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Cronache di ordinario razzismo

Cronache di ordinario razzismo

Cronachediordinariorazzismo.org è un sito di informazione, approfondimento e comunicazione specificamente dedicato al fenomeno del razzismo curato da Lunaria in collaborazione con persone, associazioni e movimenti che si battono per le pari opportunità e la garanzia dei diritti di cittadinanza per tutti.

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Tre anni dopo Cutro, il Mediterraneo continua a inghiottire vite

4 Marzo 2026

Ci siamo detti e dette “Mai più” dopo il 13 Ottobre del 2013 e dopo il 26 Febbraio del 2023. In tutto questo tempo non facciamo che ripeterci  con rabbia e rammarico “Ancora una volta”.
Sono passati tre anni dal naufragio di Steccato Cutro, una strage che è costata la vita a 94 persone migranti, di cui 35 minori. Nonostante gli ennesimi “mai più”, in questi tre anni, sfuggendo ai riflettori della copertura mediatica, nel Mediterraneo non si è smesso di morire. L’ultima strage, silenziosa, è avvenuta a seguito del Ciclone Harry, il quale oltre ad aver messo in ginocchio la Sicilia e la Calabria, ha reso ancora più pericoloso attraversare il Mediterraneo. Nelle ultime settimane sia in Italia che a Malta la risacca sta portando a riva una serie di corpi: molti non identificabili, vite senza nome le cui storie sono finite tra le onde del mare. 

Le ricostruzioni fino ad ora

Tra il 15 e il 21 gennaio diverse imbarcazioni dalla Tunisia e dalla Libia non hanno più dato informazioni del loro arrivo. Si stima che siano state almeno 1000 le persone ad essersi imbarcate per raggiungere l’Europa. Sono partite, nonostante il vento del ciclone Harry anticipasse la pericolosità del viaggio, non c’erano milizie che potevano fermarle. Il 24 gennaio il giornalista di Radio Radicale Sergio Scandura segnala attraverso un post su X la perdita di traccia di otto imbarcazioni partite dalla Tunisia: stimate 380 persone disperse. Lo stesso giorno viene soccorso Ramadan Konte, il quale testimonia di essere l’unico superstite di un naufragio che ha coinvolto altre cinquanta persone. Altre testimonianze arrivano, insieme alle preoccupazioni, questa volta dalla sponda libica: l’organizzazione Refugees in Lybia testimonia la partenza di circa 24 imbarcazioni, di queste una ha raggiunto l’Italia e un’altra ha fatto ritorno a Sfax. Degli altri 22 natanti si è persa traccia.

Il 2 Febbraio Mediterranea Saving Humans lancia l’allarme: “Potrebbero essere 1000 le persone disperse in mare durante il ciclone Harry”; e mentre iniziava ad aleggiare un ennesimo sospetto di negligenza da parte delle autorità maltesi e italiane, proprio sulle coste dell’isola e dello stivale il mare ha  iniziato a restituire la sua triste testimonianza.

In Italia fino ad ora sono state rinvenute sulle coste calabresi e siciliane 15 salme, delle quali in molti casi non è possibile identificare né il genere né l’età. In Libia sono stati invece recuperati 7 corpi, tre dei quali di tre bambini. Altri ritrovamenti ci sono stati anche a Malta. Nonostante i numeri sulle stime dei dispersi oscillino – l’Oim si ritiene più cauta, stimando 500 persone disperse – ciò che rimane certo è quanto queste morti non siano casuali.


Il Mediterraneo fossa comune della Fortezza Europa

“Mai più” abbiamo detto e ancora una volta le istituzioni si sono tradite. Queste morti, difatti, non sono tragedie: le tragedie arrivano all’improvviso, trame dettate dalla legge del fato. Ma a scrivere l’epilogo delle storie di quelle persone che hanno scelto di migrare sono state le leggi delle istituzioni europee, quelle passate, quelle presenti – come non dimenticare la macabra ironia del DL 20/2023 che porta informalmente il nome di uno dei luoghi di quelle stragi – ma anche future. Siamo alla vigilia dell’entrata in vigore del Patto Europeo Migrazioni e Asilo che consacra l’immagine di un vecchio continente sempre meno solidale e sempre più barricato in una fortezza. Nel frattempo assistiamo alla circolazione della bozza del nuovo Disegno di Legge in materia di Immigrazione, il quale, tra le tante proposte, sembra prevedere la possibilità di istituire una sorta di blocco navale, interdicendo per “ragioni di sicurezza nazionale” l’attraversamento dei confini via mare. Tutto pur di fermare chi migra, chi soccorre, chi crede ancora nella possibilità di scegliere del proprio destino una vita migliore e perseguire quella scelta. Tutto pur di portare avanti un’idea di Stato e di Società secondo la quale a dover essere protetti sono i confini e un’idea di identità nazionale omogenea inventata e poi ribadita con parossismo. Tutto pur di non proteggere, invece, le persone e i loro diritti. 


Gli ultimi soccorsi 

Mentre il 26 Febbraio scorso si svolgeva la veglia in ricordo delle vittime della Strage di Cutro, ancora una volta ci siamo ritrovati a contare. Da quella notte del 2023 siamo arrivati a 3000, secondo Save The Children di queste sono 300 i bambini e le bambine che hanno perso la vita attraversando il mediterraneo. Un mare che non smette di essere la via per raggiungere l’Europa, in cui non si smette di morire, ma nemmeno di salvare, nonostante tutto. L’Ocean Vikings ha di recente soccorso più di 147 persone; la Life Support ne ha tratte in salvo altre 14 approdate a Bari. La Guardia costiera tramite le sue motovedette ha soccorso 103 persone approdate a Pozzallo mentre sono terminate le operazioni di soccorso da parte dell’ONG tedesca Solidaire, approdata a Marina di Ravenna con 114 persone migranti. Numeri certamente più limitati rispetto a quante persone invece non riescono a raggiungere un porto sicuro, ma che testimoniano quella parte di società che rivendica il diritto alla libertà di movimento e la migrazione come un atto politico di autodeterminazione.
Alarm Phone segnala un’altra imbarcazione diretta verso l’Italia alla deriva nel Mediterraneo. A bordo ci sono 100 persone. Le autorità italiane e maltesi ancora non hanno dato risposte rispetto all’allarme lanciato. Noi continuiamo ad aspettare notizie, sperando che l’attesa non diventi ritardo, e il ritardo l’ennesimo “ancora una volta”.

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Filed Under: News, Primo piano

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