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mar
27

Presentata l’Agenda dei diritti umani in Europa!

Agenda_diritti_umani_in_Europa_coverE’ stata presentata oggi a Roma l’Agenda dei diritti umani in Europavademecum rivolto ai candidati italiani alle elezioni del Parlamento europeo che si terranno il prossimo 25 maggio. 

Lavoro congiunto realizzato dalle associazioni Antigone, Lunaria e 21 luglio, l’Agenda rappresenta la prima tappa della Campagna “Per i diritti, contro la xenofobia” promossa dalle tre associazioni e da ASGI per portare al centro del dibattito per le elezioni europee 2014 le istanze di migranti, detenuti e rom e la lotta alla discriminazione.

Il rischio di un successo delle forze politiche nazionaliste, xenofobe e razziste alle prossime elezioni europee del 25 maggio è molto alto. L’esito delle ultime elezioni amministrative in Francia, con l’affermazione del Front National, sembra confermarlo. Se questo avvenisse la vita dei migranti, dei rom e dei detenuti in Europa non diverrebbe certo più facile.

Per fare in modo che il tema della garanzia dei diritti umani dei migranti, dei rom e dei detenuti sia presente nella campagna elettorale e durante il mandato dei rappresentanti eletti, le associazioni chiedono ai candidati di impegnarsi attivamente su diversi fronti: sono infatti frequenti e molteplici le violazioni dei diritti umani che colpiscono migranti, rom e detenuti, denunciate nell’Agenda.  

Per una maggiore garanzia dei diritti dei migranti in Europa le associazioni chiedono ai candidati un impegno reale per assicurare il diritto di arrivare e di chiedere asilo, la chiusura dei centri di detenzione, il riconoscimento del diritto di voto amministrativo, l’armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di cittadinanza e il rafforzamento dell’impegno comunitario nella lotta al razzismo istituzionale.

Liberazione del territorio europeo dalla vergogna dei “campi nomadi”, blocco degli sgomberi forzati, definizione dello status giuridico dei rom inespellibili ma senza documenti, abbandono dell’uso della parola “nomade” con riferimento ai rom e rafforzamento degli strumenti esistenti per combattere i discorsi di odio sono le priorità individuate per tutelare i diritti dei rom residenti in Europa.

Introduzione in Italia del reato di tortura, garanzia effettiva di diritti fondamentali come quelli al voto, alla salute, alla formazione professionale e promozione di riforme volte a limitare il ricorso allo strumento della custodia cautelare sono le priorità individuate per assicurare una maggiore tutela dei diritti dei detenuti.

L’Agenda dei diritti umani in Europa è disponibile online all’indirizzo http://campagnaperidiritti.eu, sito web dedicato alla Campagna “Per i diritti, contro la xenofobia”.
Oltre all’Agenda, la Campagna “Per i diritti, contro la xenofobia” promuoverà un
 Osservatorio sui discorsi di odio nei confronti dei migranti, una campagna di informazione sul diritto di voto dei detenuti e la realizzazione di video-interviste sui contenuti dell’Agenda a un gruppo di candidati, di detenuti, di migranti e di rom.

Scarica l’Agenda dei diritti umani in Europa.

Clicca qui per la scheda della Campagna.

Clicca qui per il comunicato.

feb
26

Ponte Galeria: approvata mozione per chiusura temporanea. Intanto, nel Cie ennesimo tentativo di suicidio.

imagesUn ennesimo tentativo di suicido ha scosso il Cie di Ponte Galeria (Roma).
Nella notte tra lunedì e martedì, un ragazzo di vent’anni di origine libica ha tentato di togliersi la vita. Il giovane era nel Cie da tre mesi, rinchiuso dopo quattro anni di presenza sul territorio italiano.
Il ragazzo è ora ricoverato presso l’ospedale romano San Camillo, dove ha ricevuto la visita di alcuni rappresentanti della campagna LasciateCIEntrare e dell’associazione A buon diritto.

La consigliera regionale Marta Bonafoni, vice capogruppo della lista Per il Lazio, ha parlato di “ennesimo gesto di disperazione, l’ultimo di una lunga serie di gesti estremi e autolesionisti, un campanello di allarme gravissimo sulle condizioni di vita all’interno dei Cie”.

