feb
27

Un’occasione da non perdere

razz1La Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI), organismo del Consiglio d’Europa, rende note, in un rapporto, le conclusioni sull’attuazione di una serie di raccomandazioni formulate, nel 2012, all’interno dei report nazionali su Islanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo e Montenegro. Come parte integrante del lavoro di monitoraggio generale dell’ECRI, si tratta di un nuovo processo di follow-up intermedio, introdotto per verificare, a due anni dalla pubblicazione di ogni rapporto, che cosa è stato fatto, in relazione alle raccomandazioni prioritarie suggerite a ciascun Paese, quali sono i progressi, ma anche per sottolineare ciò che non è stato concretizzato.

Sulla base della risposta fornita da ciascun governo interpellato, e sulla base delle informazioni raccolte da altre fonti, l’Ecri ha elaborato le sue conclusioni sul modo in cui le sue raccomandazioni sono state seguite. Queste conclusioni riguardano solo le raccomandazioni prioritarie, e non forniscono un’analisi completa del Paese in questione.

In particolare, per quel che riguarda l’Italia, in materia di razzismo e discriminazioni, c’è ancora molta strada da percorrere. A cominciare dal potenziamento dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali). “L’Unar – denuncia il Consiglio d’Europa – non rispetta i principi di indipendenza degli equality bodies”, cioè degli organismi incaricati di assistere le vittime di discriminazioni e di promuovere l’uguaglianza. Quindi, oltre a rendersi, prima di tutto, un’authority indipendente (perché ancora parte integrante della Presidenza del Consiglio dei Ministri), l’Unar avrebbe dovuto, inoltre, ampliare concretamente il suo raggio d’azione estendendolo a tutti i casi di discriminazione, come quelli basati sulla religione, il genere o l’orientamento sessuale, che a tutt’oggi sono ancora in una fase di limbo giuridico/legislativo.

Inoltre, l’Unar attualmente può soltanto esprimere pareri e non rappresentare in giudizio le vittime di discriminazione o avviare cause, cosa che comporta un enorme limite d’azione.

L’Ecri, nel 2012, aveva anche chiesto all’Italia di tutelare maggiormente i cittadini rom e di assicurare loro piena protezione, nel rispetto delle garanzie della legge internazionale in materia. Ad oggi, si confermano alcuni piccoli passi in avanti, dopo la dichiarazione, nel novembre 2011, del superamento della cosiddetta “emergenza nomadi”, dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato. Tuttavia, l’attuazione concreta di una strategia nazionale d’integrazione stenta ancora a decollare. Mentre, rileva l’Ecri, continuano ancora numerosi gli sgomberi, senza le necessarie garanzie e senza che siano rese disponibili delle sistemazioni alternative.

Il terzo punto di richiamo, nelle considerazioni dell’ Ecri, riguarda l’accesso dei profughi alle procedure d’asilo. Nonostante qualche parziale miglioramento, l’Ecri rileva ancora troppi respingimenti sbrigativi alla frontiera, basati su accordi bilaterali che, molto spesso, non consentono ai migranti di essere informati della possibilità di presentare domanda di protezione internazionale. Inoltre, entro Luglio 2015, l’Italia deve recepire le più recenti direttive europee in materia di protezione internazionale. Questa riforma, sottolinea l’Ecri, può costituire l’occasione definitiva per codificare, in un testo unico, tutte le attuali disposizioni sull’asilo, che oggi risultano ancora divise in atti legislativi locali, che rendono l’applicazione delle norme piuttosto farraginosa e poco chiara.

L’Ecri sollecita l’Italia, quindi, a migliorare ancora i contenuti e le azioni di queste tre raccomandazioni, che sino ad oggi hanno trovato una risposta parziale, in vista del prossimo report nazionale.

Scarica qui il documento dell’Ecri

feb
25

Sull’altra sponda del mare: Libia, ISIS e migrazioni

Libya-migrants1Negli ultimi giorni il Mediterraneo è scosso da venti di guerra che soffiano verso sud. La Libia, il paese del Maghreb che ospita decine di migliaia di profughi da tutta l’Africa, oggi si presenta paurosamente frammentato: due governi che si definiscono entrambi legittimi, quasi duemila gruppi di guerriglieri, l’ISIS oramai onnipresente e decine di barconi che settimanalmente prendono il largo alla volta dell’Europa.
E mentre alcuni giornali italiani urlano alla futura invasione dei terroristi nascosti tra i profughi, i richiedenti asilo in fuga dalla Libia continuano a morire tentando di raggiungere Lampedusa: oltre 300 solo pochi giorni fa, la maggioranza ancora dipersi, e 29 di loro spirati addirittura per ipotermia sulle imbarcazioni della guardia costiera.

