ott
30

Borgaro, bus separati e strumentalizzazioni politiche

imagesLa proposta dei bus separati avanzata dal sindaco di Borgaro Torinese (ne abbiamo parlato qui) arriva sui tavoli istituzionali. Domani, venerdì 31 ottobre, la questione verrà trattata dal Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica in una riunione convocata dal prefetto di Torino Paola Basilone a cui parteciperanno, oltre al sindaco di Borgaro Claudio Gambino, il primo cittadino di Torino Piero Fassino, la Procura minorile e il Gruppo Torinese Trasporti. Martedì 4 novembre la discussione verrà invece affrontata in Consiglio comunale dalla commissione all’Urbanistica e Trasporti e da quella alla Sanità e Servizi Sociali. Al tavolo saranno presenti il vicesindaco Elide Tisi, l’assessore ai Trasporti Claudio Lubatti e quello alle Politiche della Sicurezza Giuliana Tedesco, i capigruppo in Sala Rossa e il presidente di GTT Walter Ceresa, in quella che dovrebbe essere una vera e propria commissione ad hoc sulla situazione che si è andata creando a Borgaro. Anche se, stando alle dichiarazioni dei rappresentanti politici locali, sembra che l’argomento sarà più ampio: “Il tema sarà l’emergenza rom che in città si manifesta in tanti modi, non solo in strada dell’Aeroporto”, afferma il capogruppo Pd Michele Paolino, che definisce la proposta del sindaco Gambino “una provocazione. Il problema va trattato nella sua complessità, tenendo conto anche delle persone che abitano all’interno dei campi rom, di chi vuole integrarsi. Una prima soluzione potrebbe essere mettere dei controllori fissi sul treno, ma c’è bisogno di diversi tipi di intervento”. I controllori fissi sarebbero in realtà già presenti: la GTT dichiara di aver intensificato i controlli già dal 27 settembre, “attraverso una squadra fissa costituita da controllori ed assistenti alla clientela operativa tutti i giorni della settimana”.

Nel frattempo, la Lega Nord non perde occasione per cavalcare la situazione: il capogruppo leghista nel Consiglio Comunale di Torino Fabrizio Ricca e il consigliere Roberto Carbonero, accompagnati dall’ex-governatore e segretario regionale Roberto Cota e dal consigliere regionale Alessandro Benvenuto, hanno annunciato il lancio di un referendum per chiedere ai torinesi “se vogliono ancora i campi nomadi”, e di una proposta di legge regionale “che trasformi quelle che sono a tutti gli effetti baraccopoli permanenti in una struttura regolamentata e davvero temporanea [..] dove vi sia il pagamento delle utenze ed un controllo dei residenti in entrata ed in uscita”. “La verità – afferma Ricca – è che i problemi tra cittadini e zingari in varie zone del torinese sono la diretta conseguenza di anni di copertura, foraggiamento e fiancheggiamento portato avanti dalle varie amministrazioni di sinistra. L’unica soluzione è lo sgombero”. Da una questione circoscritta a una strumentalizzazione politica a tutto tondo, il passo è breve. Così come appare semplice ridurre tutto a un problema di ordine pubblico, a una presunta “emergenza rom”, quando in realtà la questione è più ampia e complessa: basta guardarla da punti di vista diversi. Qual’è, ad esempio, il pensiero dei rom coinvolti nella situazione che si creata? “Se noi saliamo su un pullman in due e saliamo dietro, i ragazzi non vengono dietro, vanno tutti davanti, e ci guardano così..Ogni minima c…… che fanno, chi è stato, è stato lo zingaro. Se c’è un furto, è stato lo zingaro. Hanno detto che ci sono stati due rom che volevano rapire una bambina. Alla fine chi è stato? Il padre, che ha detto una bugia. Noi qua a Torino in Italia siamo a casa, perché noi siamo tutti nati e cresciuti qua. Noi ci siamo integrati in Italia, ma loro non ci hanno ancora riconosciuto come parte dell’Italia”, affermano alcuni ragazzi residenti nel “campo rom” di Borgaro in un video pubblicato da Il Fatto Quotidiano.
E’ un punto importante, quello toccato dai giovani cittadini rom. Nati in Italia, cresciuti in Italia, segregati in campi monoetnici. E per i quali ora, si ipotizzano servizi ad hoc esclusivamente per loro, nella reiterazione di una visione ghettizzante e escludente. L’esito di politiche di questo tipo non è il miglioramento di una situazione problematica, bensì la sua esasperazione.