Precedenti e proteste

Già nel 2012, una cittadina tunisina di 49 anni detenuta nel Cie si era tolta la vita. Allora, il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni aveva descritto i Cie come strutture “sempre più centri di reclusione mascherata che, con la possibilità di protrarre la permanenza degli immigrati fino a 180 giorni, oggi sono molto peggiori delle carceri”.

Una situazione che è andata via via peggiorando, come dimostrano le molte denunce e le numerose proteste dei migranti. Nel dicembre 2013 e poi di nuovo qualche settimana fa, nel Cie di Ponte Galeria un gruppo di persone detenute aveva messo in atto una clamorosa protesta, cucendosi la bocca. La protesta è stata ricordata da Bonafoni, che ha sottolineato l’urgenza di “intervenire per garantire il rispetto dei diritti e la tutela della dignità umana all’interno di Ponte Galeria. Mi auguro – ha aggiunto Bonafoni – che il Consiglio regionale approvi in tempi brevissimi la mozione (qui il testo) che ho presentato e che è stata sottoscritta da tutti i capogruppo di maggioranza”.

Roma: Consiglio comunale approva mozione contro il Cie

E proprio ieri il Consiglio comunale di Roma ha approvato all’unanimità la mozione presentata dal capogruppo di Sel Gianluca Peciola (qui il testo), volta ad “avviare interventi di monitoraggio e trasparenza continui e assidui presso il Cie di Ponte Galeria, affinché vengano garantite per i cittadini migranti trattenuti condizioni di dignità, di rispetto del diritto alla difesa, di condizioni di salute decenti e di impiego di risorse atte ad evitare ulteriori motivi di sofferenza ai cittadini”. Il testo impegna il sindaco e la giunta “a esprimere formalmente al Governo nella sua interezza, al Ministro dell’Interno, ai Ministri competenti, il proprio giudizio fortemente critico nei confronti della struttura ospitata all’interno del territorio, evidenziandone i costi esosi, l’inutilità strutturale nell’economia dei processi migratori, ritenendolo soprattutto un luogo sospensivo dei diritti fondamentali e considerando l’inadeguatezza dello stesso edificio che lo ospita”. A fronte di queste considerazione, il Consiglio ne chiede “in attesa delle verifiche e dei monitoraggi richiesti, la chiusura e l’elaborazione di altre forme di accoglienza di carattere non reclusivo”.
Un segnale importante, anche se, pur esprimendo un “giudizio fortemente critico nei confronti della struttura”, non si schiera nettamente per la sua chiusura, se non temporanea in funzione di controlli.

Una mozione dai toni più decisivi è stata approvata pochi giorni fa a Torino, dove sindaco e giunta si sono impegnati a “chiedere ufficialmente al Governo di superare nel più breve tempo possibile il Cie di corso Brunelleschi”.

Che posizione prenderà in merito la Regione, chiamata ad esprimersi sulla mozione presentata da Bonafoni?

Iniziative di questo tipo rappresentano, come specificato da Bonafoni, “un passaggio necessario per avviare al più presto un’azione di monitoraggio e trasparenza su quanto accade all’interno del Centro”. Partendo, è utile sottolinearlo, dal presupposto che i Cie sono “irriformabili”, come dichiarato dalla stessa Bonafoni che, ricordando le necessità di “una reale modifica delle norme che concernono l’immigrazione”, ha sottolineato che “ogni cambio di politica in tema d’immigrazione non può che passare per l’archiviazione di queste strutture”.

Le mozioni adottate dal Consiglio comunale di Roma e di Torino, quella presentata al Consiglio regionale, costituiscono un’utile pressione politica degli enti locali sul Governo e sul Parlamento, visto che il sistema di detenzione amministrativa fa capo al Ministero dell’Interno ed è previsto per legge. Solo un intervento normativo può portare alla definitiva cancellazione dei Cie.

ott
31

Sei minori in carcere per favoreggiamento dell’immigrazione “clandestina”

imagesSono sbarcati sulle coste italiane lo scorso 5 ottobre, ma dell’Italia hanno visto solo l’Istituto penale per minorenni di Catania. E’ lì infatti che sei giovani egiziani, tutti di 16 e 17 anni, sono detenuti. L’accusa? Favoreggiamento dell’immigrazione “clandestina”.