Un dramma che ha portato nuovamente al centro del dibattito pubblico il senso dell’operazione Triton, coordinata da Frontex, tanto che in molti, dall’ex premier Enico Letta al delegato dell’UNHCR per il sud Europa Lauren Joelles, hanno chiesto di riflettere sull’avvio di una nuova operazione Mare Nostrum.
Segnaliamo la nuova puntata di Passpartù, trasmissione dell’agenzia radiofonica Amisnet.

Ospiti della puntata:
Emmanuela Pioli, Redattrice di East Journal
Fulvio Vassallo Paleologo, Avvocato e Docente di diritto d’asilo Universita’ di Palermo

Passpartù:
La selezione musicale di questa puntata è stata curata da: Jahman
Passpartù, la radio a porte aperte è un programma a cura di Marco Stefanelli
Per notizie, suggerimenti e commenti scriveteci a: passpartuitalia@gmail.com

 

feb
19

L’accoglienza in famiglia per una migliore inclusione

img4Sono passati sette anni da quando il comune di Torino ha avviato il progetto “rifugio diffuso” per permettere ai richiedenti asilo arrivati nel capoluogo piemontese di essere accolti non in grandi centri ma nelle case dei privati, in famiglia. Da quando è stato avviato il 90% dei richiedenti asilo ha concluso positivamente le prime fasi del proprio percorso di inclusione sociale. E mentre a Torino sempre più associazioni si stanno spendendo per supportare questo progetto, a Roma altre associazioni, stanno cercando di portare avanti un’idea diversa ma che con l’inclusione sociale delle comunità di origini straniere in Italia ha molto a che vedere: l’apertura del centro interculturale di Roma capitale multietnica.

Segnaliamo la nuova puntata di Passpartù, trasmissione dell’agenzia radiofonica Amisnet.

Ospiti della puntata:
Sergio Durando, Direttore dell’Ufficio Pastorale Migranti Diocesi di Torino
Gianguido Palumbo, Presidente di Mondita Associazione Inter-etnica Italiana

Passpartù:
La selezione musicale di questa puntata è stata curata da: Jahman
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feb
12

Dal Sele a Rosarno schiavi sono anche i braccianti stanziali

lavoratori-stagionali-okPiana del Sele, zona di braccianti stanziali, di uomini e donne che vivono qui da anni non di gente che si muove rincorrendo la raccolta dei pomodori e quella delle arance. Eppure anche qui il lavoro sfruttato è l’unico possibile per chi lavora in agricoltura e anche qui i braccianti stranieri vivono in condizioni pietose ai limiti della dignità umana. Si può ripartire da qui per immaginare un sistema diverso?
Segnaliamo la nuova puntata di Passpartù, trasmissione dell’agenzia radiofonica Amisnet. 

Dal Sele a Rosarno schiavi sono anche i braccianti stanziali

Dal 2013 Medici per i diritti umani sta portando avanti il progetto “Terra Giusta” che si articola in due attività principali: un monitoraggio socio-economico delle comunità di braccianti stranieri dispersi nelle campagne del sud Italia e un’assistenza sanitaria di prossimità nei confronti dei lavoratori stessi.
Attraverso le testimonianza di MEDU e della CGIL, Passpartù questa settimana tenterà di dipingere uno spaccato delle campagne italiane divise tra nuovo feudalesimo e vecchio schiavismo.

Ospiti della puntata:
Giulia Bari, Medici per i diritti umani
Anselmo Botte, CGIL Salerno

Passpartù:
La selezione musicale di questa puntata è stata curata da: Jahman
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feb
05

La memoria di ieri per il mondo del domani

immagine-per-cieCome reagiremmo se le leggi razziali che hanno straziato l’Europa durante gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso venissero approvate nuovamente oggi? E se invece che contro gli ebrei si scagliassero contro
gli immigrati, i rom, la diversità di ogni genere, saremmo capaci di riconoscerle ancora come leggi razziste e palesemente discriminatorie?
Segnaliamo la nuova puntata di Passpartù, trasmissione dell’agenzia radiofonica Amisnet.

