che in acque internazionali, qualora a seguito dell’inchiesta di bandiera se ne verifichino i presupposti, può essere esercitato il diritto di visita che è formalmente autorizzato dal Ministro dell’interno anche nell’ipotesi di interventi da effettuarsi su natanti privi di bandiera e dei quali non si conosce il porto di partenza. In ogni caso lo stesso art. 7 prevede che la visita a bordo di mercantili sospettati di essere coinvolti nel traffico di migranti deve avvenire in una cornice di massima sicurezza, onde salvaguardare l’incolumità del team ispettivo e dei migranti stessi e che qualora si renda necessario l’uso della forza, l’intensità, la durata e l’estensione della risposta devono essere proporzionate all’intensità dell’offesa, all’attualità e all’effettività della minaccia.

In proposito l’uso sproporzionato della forza non può certo essere legittimato nemmeno dalla circostanza che dell’operazione sia stata costantemente informata la Procura della Repubblica di Catania. Infatti la Direzione nazionale antimafia ha fornito all’inizio del 2014 precisi chiarimenti normativi circa le associazioni per delinquere dedite al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, i navigli usati per il trasporto di migranti con attraversamento di acque internazionali e ha formulato precise proposte operative per la soluzione dei problemi di giurisdizione penale nazionale e circa le possibilità di intervento, tra le quali si richiama espressamente (alla nota n. 3) l’art. 7 del citato decreto ministeriale.

Perciò al di là delle doverose indagini che la magistratura sta svolgendo sull’episodio, che si spera isolato, occorrono alcuni precisi e pubblici chiarimenti:

1. lo stato maggiore della Marina militare chiarisca le regole di ingaggio delle unità partecipanti all’operazione Mare nostrum;

2. la Direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere del Dipartimento della  Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno fornisca un pubblico chiarimento circa il contenuto delle direttive sull’uso della forza date in concreto al personale militare, sia in via generale, sia in concreto a quello imbarcato sull’unità navale da cui sono partiti gli spari, chiarendo quale fosse l’attualità, l’effettività e l’intensità della minaccia che richiedessero come necessaria e proporzionata la più forte delle reazioni armate.

Occorre poi che il Ministro dell’interno sostituisca subito il suo decreto del 14 luglio 2003 per adeguarlo alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul divieto di respingimento in mare e a tutte le norme del citato Protocollo di Palermo del 2000, in modo che le direttive date rispettino inderogabilmente la vita in mare e in modo che ogni operazione di contrasto del traffico delle persone si uniformi in modo completo all’obbligo di assicurare l’incolumità e il trattamento umano delle persone a bordo di un’imbarcazione sospettata di trasportare migranti in condizioni irregolari e all’obbligo di proteggere e assistere le vittime di traffico, in particolare donne e bambini.

A.S.G.I. – Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione

mar
27

Lampedusa città d’Europa!

downloadDal 31 marzo al 5 aprile Emmaus, Libera, Legambiente e L’Italia sono anch’io saranno a Lampedusa per raccogliere l’appello lanciato pubblicamente nel 2012 dal sindaco Giusi Nicolini, a pochi mesi dal suo insediamento, “non lasciateci soli”.

Tre gli eventi in calendario, per condividere esperienze ed elaborare proposte concrete che riescano a pensare nuove politiche sulle migrazioni:

- dal 31 marzo al 2 aprile sarà organizzato il campo di lavoro Emmaus aperto ai volontari, per recuperare materiale usato

- giovedì 3 aprile è previsto l’incontro Isole Sostenibili a cura di Legambiente

- venerdì 4 e sabato 5 aprile presso l’Aeroporto di Lampedusa si terrà il convegno internazionale Lampedusa Città dell’Europa organizzato da Emmaus e L’Italia sono anch’io, con la partecipazione di alcuni dei candidati al Parlamento Europeo a cui sarà chiesto di assumere un impegno reale rispetto a temi quali immigrazione, accoglienza e cittadinanza, affinchè siano considerati delle priorità nell’agenda politica dell’Unione.

