
“Per me il problema non è neanche tanto che le nostre parole non sono sexy, il problema è che non abbiamo mai avuto un rapporto di forza per farne usare almeno una”.
“Il nero è sempre la persona povera, ai margini, anche quando non è criminale, è sempre uno che fa fatica, non è mai la persona intelligente, preparata, che ha studiato, che ha i figli che vanno all’università. Quella roba non c’è mai”.
“Una giornalista di un importante canale televisivo mi ha avvicinato per chiedermi se volessi raccontarle la mia storia. Questo è puro razzismo. Non si è fermata un attimo a considerare che anch’io ero un giornalista, un suo collega. Mi ha visto come un “testimone””.
Ci sono i fatti e ci sono le notizie, i racconti e le rappresentazioni.
Quanto questi ultimi sono in grado di rispecchiare la complessità dei primi?
E’ un problema antico, che mette in causa in primo luogo il ruolo e il lavoro dei mezzi di informazione e, anche, il rapporto tra i media e il potere, in particolare quando al centro della notizia vi sono temi e fenomeni sociali oggetto di propaganda e di speculazione politica.
Ad esempio, è ben noto che un certo modo di raccontare le migrazioni contribuisca ad alimentare diffidenza, ostilità e paura nei confronti delle persone migranti, rifugiate, con background migratorio e razzializzate. Alessandro Dal Lago la definì molti anni fa una tautologia della paura.
Il fatto che negli ultimi anni la diffusione delle nuove tecnologie, dell’uso delle piattaforme dei social network e poi dell’intelligenza artificiale abbia modificato profondamente le modalità di produzione, di diffusione e di fruizione delle informazioni, non rende irrilevante (non ancora) il ruolo svolto dai media mainstream nell’orientare l’opinione pubblica. In un paese “vecchio” come l’Italia, ad esempio, i canali radiotelevisivi restano la fonte di informazione privilegiata dalla popolazione più anziana.
Ce ne siamo occupati spesso su questo sito e nei nostri libri bianchi, soffermandoci soprattutto sulle caratteristiche del linguaggio e delle narrazioni mediatiche riferite alle migrazioni. Il lavoro sistematico di osservazione svolto dall’associazione Carta di Roma, fotografa annualmente la copertura mediatica delle migrazioni da parte di sette quotidiani nazionali e dei più importanti Tg televisivi.
Tende però a restare nell’ombra ciò che sta all’origine di queste narrazioni, l’insieme di quegli elementi strutturali sociali, economici, culturali e istituzionali che determinano il funzionamento e l’accessibilità del sistema mediatico ostacolando il consolidamento di un’informazione plurale e non discriminatoria, capace di rispecchiare maggiormente la pluralità e la complessità della società contemporanea.
Si può fare qualcosa per cambiarli? Sono domande che ci facciamo da molto tempo. E’ importante non smettere di porsele e di cercare risposte, sapendo che il ruolo dell’informazione, ancor più nel contesto della crisi democratica profonda che stiamo attraversando, resta cruciale.
Le tentazioni autoritarie e le pulsioni populiste e nazionaliste sono infatti sempre più forti e trovano nell’uso spregiudicato della rete da parte degli imprenditori politici del razzismo un ulteriore cassa di risonanza, che troppo spesso rimbalza sui media mainstream riempendoli di semplificazioni, pregiudizi, stereotipi e discriminazioni.
Si tratta di capire se, ad esempio, una collaborazione collettiva più intensa, coraggiosa e innovativa tra gruppi di persone razzializzate, associazioni umanitarie e antirazziste e professionisti dei media, possa o meno contribuire a rompere la mono-tonia della narrazione sia per quanto riguarda chi fa informazione, sia per quanto riguarda i contenuti e le voci delle narrazioni.
Da questa domanda ha preso spunto un lavoro di inchiesta svolto da Lunaria in collaborazione con l’associazione Carta di Roma, AMAM-African Media Association Malta (M), ANTIGONE (GR) e Maldita.es (Es) nell’ambito del progetto MILD, More correct Information, Less Discrimination.
Le frasi citate all’inizio sono state pronunciate da alcune delle 68 persone intervistate in Grecia, Italia, a Malta e in Spagna, tra giornaliste e giornalisti, attiviste e attivisti e professionisti della comunicazione ed esemplificano molto bene alcuni limiti del rapporto tra media e mondo delle migrazioni.
I risultati di questo lavoro sono da oggi disponibili online grazie alla pubblicazione del rapporto europeo Le persone migranti, rifugiate e razzializzate. Da oggetto a soggetto di informazione, qui:
https://www.cronachediordinariorazzismo.org/wp-content/uploads/Mild_Report_Europeo_IT_DEF.pdf
Il rapporto si articola in 5 capitoli analizzando il contesto organizzativo e la composizione del personale delle realtà intervistate, il livello di consapevolezza della presenza del razzismo all’interno e all’esterno delle organizzazioni, le caratteristiche più ricorrenti nella produzione delle narrazioni e le esperienze sinora sperimentate per produrre narrazioni nuove. Nel capitolo finale, alcuni suggerimenti di lavoro delineano alcuni possibili percorsi di lavoro.
Senza alcuna pretesa di esaustività, questo lavoro collettivo mette a fuoco alcune caratteristiche strutturali comuni che contraddistinguono il mondo dell’informazione e la comunicazione sociale relativa alle persone migranti, rifugiate, con background migratorio e razzializzate nei quattro paesi presi in esame, ma lascia intravedere che il cambiamento è possibile. Anzi, è già in corso.