La memoria di ieri per il mondo di domani

Sono queste alcune delle questioni sulle quali si sono concentrati una serie di incontri organizzati a Roma in vista della Giornata della Memoria.
A molti potrebbe sembrare azzardato intersecare la discussione sulle leggi razziali del ‘900, e sugli sconvolgimenti sociali che causarono, e quella sulle attuali politiche perseguite dai governi di molti paesi europei in fatto di immigrazione, ma “così non è” sostiene Gabriella Guido portavoce della campagna Lasciatecientrare, le leggi razziali non sono solo un retaggio del passato e non lo è nemmeno la discriminazione tra gli uomini, per averne una dimostrazione basta guardare alle condizioni dei centri per immigrati sparsi per la Penisola.

Ospiti della puntata:
Gabriella Guido, Portavoce della campagna LasciateCIEntrare
Stefano Marafante, Produzioni teatrali “La bilancia”
Yasmine Accardo, Garibaldi 101

Passpartù:
Parte della selezione musicale del programma è stata curata da: Jahman
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feb
03

19.000 arresti e racial profiling: ecco cosa è stato Mos Maiorum

mob119.000 persone fermate in due settimane, di cui più di un quarto cittadini siriani: sono alcuni dei dati diffusi da Statewatch relativi a ‘Mos Maiorum‘, l’operazione di polizia europea lanciata lo scorso ottobre 2014 dal governo italiano durante il semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea (ne abbiamo parlato qui). Secondo l’associazione londinese, che ha messo a confronto i report finali delle ultime operazioni, il numero dei fermati è raddoppiato rispetto alla precedente operazione Perkunas (10.459 fermi in due settimane), e addirittura quadruplicato in confronto all’operazione del 2012, Aphrodite (5.298 fermi in due settimane).

Proprio nel report finale dell’operazione Mos Maiorum, redatto dal Consiglio dell’Unione Europea, si evidenzia che “i cittadini siriani sono stati quelli maggiormente identificati (5088 persone), seguiti da afghani (1466 persone), serbi (in particolare kosovari, 1196) ed eritrei”. Poco più di 11mila le richieste di protezione internazionale presentate dopo l’intercettazione dagli stranieri controllati. Il report non esplicita invece, esattamente come i documenti relativi alle precedenti operazioni, il numero degli agenti coinvolti. Piuttosto, sottolinea che “per motivi sconosciuti Mos Maiorum ha catturato l’attenzione dei mass media, che hanno etichettato l’operazione come un’azione finalizzata all’arresto dei migranti, nonostante gli obiettivi fossero l’individuazione di reti criminali coinvolte nel favoreggiamento dell’immigrazione irregolare e il monitoraggio dei percorsi usati dai trafficanti. Un obiettivo raggiunto, visto che sono stati fermati 257 trafficanti”, si legge nel report. In realtà, per conoscere quelli che dal Consiglio vengono definiti “motivi sconosciuti” si potrebbe fare riferimento proprio ai dati: basta infatti confrontare il numero dei trafficanti arrestati (257, di cui 53 fermati alle frontiere esterne e 204 ai confini interni), e quello dei cittadini stranieri fermati, appunto più di 19.000. Del resto, lo stesso Statewatch sottolinea che nel documento di avvio dell’operazione di polizia uno degli obiettivi dichiarati era proprio “arrestare i migranti irregolari”.
Inoltre, un’altra critica mossa dai media all’avvio di Mos Maiorum riguardava il rischio di incorrere in quello che in inglese viene definito racial profiling, di fatto una schedatura su base etnica. Un rischio che almeno sulla carta si era cercato di evitare: con l’avvio dell’operazione si raccomandava agli stati partecipanti – tutti i membri dell’Unione Europea, ad eccezione di Croazia, Grecia e e Irlanda – di “portare avanti le attività nel pieno rispetto della dignità umana, mantenendo i più alti standard di professionalità e rispetto dei diritti umani, evitando ogni trattamento discriminatorio e avendo cura dei bisogni speciali dei gruppi vulnerabili”. Raccomandazioni che, stando a quanto riportato da Statewatch, non sembrano essere particolarmente servite: riprendendo alcune delle segnalazioni raccolte tramite la campagna Map Mos Maiorum, l’associazione evidenzia che nelle operazioni di controllo e fermo ci sarebbe stata una forte presenza, da parte delle forze dell’ordine, di comportamenti discriminatori e stigmatizzanti.