Clicca qui per la nostra campagna contro la proposta dei bus separati.

ott
30

Casalbertone: dopo Casapound arriva Borghezio

schoolAncora un episodio razzista alla scuola media ex Lombardo Radice di Casalbertone, quartiere sud est di Roma. Dopo che, la scorsa settimana, un gruppo di membri di Casapound e Lega Nord ha impedito l’ingresso agli studenti stranieri e agli insegnanti del Centro Territoriale Permanente di Casalbertone (vedi qui), lunedì scorso, 27 ottobre, a fare irruzione nell’istituto è stato direttamente l’europarlamentare del Carroccio Mario Borghezio. Secondo l’esponente leghista, nella scuola mancherebbero “regole e sicurezza” e questo consentirebbe “a centinaia di adulti immigrati di frequentare le stesse aule e gli stessi ambienti dei bambini tra i 10 e i 13 anni”. I docenti sarebbero dunque colpevoli di “permettere lo svolgimento dei corsi di lingua per stranieri negli stessi orari e nelle stesse aule frequentate dai bambini”.

La stessa critica era stata mossa dai membri di Casapound settimana scorsa: allora, le forze dell’ordine – chiamate dal personale scolastico – avevano controllato la situazione senza riscontrare alcuna irregolarità. “Qui è tutto in regola. Facciamo formazione e insegniamo italiano come prescrive la legge che impone agli immigrati di imparare la lingua per ottenere il permesso di soggiorno. Abbiamo un ingresso indipendente, aule, locali e servizi igienici separati da quelli dei bambini delle medie come testimoniato anche dai sopralluoghi delle forze dell’ordine che non hanno riscontrato anomalie”, spiegano la professoressa Angela Plateroti al quotidiano La Repubblica, sottolineando: “Chi ha violato le regole e la sicurezza è piuttosto Borghezio e quei 6-7 genitori che, stando ai racconti dei miei colleghi presenti, hanno fatto un’incursione violenta in una scuola, al limite della denuncia, spaventando gli utenti che sono lì per studiare, rovesciando a terra i divisori e insultando il nostro lavoro”.

ott
27

Attivati, scrivi al sindaco di Borgaro!

scrivereDue autobus, uno stesso percorso. Uno -la linea 69- percorre il normale tragitto, saltando però la fermata davanti al campo rom. L’altro fa da navetta tra questo e il capolinea. E’ la proposta del sindaco Pd di Borgaro Torinese “per risolvere un problema che va avanti da troppo tempo”, come ha dichiarato il primo cittadino alla stampa. Stando a quanto riferito dall’amministrazione, sulla linea 69 del trasporto pubblico cittadino i passeggeri sarebbero continuamente soggetti a furti, molestie e intimidazioni da parte dei cittadini rom residenti nel “campo” (per saperne di più clicca qui).

Come attivisti antirazzisti, siamo convinti che i problemi, laddove ci siano, vadano affrontati con consapevolezza e tempestività, non creando altre fratture sociali bensì costruendo conoscenza e confronto. Segregare e dividere non può essere una soluzione: piuttosto rischia di acuire il senso di non appartenenza alla società di alcune persone, in questo caso i cittadini rom, già confinati lontano dalle città nei “campi”. La proposta di istituire bus separati, che ci riporta a un oscuro passato, rischia di dividere la società in cittadini di diverse categorie, innalzando barriere sociali e creando fratture tra alcune persone e il resto della società: l’esito non è il miglioramento di una situazione problematica, bensì la sua esasperazione.

Chiediamo al sindaco di Borgaro Torinese
di ripensare alla sua proposta e fare un passo indietro, individuando soluzioni più attente ai diritti umani, meno stigmatizzanti, in linea con la costruzione di una società includente e attenta al superamento dei problemi e non alla creazione di barriere conflittuali. Lo facciamo insieme a tanti cittadini e cittadine, associazioni, membri della società civile: chiediamo a tutte e tutti di inviare le proprie mail a sindaco@comune.borgaro-torinese.to.it.

Inviatele anche a noi a antirazzismo@lunaria.org e all’associazione Straniamenti straniamenti@gmail.com: le pubblicheremo sul sito www.cronachediordinariorazzismo.org.