Nessuno di loro parla italiano, e “alcuni ancora indosserebbero la maglietta con i colori dell’Italia con la quale sarebbero arrivati sulle coste del nostro Paese”, si legge nel comunicato dell’associazione Antigone, che da oltre 20 anni si batte per i diritti delle persone detenute.

“Il fatto che dei ragazzi di 16-17 anni, dopo aver vissuto con i propri occhi l’esperienza della violenza e della morte, si possano ritrovare addirittura rinchiusi in galera costituisce il segno evidente di quanto sia violenta, illiberale e ingiusta la legge Bossi-Fini sull’immigrazione, che va immediatamente abolita”, dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, secondo il quale “rimane difficile credere che per questi ragazzi, arrivati in Italia dopo aver rischiato la vita in mare e aver magari visto i propri compagni di viaggio o familiari morire, non sia stato possibile trovare una sistemazione più accogliente e congrua alla loro giovane età”.

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nov
21

San Vittore: gravi accuse di violenza sessuale

Avrebbe utilizzato “la sua posizione, le sue funzioni, i suoi pur limitati poteri e la sua quotidiana vicinanza ai detenuti per soddisfare le sue pulsioni sessuali”: è quanto scrive il gip Enrico Manzi nell’ordinanza di custodia cautelare emessa ieri nei confronti del cappellano del carcere milanese di San Vittore, arrestato con l’accusa di concussione e violenza sessuale pluriaggravata su sei detenuti, tutti cittadini stranieri, di età compresa tra i 22 e i 28 anni.

Il sacerdote è accusato di aver approfittato dello “stato di bisogno” dei detenuti, tutti di origine africana, pretendendo prestazioni sessuali in cambio di piccoli beni di prima necessità, come sigarette, saponette, spazzolini. Le violenze sarebbero proseguite anche dopo la scarcerazione, a casa del sacerdote, il quale, per ottenere prestazioni sessuali, faceva credere alle vittime di aver influito sulla loro scarcerazione. Nelle testimonianze rilasciate al gip, infatti, tutte le vittime parlano di una sorta di “timore reverenziale” nei confronti del sacerdote, ritenuto una persona “estremamente potente e influente”, che con le sue relazioni sulla loro condotta poteva influire sulle scarcerazioni.

Le indagini sono scattate a giugno, quando un detenuto, denunciando la violenza subita da parte di un altro recluso, ha raccontato anche quanto avveniva nell’ufficio del sacerdote: proprio nell’ufficio gli investigatori hanno quindi posizionato una microcamera, che ha permesso di riprendere le violenze. Al sacerdote, cappellano del carcere dal 1997, vengono contestate presunte violenze per un periodo di cinque anni, dal 2008 al 2012.

L’uomo è ora recluso nel carcere di Bollate, dove giovedì mattina si terrà l’interrogatorio di garanzia.

Le vittime sono state trasferite in altri istituti di pena, mentre gli investigatori stanno facendo accertamenti per capire se altri detenuti possano aver subito abusi dal cappellano.

 

nov
20

“Senza dignità”: il rapporto dell’Osservatorio Antigone

E’ questo il titolo del nono Rapporto Nazionale sulle condizioni di detenzione, redatto dall’Osservatorio dell’associazione Antigone.

Da nove anni, l’Osservatorio visita tutti gli istituti di pena presenti sul territorio nazionale, illustrando la situazione nelle carceri, le problematiche, i dati sui detenuti e avanzando proposte di miglioramento. Quest’anno, per la prima volta, il Rapporto è accompagnato da un documento web, “Inside Carceri”, composto da video, fotografie e dati audio ripresi all’interno di 25 Istituti di pena italiani.

Come è noto, uno dei maggiori problemi delle carceri italiane risulta il sovraffollamento: come afferma il rapporto, “l’Italia resta il paese con le carceri più sovraffollate nell’Unione Europea”. Il tasso di affollamento “è oggi infatti del 142,5% (oltre 140 detenuti ogni 100 posti). La media europea è del 99,6%”. Una situazione che non è migliorata nemmeno dopo la dichiarazione dello stato di emergenza per il sovraffollamento carcerario, che risale al 13 gennaio 2010, anzi: “il numero dei detenuti al 31/12/2009, subito prima della dichiarazione dello stato di emergenza, era di 64.791. Al 31/10/2012 la presenza era di 66.685 detenuti, 1.894 in più”, per lo più uomini, in maggioranza italiani.

