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Cronache di ordinario razzismo

Cronache di ordinario razzismo

Cronachediordinariorazzismo.org è un sito di informazione, approfondimento e comunicazione specificamente dedicato al fenomeno del razzismo curato da Lunaria in collaborazione con persone, associazioni e movimenti che si battono per le pari opportunità e la garanzia dei diritti di cittadinanza per tutti.

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Razzismo online e offline: sette minorenni indagati

23 Aprile 2026

La cronaca torna a parlare di gruppi neonazisti online: grazie all’operazione Hate, coordinata dalla Procura per i minorenni dell’Aquila e iniziata a ottobre 2025, sono stati arrestati a fine marzo 2026 sette ragazzi minorenni, residenti a Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo, accusati di reati di propaganda nazista e istigazione a delinquere “per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa”. 

Il caso è nato dall’arresto di un giovane di 17 anni, originario di Pescara ma residente con la famiglia a Perugia, dopo che i carabinieri hanno perquisito la sua abitazione: non solo sono stati trovati materiali dai contenuti razzisti e suprematisti, ma anche documenti tecnici riguardanti sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, come il perossido di acetone, nonché vademecum relativi al sabotaggio di servizi pubblici essenziali. Da questi elementi è scaturita anche l’accusa di detenzione di materiale con finalità di terrorismo. 

Come in altri casi simili di cui abbiamo già parlato in passato, anche questa volta il ragazzo arrestato è risultato molto attivo online: aveva creato un gruppo Telegram e aveva attive diverse chat su Whatsapp. I messaggi presenti al loro interno dimostrano una radicalizzazione che ha come base il razzismo. I contenuti condivisi sono, infatti, di propaganda nazista, suprematista e antisemita: tutte ideologie radicali che propongono una visione del rapporto con l’altro che non è solo di subalternità, ma anche di violenta dominazione. 

Un’ideologia che si concretizza nella volontà di attuare gesti estremi: proprio in queste chat il ragazzo arrestato ha, infatti, dichiarato di voler organizzare una strage in un liceo artistico di Pescara, prendendo ispirazione da quella avvenuta nel 1999 alla Columbine High School, e ha celebrato attentatori terroristici come Brenton Tarrant, neonazista che uccise 51 persone e ne ferì 89 nelle moschee di Christchurch a marzo 2019, e Anders Behring Breiviki, autore degli attacchi a Oslo e Utoya nel luglio 2011. 

Tra le chat in cui il ragazzo era attivo, spunta anche un nome tristemente familiare alla cronaca: quello del gruppo Telegram di estrema destra “Werewolf Division”, che dal 2022 è oggetto di diverse indagini. Nel dicembre del 2024 , le indagini hanno portato alla perquisizione domiciliare di 25 dei suoi membri e l’arresto conseguente di 12 persone, con misure cautelari in carcere per associazione con finalità di terrorismo, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di “discriminazione razziale, etnica e religiosa”. Inoltre il gruppo aveva l’obiettivo di sovvertire l’ordinamento democratico italiano per instaurare uno Stato autoritario basato sull’ideologia della “razza ariana”.

Ora quel numero sale a 13, perché, tra i minori arrestati di cui sopra, in questo stesso gruppo militava anche un altro 17enne, residente a Sant’Egidio della Vibrata, in provincia di Teramo, le cui accuse sono state motivate dai contenuti trovati sul suo telefono, anche in questo caso inneggianti all’odio razzista. In particolare sono stati trovati messaggi in cui discuteva di pratiche sataniche che prevedono l’eliminazione sacrificale di persone considerate “inferiori o deboli”, tra le quali persone razzializzate o chi professa un credo diverso dal cattolicesimo, oltre che esplicite minacce di morte verso una persona di Bergamo (la cui identità è rimasta segreta) e di organizzare atti di terrorismo. 

Anche in questo caso intervengono fattori identitari basati su una presunta diversità che fa da capro espiatorio rispetto ai problemi sociali: determinate persone diventano un problema da far sparire, da eliminare. 

A tale fine, nella dimora del giovane arrestato è stato trovato materiale e ricerca sull’auto-addestramento e la creazione di armi ed esplosivi tramite stampa 3D. 

Le stesse chat sono frequentate anche da un 15enne arrestato a Arezzo, le cui attività online e i contenuti d’odio sono stati divulgati dalla cronaca locale per la particolare violenza, oltre che per essere incensurato. Sul suo smartphone, perquisito dalle forze dell’Ordine, sono stati trovati messaggi di apprezzamento per l’aggressione alla professoressa di una scuola media in provincia di Bergamo, compiuta nel marzo 2026 da parte di un suo studente tredicenne, e una serie di dichiarazioni non solo razziste, ma anche misogine. 

Nonostante non siano stati trovati, materiali per la preparazione di attentati, il giovane ha girato un video all’interno della propria abitazione, in cui simula di accoltellare un cuscino e in cui esprime la sua simpatia a responsabili di omicidi efferati e attentati terroristici. 

Incensurato è anche un altro minorenne arrestato a Bologna, a cui sono stati requisiti computer e telefono e su cui ora pende la stessa accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di odio “razziale” e religioso. Secondo gli inquirenti il giovane sarebbe inserito ne “l’ecosistema digitale transnazionale di matrice estremista, fortemente influenzato da contenuti violenti e radicali”.

Tutti questi casi, infatti, seguono un modello ormai riconoscibile: la radicalizzazione avviene gradualmente, attraverso community digitali, e che trova nel razzismo – suprematista, antisemita, islamofobo, violento e antidemocratico – il suo nucleo ideologico. 

Le cause per cui questo tipo di indottrinamento attecchisce su persone così giovani sono molteplici e non si esauriscono nella pericolosità delle piattaforme digitali. Quello che accomuna questi ragazzi, però, è l’esposizione prolungata a un ecosistema in cui il razzismo viene presentato come identità, come appartenenza, come risposta ai propri problemi. Un ecosistema digitale, certo, ma che riflette e alimenta dinamiche ben presenti anche fuori dagli schermi, in cui questi contenuti sono promossi da un linguaggio violento che è entrato anche nell’opinione pubblica.  

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Filed Under: News, Primo piano Tagged With: antisemitismo, islamofobia, nazismo, razzismo, suprematismo

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