
Quando la politica mina le fondamenta dello stato di diritto, l’esercizio del diritto diventa un atto politico. Potrebbe riassumersi così il provvedimento con cui il giudice Samuel Frederick Biery, della Corte Distrettuale texana, ha ordinato l’immediata liberazione del piccolo Liam Conejo Ramos, sequestrato dagli agenti dell’ICE e trattenuto insieme al padre in un centro di detenzione in Texas.
La storia è ben nota. A Minneapolis, dove da settimane imperversano le squadre della «Migra» – così gli americani di origine ispanica chiamano la polizia federale dell’immigrazione – un bambino di appena cinque anni era stato fermato mentre tornava da scuola, ed era stato usato come «esca»: gli agenti l’avevano costretto a bussare alla porta di casa, in modo da poter sequestrare anche il padre. La foto che ritrae il momento dell’arresto ha fatto il giro del mondo: si vede un bambino piccolo e spaurito, con un cappellino blu e uno zainetto dell’Uomo Ragno, tenuto fermo come se fosse un pericoloso criminale. Due deputati democratici avevano poi denunciato le sofferenze di Liam, che rinchiuso in un centro di detenzione chiedeva insistentemente della mamma, e piangeva.
Qualche giorno fa è arrivata finalmente la bella notizia: la Corte Distrettuale ha ordinato l’immediata liberazione del piccolo e del padre. La cosa era tutto sommato prevedibile, visto che i rastrellamenti dell’ICE sono – per usare un eufemismo – di dubbia legittimità. Meno scontato è invece lo stile che il giudice Biery ha deciso di usare nel suo provvedimento.
Già, perché l’ordinanza della Corte distrettuale non è un’asettica disamina dei fatti, delle circostanze e delle norme applicabili: è un atto di accusa durissimo contro le politiche trumpiane, in cui non mancano passaggi di amaro sarcasmo. Vi si legge ad esempio che la vicenda di Liam «ha origine dalla decisione del governo – mal concepita e applicata in modo maldestro – di imporre un numero minimo di espulsioni giornaliere, da eseguirsi anche a costo di traumatizzare dei bambini»; che «il governo mostra di non conoscere un importante documento della storia americana, chiamato Dichiarazione di Indipendenza»; o, ancora, che «per alcune persone la brama sfrenata di potere e l’uso della crudeltà per avere quel potere non conoscono limiti e sono privi di decenza» (riferimento evidente a Donald Trump). Sono frasi che farebbero storcere il naso a chi, in Italia, accusa la magistratura di voler «fare politica»: ma, come si diceva, quando la politica si pone al di fuori dei confini del diritto, l’esercizio del diritto diventa necessariamente un atto politico.
Niente perquisizioni senza mandato
«È stato presentato a questo Tribunale il ricorso del richiedente asilo Adrian Conejo Arias e del figlio di cinque anni…». Il provvedimento del giudice Biery si apre con queste parole, che già da sole avrebbero potuto risolvere il caso: il padre del piccolo Liam è un richiedente asilo, dunque non è un immigrato irregolare, dunque non doveva essere arrestato né tantomeno espulso. Eppure, non è questa la linea argomentativa su cui si incentra il resto dell’ordinanza. La Corte distrettuale sceglie di seguire un’altra strada, meno ovvia ma più carica di implicazioni giuridiche e politiche: l’obiettivo polemico sono le modalità con cui la «Migra» conduce le sue operazioni; per questo, Biery ricorda a Donald Trump che negli Stati Uniti esiste un «fastidioso inconveniente chiamato Quarto Emendamento».
Il Quarto Emendamento della Costituzione Americana – che fa parte del Bill of Rights, la dichiarazione dei diritti – era stato pensato per proteggere gli individui e le comunità dagli abusi delle forze dell’ordine: la norma prescrive che, per procedere a un arresto o a una perquisizione, le autorità di polizia debbano munirsi di un mandato; e aggiunge che il mandato può essere concesso solo quando vi sia una «probable cause», cioè un fondato motivo che giustifichi l’arresto o la perquisizione. Il giudice Biery, dunque, ribadisce che l’ICE non può effettuare perquisizioni senza farsi preventivamente autorizzare da un tribunale: poi, con la tagliente ironia che caratterizza tutta la sua ordinanza, aggiunge che di solito gli agenti non si rivolgono all’Autorità Giudiziaria ma si fanno conferire il mandato dai loro superiori. E questo – dice testualmente l’ordinanza – equivale a «inviare la volpe a far la guardia al pollaio».
