La raccolta di dati ufficiali (amministrativi o statistici) sulle discriminazioni e i reati razzisti è uno dei problemi con i quali si confrontano da tempo le agenzie internazionali che tentano di monitorarli in modo sistematico. Una delle principali difficoltà è costituita dalla natura stessa del fenomeno che deve essere monitorato. Gran parte degli atti, dei comportamenti e delle violenze razzisti restano nell’ombra perché non sono denunciati da parte delle persone che ne sono colpite o di chi ne è stato testimone.
La carenza di dati ufficiali che continuiamo a registrare in Italia anche in relazione ai casi di discriminazione e di razzismo noti, perché denunciati alle autorità preposte, va ben oltre questi limiti. Oltre alla persistente mancanza di un sistema coordinato di raccolta dei dati relativi alle diverse tipologie degli atti discriminatori e dei reati razzisti, il problema è la trasparenza: i dati amministrativi ufficiali disponibili non sono sufficientemente divulgati; d’altra parte le indagini statistiche nazionali sul fenomeno risalgono a molti anni fa. Nel momento in cui scriviamo, è in corso una nuova indagine nazionale condotta dall’Istat, volta ad indagare le opinioni della popolazione rispetto alla diffusione nella società delle discriminazioni nelle diverse forme (in base a genere, salute, religione, orientamento sessuale, identità di genere ecc.) e gli episodi di discriminazione eventualmente subìti, ma i risultati non sono ancora stati pubblicati.
I dati disponibili sui reati commessi con un movente razzista
Le carenze informative che riguardano il nostro paese sono particolarmente rilevanti in relazione ai reati razzisti. Le banche dati on line disponibili presso il sito del Ministero della Giustizia e le statistiche pubblicate dall’ISTAT in materia di giustizia penale non permettono infatti di rilevare i dati su questa tipologia di reato né sono facilmente accessibili i dati sulle denunce pervenute alle forze dell’ordine. 1
L’ODIHR (Office for Democratic Institutions and Human Rights operante presso l’OSCE), pubblica ogni anno nel mese di novembre un rapporto internazionale sui cosiddetti crimini di odio, ovvero sui reati commessi sulla base di un movente discriminatorio. Si tratta di dati amministrativi che sono comunicati a ODIHR, per quanto riguarda l’Italia, dalle Forze dell’Ordine e da OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza contro gli atti discriminatori2). Insieme a questi dati ufficiali, ODIHR raccoglie anche informazioni qualitative sui casi documentati dalle organizzazioni della società civile.
Il grafico sottostante illustra in serie storica i dati sui reati discriminatori e su quelli specificamente razzisti comunicati dalle autorità italiane a ODIHR /OSCE a partire dal 2013.

Fonte: Elaborazioni di Lunaria su dati Oscad/Odihr, https://hatecrime.osce.org/italy
Come è facile osservare, nel corso del tempo il numero di segnalazioni ha avuto in generale una tendenza crescente, raggiungendo un picco di 1445 segnalazioni nel 2021. Negli anni successivi si nota invece una tendenza decrescente.
Nel 2024 sono stati comunicati in totale a Odihr 893 “reati di odio”: di cui 543 hanno un movente razzista, 244 un movente abilista e 104 un movente omolesbobitransfobico. Va evidenziato però che nel 2024, a differenza del passato, non sono considerati i casi di “incitamento alla violenza” che erano stati significativi negli anni precedenti: solo considerando i reati razzisti, i casi di incitamento alla violenza erano risultati 380 nel 2021, 276 nel 2022 e 264 nel 2023.
Sebbene Odihr abbia sempre tenuto ad evidenziare la differenza esistente tra il concetto di reato e di discorso di odio (che non necessariamente ha rilevanza penale), in Italia l’incitamento alla violenza a sfondo razzista, etnico, nazionale o religioso è un reato previsto dall’art. 604 bis del Codice penale. Non si comprende dunque la ratio dell’esclusione di questo tipo di reato dalla collezione dei dati pubblicati.
I dati Odihr disponibili sono suddivisi anche in base alla tipologia di reato. Il grafico sottostante evidenzia come tra i reati di matrice xenofoba e razzista denunciati alle Forze dell’Ordine nel 2024, le profanazioni di tombe, le violenze fisiche e i casi di disturbo della quiete pubblica risultano quelli più numerosi.
2024. Reati razzisti comunicati da OSCAD a ODIHR/OSCE per tipologia di reato

