Sta facendo molto discutere il caso di Ahmad Salem 25enne palestinese recentemente condannato a quattro anni di reclusione con l’accusa di terrorismo ai sensi del nuovo articolo 270-quinquies.3 del codice penale, introdotto dal primo articolo della legge 9 giugno 2025, n.80, il cosiddetto Decreto Sicurezza del 2025.
Ahmad Salem è cresciuto nel campo di Al Baddawi, in Libano, uno dei 12 campi in cui vive la diaspora palestinese, nell’impossibilità di ottenere né la cittadinanza palestinese né quella libanese e in un esilio forzato riconosciuto con lo status di rifugiato, ma che non permette di accedere a moltissimi diritti in Libano in quanto palestinesi – come l’accesso ad alcune professioni, ad alcuni servizi sanitari e il diritto ad avere una proprietà. In un contesto di questo tipo e conscio dei propri diritti Salem si reca in Europa per fare domanda di protezione internazionale nel maggio del 2025. Lo fa perché ha bisogno di aiutare i suoi familiari. Arrivato in Italia si reca nella Questura di Campobasso per formalizzare la sua domanda. Come descritto da Sara Ramzi e Greta Veresani nel loro articolo per il Domani, il ragazzo è senza documenti in quel momento, ma ne conserva le foto nel telefono, sparse nella galleria in mezzo ad altri contenuti legati alla situazione nel suo paese d’origine. Nel telefono ci sono, infatti, anche video che mostrano quanto sta accadendo in Palestina, inclusi i controattacchi della resistenza palestinese. Proprio quei contenuti, insieme ad un video in arabo pubblicato su TikTok, in cui il giovane invitava a scendere in piazza in solidarietà alla popolazione palestinese, varranno il sequestro del suo dispositivo e l’arresto per Ahmad Salem.
Salem verrà detenuto preventivamente per 10 mesi nella sezione Alta Sicurezza 2 del carcere di Rossano Calabro, nel reparto dedicato alle persone accusate di terrorismo.
Nel periodo di detenzione non sono mancate le piazze in sostegno alla liberazione di Ahmad Salem, animate da associazioni e realtà della diaspora palestinese, le quali denunciano come le accuse nei confronti del ragazzo siano basate sul semplice fatto che il giovane sia palestinese.
La condanna arriva il 14 Aprile 2026, una settimana dopo il suo 25esimo compleanno: Ahmad viene condannato a quattro anni di reclusione con l’accusa di istigazione a delinquere ai sensi dell’articolo 414 del codice penale e auto-addestramento con finalità terroristiche ai sensi dell’articolo 270-quinquies.3 del codice penale.
Quest’ultimo articolo, alla base dell’impianto accusatorio, è stato introdotto dall’articolo 1 del Decreto Sicurezza convertito in legge nell’Aprile del 2025 con la L. n. 80/2025. L’articolo è un’estensione del reato di auto-addestramento e prevede la condanna di reclusione da due a sei anni per «chiunque, fuori dei casi di cui agli articoli 270-bis e 270-quinquies, consapevolmente si procura o detiene materiale contenente istruzioni sulla preparazione o sull’uso di congegni bellici micidiali di cui all’articolo 1, primo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, di armi da fuoco o di altre armi o di sostanze chimiche o batteriologiche nocive o pericolose, nonché su ogni altra tecnica o metodo per il compimento di atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con finalità di terrorismo, anche se rivolti contro uno Stato estero, un’istituzione o un organismo internazionale». Come ben sottolineano Dario Morgante e Francesca Di Egidio, questa nuova fattispecie anticipa la soglia punitiva del reato di auto-addestramento – previsto dall’articolo 270 quinquies del codice penale – punendo la detenzione in sé di materiali informativi giudicati pericolosi, senza che vi siano delle prove concrete di intenzioni terroristiche da parte del possessore di tali contenuti. Ne deriva, a detta di molti giuristi, un reato che si basa sul «terrorismo di parola», quello per cui è stato condannato Ahmad Salem.
L’avvocato Rossi Albertini esprime una certa perplessità rispetto ad una condanna superiore a quanto chiesto dai PM – una detenzione di 3 anni -, nonché un atteggiamento islamofobo da parte della corte e proprio per questo ha già confermato che sarà fatto ricorso in appello. Non è la prima volta, infatti, che si vedono delle condanne o dei rimpatri le cui ragioni sono controverse se non opinabili nei confronti di persone palestinesi o di origine araba e a favore della causa palestinese.
E’ quanto accaduto per esempio a Mohammed Hannoun, architetto palestinese, da 43 anni in Italia, arrestato insieme ad altre 8 persone – di cui 7 della diaspora palestinese – lo scorso dicembre con l’accusa di aver finanziato Hamas; di recente la cassazione ha annullato il suo arresto mettendo in discussione la validità delle prove dietro le accuse. E’ noto anche il caso di Mohamed Shahin, imam di Torino che il 24 novembre viene fermato dalla polizia e portato in questura, dove gli viene notificata la revoca del permesso di soggiorno e la convalida della detenzione nel CPR di Caltanissetta. Dopo 21 giorni la Corte d’appello di Torino ha annullato la detenzione.
Il caso di Ahmad Salem risulta tuttavia diverso, poiché non coinvolge una figura attiva politicamente né nel suo contesto di provenienza né tantomeno in Italia e non è mai stato provato alcun contatto con organizzazioni della resistenza palestinese. La sua unica colpa è essere in possesso di video che raccontano quanto sta accadendo nel suo paese d’origine dove tuttora risiede parte della sua famiglia. Video circolati ampiamente online, ripresi da più quotidiani nazionali anche in Italia e che sono ormai da quasi tre anni tra le fonti principali attraverso cui ci si informa su quanto sta accadendo nel Levante.
Mentre le piazze continuano a mobilitarsi in solidarietà alla popolazione palestinese, alla Camera è in corso la discussione di un nuovo Decreto Sicurezza, che dovrà essere convertito in legge entro il 25 aprile e che prevede nuove misure che avranno un impatto su chi si attiva, sulle persone migranti e su chi vive situazioni di marginalizzazione. Nel frattempo, Ahmad Salem aspetta l’appello.