C’è poi un altro punto importante, che Biery non affronta direttamente ma che è implicito nel riferimento al Bill of Rights: è la cosiddetta «probable cause», cioè il motivo che può giustificare una perquisizione in un luogo pubblico o in una casa privata. Come abbiamo visto nei reportage giornalistici di tutto il mondo, le operazioni dell’ICE a Minneapolis sono di fatto dei rastrellamenti indiscriminati: gli agenti irrompono nei bar, nei centri commerciali o nei quartieri residenziali, e arrestano tutti coloro che ai loro occhi potrebbero essere «immigrati clandestini». Molte testimonianze video confermano che, spesso, basta avere un aspetto fisico «messicano» o «somalo», o magari parlare con un «accento straniero», per finire nel girone infernale della detenzione amministrativa. E proprio su questo punto – sui criteri etnico-razziali usati per individuare i «sospetti» – esiste negli Stati Uniti un dibattito molto vivace.
Il dibattito sui controlli selettivi
Nel 1992 a El Paso – città al confine con il Messico, dove molti abitanti sono cittadini americani di origine ispanica e parlano comunemente spagnolo – decine di studenti e di docenti della scuola superiore «James Bowie High School» fecero causa alla Border Patrol (la polizia di frontiera) e all’Immigration and Naturalization Service (l’agenzia governativa «antenata» dell’ICE). La causa giudiziaria nasceva dal comportamento arrogante della Border Patrol: con il pretesto di cercare immigrati irregolari da espellere, gli agenti erano entrati più volte nei locali della scuola e avevano minacciato i ragazzi. Un insegnante, Benjamin Murillo, era stato fermato a un posto di blocco e si era visto puntare una pistola alla tempia da un poliziotto particolarmente esaltato; alcuni studenti erano stati seguiti fino a casa, altri erano stati brutalmente picchiati. Tutte le vittime degli abusi avevano l’unica colpa di avere, per l’appunto, un «aspetto fisico messicano».
Il procedimento giudiziario avviato dalla Bowie High School sfociò in una storica sentenza, la Murillo versus Musegades. I giudici della Corte Distrettuale del Texas sancirono che fermare un individuo per il suo accento spagnolo o per i suoi tratti somatici «latini» era un atto discriminatorio lesivo dei diritti delle minoranze: gli agenti potevano effettuare perquisizioni e controlli solo sulla base di «fatti specifici, al di là della mera apparenza fisica di una persona». Da allora – pur con qualche incertezza – la giurisprudenza ha continuato a ribadire che le forze dell’ordine non possono adottare criteri etnico-razziali di profilazione.
L’8 Settembre scorso, però, la Corte Suprema ha emanato un’ordinanza urgente che secondo molti commentatori rischia di rimettere in discussione questo orientamento giurisprudenziale. I magistrati del più alto tribunale americano hanno sostenuto infatti che «l’apparente identità etnica non può da sola legittimare un ragionevole sospetto (…), ma può essere un “fattore rilevante” se considerata insieme ad altre circostanze» (Noem v. Vasquez Perdomo, pag. 5-6). Con questa motivazione, la Corte ha di fatto avallato i controlli selettivi su strada basati sull’aspetto fisico (anche se, è bene chiarirlo, non ha in alcun modo autorizzato i raid indiscriminati e le perquisizioni casa per casa effettuate a Minneapolis).
Nel suo richiamo al IV Emendamento, il giudice Biery sembra voler contestare le tesi della Corte Suprema. E vuole chiaramente ribadire – contro gli approcci «law and order» così diffusi nel mondo conservatore americano – il primato delle libertà e dei diritti fondamentali. In tal modo, come dice lui stesso in uno dei passaggi più graffianti e amari del provvedimento, cerca di «svuotare l’oceano delle violazioni alla Costituzione con il cucchiaino di un giudice».
Sergio Bontempelli