Un gruppo di europarlamentari, tra cui l’italiana Barbara Spinelli, ha scritto una lettera aperta criticando “lo scaricamento di responsabilità messo in atto dal Consiglio dell’Unione Europea”: alle richieste di chiarimento su Mos Maiorum, il Consiglio avrebbe risposto che l’operazione è stata condotta sotto la responsabilità del governo italiano. In realtà, come ricordato dagli europarlamentari, l’operazione di polizia europea fu lanciata a ottobre dalla presidenza italiana, allora a capo del semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, e l’operazione Mos Maiorum fu concordata durante la definizione del programma di lavoro del Consiglio. Infine, come sottolineato anche da Asgi – che definì l’operazione un’azione politica “miope e disumana” – secondo quanto contenuto nella proposta trapelata lo scorso 10 luglio gli Stati membri dovevano confermare la propria partecipazione anche al Segretariato generale del Consiglio: un aspetto che conferma il coinvolgimento dell’istituzione europea in questa operazione.

gen
29

Bari, i rifugiati dalla casa alla strada

casa_rifugiato_1Era il febbraio 2014 quando qualche centinaio di rifugiati e richiedenti asilo occuparono a Bari l’ex convento di S. Chiara diventato in breve conosciuto come la “Casa del rifugiato”. Dopo dieci mesi l’occupazione è stata sgomberata e i migranti costretti a vivere, per decisione della prefettura, in un deposito abbandonato e cadente. Che ne sarà di loro ora? Segnaliamo la nuova puntata di Passpartù, trasmissione dell’agenzia radiofonica Amisnet.

Bari, i rifugiati dalla casa alla strada

Mentre a Bari la lotta per il diritto ad un’accoglienza dignitosa continua, a Genova un’altra associazione, l’Ambulatorio Internazionale Città Aperta, porta avanti una battaglia diversa sul fronte del diritto alla salute.
Da oramai vent’anni, da prima della legge Turco-Napolitano infatti, questo ambulatorio sociale tenta di dare una risposta ad un’esigenza importante com’è, appunto, l’accesso alle cure mediche di base per quei cittadini stranieri irregolari che, solo per il fatto di non avere un permesso di soggiorno valido, si ritrovano isolati ai margini della società senza alcun diritto a veder soddisfatte le loro esigenze mediche.
Un altro esempio di come, in Italia, le associazioni che operano nel campo dell’attivismo e del volontariato sono quelle che riescono a mettere una toppa nelle voragini causate dalla politica istituzionale.

Ospiti della puntata:
Gianni, Collettivo Rivoltiamo la precarietà
Guia Flego, Medico dell’Ambulatorio Internazionale Città Aperta
Caterina Pizzimenti, Presidente dell’Ambulatorio Internazionale Città Aperta

Passpartù:
La selezione musicale del programma è stata curata da: Jahman
Passpartù, la radio a porte aperte è un programma a cura di Marco Stefanelli
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gen
22

La paura dell’Islam ai tempi di Charlie Hebdo

 

Senza-titolo-2L’11 settembre europeo”: è stato definito così da molti giornali italiani ed esteri l’attacco che la mattina del 7 gennaio scorso ha sconvolto Parigi e l’Europa.
Ma a quasi 15 anni dall’attacco alle torri gemelle come si è comportata la stampa? Avrà continuato a far leva sulla paura del diverso armando i cittadini gli uni contro gli altri con idee d’odio e violenza? Secondo l’avvocato Luca Bauccio si, e non è il solo a crederlo.

Segnaliamo la nuova puntata di Passpartù, trasmissione radiofonica di Amisnet:

La paura dell’Islam ai tempi di Charlie Hebdo

In questa puntata cerchiamo di capire cosa si nasconde dietro il termine islamofobia e quanto è corretta la dicotomia presentata oramai come naturale dai media italiani tra islam moderato e islam radicale.

In conclusione di trasmissione affronteremo il tema della libertà di espressione proprio a partire dalle vignette di Charlie Hebdo perché se nel mondo tutti hanno condannato la gravità dell’attentato parigino, in molti hanno anche espresso dei dubbi sulla legittimità di quelle vignette satiriche.