Fonte: OSCAD/ODIHR, https://hatecrime.osce.org/italy
Neanche l’ODIHR riesce (dal 2018 in poi) ad ottenere informazioni sul numero dei procedimenti giudiziari in corso e delle condanne comminate per perseguire questo tipo di reati.3
I dati sulle discriminazioni pubblicati da Unar
L’altra fonte ufficiale di riferimento, sempre di tipo amministrativo, è costituita dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali). L’ufficio, istituito nel 2003 e collocato presso il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, ha il compito di garantire il diritto alla parità di trattamento e di contrastare le discriminazioni raccogliendo segnalazioni, fornendo assistenza alle vittime, svolgendo attività di ricerca e analisi, promuovendo attività di sensibilizzazione, riferendo in merito a Governo e Parlamento. L’ambito di competenza dell’ufficio è diverso da quello di OSCAD: UNAR si occupa infatti dei casi di discriminazione che non hanno rilevanza penale.
Gli ultimi dati pubblicati si riferiscono al 20244. Il Contact Center dell’Ufficio ha raccolto complessivamente 17.640 segnalazioni di discriminazione tramite due canali: il monitoraggio del web e le segnalazioni dirette ricevute dai cittadini.
Le segnalazioni dirette ricevute dal Contact Center nel 2024 risultano 1.106; tra queste 641 sono state classificate come pertinenti. Se si considera un arco temporale di cinque anni, il numero di segnalazioni dirette ricevute dal Contact center evidenzia una tendenza irregolare ma tendenzialmente in crescita rispetto al 2020.

Fonte: Unar, Relazione al Parlamento, 2024
Considerando solo le segnalazioni ritenute pertinenti, come è accaduto negli anni precedenti, il movente “etnico-razziale” risulta quello più ricorrente (70,5%), seguito da quello riferito allo stato di abilità (13,1%) e da quello che fa riferimento all’orientamento sessuale e all’identità di genere (5,9%). Le discriminazioni mosse da pregiudizi legati all’età (3,9%), alla religione (3,1%) e ad altri moventi sono risultate meno ricorrenti.
2024. Segnalazioni pertinenti per ground di discriminazione.

Fonte: Unar, Relazione al Parlamento, 2024
Lavoro, società e vita pubblica, finanza e credito, alloggi, enti pubblici e PA e Pubblici esercizi costituiscono gli ambiti in cui le discriminazioni segnalate al Contact Center di Unar nel 2024 sono risultate più frequenti.

Fonte: Unar, Relazione al Parlamento, 2024
Usiamo i dati con attenzione
I dati sopra illustrati sono di natura amministrativa, prodotti cioè dalle autorità competenti a contrastare le discriminazioni e il razzismo con attività di monitoraggio e di assistenza alle vittime, di raccolta delle denunce e di investigazione. Pur costituendo una base di informazione fondamentale per la conoscenza e l’analisi dell’evoluzione del razzismo nel nostro Paese, rappresentano solo quella parte di discriminazioni e di violenze razziste che sono oggetto di denuncia e di segnalazione. D’altra parte, va sempre ricordato che l’aumento registrato nel numero di segnalazioni non indica di per sé una tendenza alla crescita delle discriminazioni. Esso potrebbe infatti essere determinato dal rafforzamento della collaborazione tra l’ufficio, gli enti locali e le associazioni presenti sul territorio o da un maggiore attivismo delle organizzazioni della società civile nelle attività di tutela dei diritti. Per tutti questi motivi, i dati amministrativi ufficiali sulle discriminazioni e sui reati razzisti sono molto utili, ma dovrebbero essere utilizzati con attenzione tenendo conto della loro natura non statistica.
1 Nei rapporti sulla sicurezza e la criminalità che vengono pubblicati periodicamente dal ministero dell’Interno le denunce di reati razzisti non sono considerate, mentre l’analisi dei dati sulla criminalità si dilunga sui reati compiuti dai cittadini stranieri. Allo stesso modo sul sito del Ministero della Giustizia sono disponibili gli aggiornamenti periodici sui dati relativi ai detenuti stranieri, ma non sui processi in corso e sulle sentenze relativi ai reati razzisti.
2 I dati sono forniti combinando i dati del “Sistema di Indagine – SDI” (estratti dal CED interforze) che attengono ai reati con finalità discriminatorie che hanno “copertura normativa” (ossia relativi a “razza”, etnia, nazionalità, religione, appartenenza a minoranze Rom e Sinti e linguistiche), con le segnalazioni OSCAD che riguardano gli ambiti discriminatori privi di specifica copertura normativa (relativi ad orientamento sessuale, identità di genere e stato di abilità).
3 ODIHR, Hate Crimes Annual Report for 2024, Key Observations, https://hatecrime.osce.org/italy
4 Si veda: UNAR, Relazione al Parlamento sull’attività svolta e sull’effettiva applicazione del principio di parità di trattamento e sull’efficacia dei meccanismi di tutela, 2024, disponibile qui: https://www.unar.it/portale/documents/d/guest/relazione-al-parlamento-2024