I 23.789 detenuti stranieri costituiscono il 35,6% dei detenuti, una percentuale ormai stabile da tempo, come indica il Rapporto, che ha “pochi paragoni in Europa”.

La presenza degli stranieri nelle carceri italiane è da ricondurre in buona parte alle ultime modifiche normative in materia di immigrazione, che hanno prodotto maggiori flussi all’interno del sistema carcerario, tanto che tra le proposte per migliorare la situazione negli istituti penitenziari, e in particolare il sovraffollamento, l’Osservatorio indica la necessità di “intervenire in modo drastico sulle tre leggi che producono – senza benefici per la sicurezza collettiva – i maggiori flussi di ingresso in carcere: la legge ex-Cirielli, la legge Fini-Giovanardi e la legge Bossi-Fini”.

In particolare, il Rapporto indica come l’art. 14, commi 5 ter e 5 quater, del Decreto Legislativo n. 286/1998 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, modificato dalla legge n.94 del 15 luglio 2009 ) è stato giudicato incompatibile con la Direttiva europea sui rimpatri, peraltro recepita dall’Italia in ritardo. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea il 28 aprile 2011 ha infatti affermato l’incompatibilità tra il diritto comunitario e la legge italiana, che puniva con il carcere l’inottemperanza all’ordine di espulsione da parte di un cittadino irregolarmente presente sul territorio nazionale. A seguito della sentenza della Corte Europea, con il Decreto-legge n. 89/2011 l’Italia ha completato il recepimento della direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini comunitari, e della direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei cittadini irregolari di Paesi terzi, escludendo il ricorso al carcere. Nonostante ciò, il Rapporto rileva come ad oggi “la percentuale degli stranieri tra i detenuti è scesa di poco rispetto al dicembre del 2010, quando era del 36,7%”.

Per quanto riguarda i reati, quelli maggiormente diffusi tra i detenuti stranieri sono “quelli previsti dalla legge sulle droghe” Fini-Giovanardi, una delle normative che secondo il Rapporto andrebbe rivista.

Il rapporto dedica un approfondimento ai casi di “salute negata”. Tra i sei casi raccontati nel rapporto c’è quello di un cittadino ruandese deceduto a Roma nel settembre scorso. Così lo racconta Antigone:

“N. C. 1962 Anno di nascita: 1962, decesso nel 2012 Nazionalità: Ruanda Extracomunitario, in Italia – a suo dire – da 28 anni, ma privo di permesso di soggiorno e di ogni altro tipo di documento. Capisce l’italiano ma lo parla in maniera rudimentale. Non è mai riuscito a vedere o a mettersi in contatto con l’avvocato d’ufficio. Non riesce ad acquisire copia della cartella clinica perché non dispone dei pochi euro necessari per le fotocopie. È affetto da insufficienza renale cronica (due dialisi settimanali) e da una grave cardiopatia di natura non ben precisata per mancanza di adeguati accertamenti. Muore all’Ospedale Pertini nel settembre 2012 probabilmente durante una dialisi. Non è stato possibile acquisire notizie certe sulle modalità e sulle cause della morte.”

Ad un mese dalla fine dell’anno, i detenuti morti in carcere sono 93 di cui ben 50 per suicidio e tre le violenze gravi riscontrate.

Il Rapporto identifica le figure professionali che non dovrebbero mancare all’interno delle strutture penitenziarie, considerando anche che “nel tempo sono cambiate le caratteristiche della popolazione detenuta (maggiore presenza di stranieri, di persone con problemi psichici o di tossicodipendenza)”: vanno quindi “promosse nuove figure professionali, ossia mediatori culturali, psichiatri e psicoterapeuti, agenti di sviluppo locale”. Per quanto riguarda i mediatori culturali, il rapporto è di 1 a 74: ovvero c’è un mediatore ogni 74 detenuti.

Clicca qui sintesi del rapporto:

Vai al web document Inside Carceri: http://www.insidecarceri.com/