Ospiti della puntata:
Luca Bauccio, Avvocato esperto di diritto dell’informazione

Passpartù:
Per approfondire gli argomenti trattati è possibile leggere integralmente i quattro articoli citati in trasmissione di: Maria Lombardi, Francesco Grillo, Cas Mudde e Giuseppe Acconcia per leggere gli articoli clicca qui)
Parte della selezione musicale del programma è stata curata da: Note d’Oriente
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gen
12

In fuga dalla leva e dalla dittatura. L’Eritrea oggi

amisnetNel solo 2013, 20.000 cittadini eritrei hanno lasciato il proprio paese per chiedere protezione internazionale (dati Unhcr). Una tendenza in continuo aumento: rispetto al 2012, il 2013 ha conosciuto un incremento delle richieste di asilo avanzata da persone eritree del 77%. Cosa spinge queste persone a lasciare la propria terra? La nuova puntata di Passpartù ripercorre e analizza le motivazioni che ci sono alla base dell’abbandono da parte di molte persone dell’Eritrea, alla ricerca di asilo e protezione altrove. Lo fa con Gabriel Tzeggai, attivista e profugo eritreo, e Meron Estefanos, giornalista di Radio Erena.
Segnaliamo la nuova puntata di Passpartù, trasmissione radiofonica di Amisnet:

In fuga dalla leva e dalla dittatura. L’Eritrea oggi

Sono stati 20.000 secondo l’UNHCR i richiedenti asilo eritrei nel solo 2013, il 77% in più rispetto all’anno precedente. Numeri altissimi per un Paese di neanche 6 milioni di cittadini e che ci dicono molto sulla brutalità della dittatura di Asmara dalla quale questi uomini e queste donne cercano di fuggire.

Una brutalità che si concretizza essenzialmente nella militarizzazione totale della società eritrea: il servizio militare obbligatorio che impegna uomini e donne dai 18 ai 40 anni ma che può durare anche oltre, le violenze e le torture rivolte contro chiunque si opponga al regime, la possibilità di lavorare soltanto nei settori decisi dal Governo ricevendo venendo per di più una paga da fame, il razionamento del cibo e il boom del mercato nero.

Se tutte queste argomentazioni giustificano senza dubbio le partenze però, i viaggi verso l’Europa e Israele che questi profughi intraprendono non sono semplici. Decine e decine di migranti vengono infatti rapiti da bande di criminali che li torturano chiedendo un riscatto alle loro famiglie, e così un numero indefinito di eritrei ha trovato la morte in queste camere di tortura nascoste nel torrido deserto del Sinai.

Ospiti della puntata:
Gabriel Tzeggai, Attivista e profugo eritreo
Meron Estefanos, Giornalista di Radio Erena

Passpartù:
Per saperne di più sulla questione dei profughi eritrei visita il sito di Archivio Memorie Migranti o la mappa interattiva del progetto Across The Sea
In redazione questa settimana: Marzia Coronati
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dic
19

Passpartù on air: ‘Un’altra accoglienza è possibile. Il caso Mafia Capitale.’

como-llegar-romaPochi giorni fa è esploso l’affaire Mafia Capitale ma cosa ci dice questa vicenda in più rispetto a quello che già sapevamo sul business dell’accoglienza dei migranti? E da quali basi possiamo ripartire, oggi, per immaginare un sistema diverso? Questi sono alcuni degli argomenti che Passpartù oggi prova ad affrontare in una lunga chiacchierata con l’associazione Laboratorio 53.

Segnaliamo la nuova puntata di Passpartù, la trasmissione radiofonica di Amisnet:

Un’altra accoglienza è possibile. Il caso Mafia Capitale. 

I movimenti antirazzisti già da tempo denunciavano il grande business dell’accoglienza dei profughi, tantissime inchieste dal basso sono state fatte ai tempi del Piano di Emergenza Nord Africa tra 2011 e 2013 eppure nulla si è mosso e, mentre le associazioni criticavano la mala gestione dell’accoglienza e lo sperpero inammissibile di fondi pubblici, le prefetture e le diverse istituzioni non aprivano bocca.
Cooperative ed enti gestori hanno continuato e continuano indisturbati da anni ad arricchirsi sulla pelle dei migranti senza garantire loro un’accoglienza degna.
Oggi però l’inchiesta Mafia Capitale ha scoperchiato il pentolone e quello che ne è uscito fuori non piace a nessuno, ma mentre tutti giocano a rimpallarsi le responsabilità noi ci siamo chiesti il perché di questo clamore su fatti che tutti immaginavamo, le motivazioni di questo scandalo tra la pubblica opinione e, soprattutto, da dove ripartire per immaginare un modello diverso di accoglienza.
Monica Serrano di Laboratorio 53 ci aiuta a orientarci di fronte ad un panorama che appare ogni giorno più confuso.

Ospiti della puntata:
Monica Serrano, Laboratorio 53

Passpartù:
Alcuni frammenti della trasmissione di questa settimana sono tratti dalla puntata di Passapartù del 3 maggio 2013 “Vogliamo decidere delle nostre vite”
Passpartù, la radio a porte aperte è un programma a cura di Marco Stefanelli
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