Qui il programma completo
Qui il comunicato stampa

mar
20

Generalizzazione e stereotipi: Carta di Roma scrive a Il Mattino di Napoli

download (4)A proposito dell’articolo pubblicato da Il Mattino di Napoli su quanto successo nel quartiere Poggioreale di Napoli (ne abbiamo parlato qui), pubblichiamo la lettera inviata dall’Associazione Carta di Roma al direttore del quotidiano.

Di seguito la lettera.
Caro Direttore

Come saprai ci siamo dotati di un codice deontologico specifico, la Carta di Roma, perché il rischio di generalizzazioni e di infondati allarmismi ci ha costretti più volte negli ultimi anni a rettificare, a scusarsi per un titolo sbagliato o informazioni imprecise, soprattutto quando si sono trattate notizie che riguardavano migranti, richiedenti asilo, rifugiati e anche Rom e Sinti.

Nel lavoro di cronaca ci siamo detti anche che una particolare attenzione deve essere prestato alla divulgazione di notizie che vedono l’accostamento generalizzato e senza distinzione alcuna di un intero gruppo etnico con determinati fenomeni di criminalità, come nel caso di Rom e Sinti.

Tutto ciò perché si ha piena consapevolezza “sul danno che può essere arrecato da comportamenti superficiali e non corretti, che possano suscitare allarmi ingiustificati, anche attraverso improprie associazioni di notizie, alle persone oggetto di notizia e servizio”, sempre citando la Carta.

Sabato ci è stato segnalato un articolo che purtroppo non ha tenuto in considerazione queste norme, che converrai con noi, non sono altro che un richiamo generale ad attenersi alla verità sostanziale dei fatti.

Si tratta dell’articolo “Quel campo era diventato un incubo – Poggioreale si difende dalle accuse di razzismo: rubavano tutto , anche le croci delle tombe” pubblicato sul Mattino il 14 marzo scorso.

La collega elenca una serie di comportamenti incivili a cui avrebbe assistito e una serie di episodi di furti raccontati dagli abitanti del quartiere senza fornire alcun elemento per capire in che arco di tempo si sono verificati quegli episodi, non citando alcuna fonte a loro riscontro e dipingendo quella comunità come un gruppo di esseri inclini alla delinquenza.

Nell’articolo si fa un accostamento generalizzato e senza distinzione alcuna di un intero gruppo etnico a determinati fenomeni di criminalità, mentre la responsabilità dei comportamenti devianti è e deve rimanere individuale.

Nei confronti dei due giovani Rom che avrebbero molestato sessualmente una 16enne nel quartiere sono state giustamente avviate le indagini, dopo che la giovane ha sporto denuncia e saranno prese le adeguate misure giudiziarie a loro carico.

Le cronache ci hanno però raccontato del successivo rogo del campo in cui abitavano circa 250 Rom e senza voler attribuire nessun collegamento tra l’articolo e quanto poi è accaduto, ci sembra però opportuno e doveroso un richiamo forte a riappropriasi del diritto/dovere di raccontare la realtà nel rispetto di tutti e tenendo presente la responsabilità che come giornalisti ci portiamo nell’evidenziare e talvolta alimentare un clima di tensione sociale.

Nell’articolo menzionato converrai con noi che non appaiono rispettate le tre condizioni in presenza delle quali il diritto di cronaca è da ritenersi legittimo, cd. “decalogo del giornalista”, ossia: utilità sociale dell’informazione; verità (oggettiva o anche soltanto putativa purché, in quest’ultimo caso, frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca) dei fatti esposti; forma“civile” della esposizione dei fatti e della loro valutazione.

Siamo consapevoli del fatto che a volte si lavora in fretta e che si può incorrere in errori e imprecisioni. Ed è questa la ragione per cui abbiamo ritenuto – prima di decidere se segnalare l’articolo all’ordine professionale – di scriverti personalmente per conoscere il tuo parere. Che ti preghiamo di farci pervenire appena ti sarà possibile. Come da prassi la lettera inviata verrà pubblicata 24 ore dopo sul sito www.cartadiroma.org.

Cordiali saluti

Giovanni Maria Bellu, Presidente Associazione Carta di Roma
Pietro Suber, Vice Presidente Associazione Carta di Roma e delegato CNOG per Carta di Roma

Roma, 17 marzo 2014