Leggi la lettera aperta dell’ASGI 

Leggi la mail di Anna Scacchi

Leggi la mail di Giuseppe Faso

Leggi la mail di Grazia Naletto

Leggi la mail di Udo Enwereuzor

Leggi la mail di Elia Faso

Leggi la mail di Annamaria Rivera

Leggi la mail di Maria Immacolata Macioti

Leggi la mail di Elisa Gori

Leggi la mail di Marina Veronesi

Leggi la mail di Francesco Bianchi

Leggi la mail di Marco Capecchi

Leggi la mail di Sabrina Iacoponi

Leggi la mail di Moreno Biagioni

 Leggi la mail di Cecilia Martini

Leggi la mail di Andrea Ciarini

Leggi la mail di Serenella Caputo

Leggi la mail di Moira Bartoli

Leggi la mail di Alessio Bellini

Leggi la mail di Riccardo Menichetti 

Leggi la mail di Sebastiana Ciaponi 

Leggi la mail di Alan Pona

Leggi la mail di Gianni Ferdani

Leggi la mail di Lorenzo Guadagnucci 

Leggi la mail di Silvia Miglietta

Leggi la mail di Chiara

Leggi la mail di Fabio Cioli

Leggi la mail di Luigi Mangieri

Leggi la mail di Donatella Sasso

Leggi la mail di Diana Pedol

Leggi la mail di Aldo Marchetti

Leggi la mail di Guido Carpi

Leggi la mail di Salah Ibrahim

Leggi la mail di Alessandro Cavagna

Leggi la mail di Massimo Fornaciari

Leggi la mail di Sandra Carpi Lapi

Leggi la mail di Giulia Ballerini

Leggi la mail di Leonardo De Franceschi

Leggi la mail di Elisa Cesan

Leggi la mail di Tatiana Petrovich Njegosh

Leggi la mail di Paolo Patuelli

Leggi la mail di Alessandra Mannucci

Leggi la mail di Gabriella Desì

Leggi la mail di Elena

Leggi la mail di Stefanella Foglia

Leggi la mail di Sergio Marchini

Leggi la mail di Pablo Salazar del Risco

Leggi la mail di Riccardo Pizza

ott
24

La Questura di Pisa e le parole discriminanti

images“Il servizio rientra in un più vasto tentativo di contrasto ai fenomeni dell’illegalità diffusa, relativa alla presenza sul territorio pisano di cittadini extracomunitari e di etnia rom”. Il “servizio” è lo sgombero del “campo rom” di via di Viaccia, a Pisa. La frase l’abbiamo ripresa dalla nota della Questura, segnalataci da Sergio Bontempelli. “Maxi operazione delle forze dell’ordine nella giornata di ieri, mercoledì 22 ottobre. Obiettivo del blitz il campo nomadi abusivo di via di Viaccia dove circa una quarantina di rumeni di etnia rom ha da tempo stabilito la propria dimora”, si legge nella nota, che descrive l’operazione di sgombero: “Numerose pattuglie di Polizia, Carabinieri e Polizia Municipale hanno fatto irruzione nel campo, setacciandolo alla ricerca di materiale di provenienza furtiva e controllando e identificando persone e veicoli, molti dei quali con targa estera. A latere di quest’attività di polizia, il comune di Pisa ha provveduto a far convenire sul luogo dei mezzi della ditta AVR i quali hanno provveduto a ripulire la zona, divenuta oramai una discarica a cielo aperto”. Tra le “tonnellate di rifiuti di ogni genere portati via”, anche “tutte le masserizie dei nomadi, e quindi mobili, suppellettili, bombole del gas, carrelli della spesa rubati nei supermercati, materassi, tende da campeggio, ect”.

Sono molti i punti su cui vale la pena soffermarsi. La nota parla di uno sgombero: ma che fine hanno fatto le persone allontanate? Perché i loro oggetti, tra cui materassi, tende, suppellettili, sono stati portati via? Inoltre, come fa notare Bontempelli, l’operazione è stata effettuata “senza fornire alcuna soluzione alternativa agli abitanti”. Non solo: nella nota “si dichiara che le attività della Questura sono finalizzate a perseguire i reati dei cosiddetti ‘extracomunitari’, e non i reati tout court. Dunque -sottolinea Bontempelli – si avalla un’equazione tra ‘illegalità’ e ‘presenza” di stranieri’”.
Il linguaggio usato dalla Questura, “accompagnato – denuncia Bontempelli – da epiteti offensivi e umilianti (come quello di “nomadi” per parlare di rom), viola le norme in materia di discriminazione”.
Istituzioni e personaggi pubblici dovrebbero evitare di diffondere e rafforzare pregiudizi e stereotipi, adottando misure e linguaggi rispettosi e non discriminanti: un comportamento ben lontano da quello assunto dalla Questura di Pisa.

ott
24

Borgaro: autobus separati italiani/rom, proposta della giunta di sinistra

18343Due autobus per uno stesso percorso. Uno – il 69 – che dalla torinese Piazza Stampalia esce dalla città e fa capolinea a Borgaro Torinese, senza fermarsi davanti al “campo rom”. L’altro che fa da navetta tra il “campo” e il capolinea, ossia la piazza del capoluogo piemontese. E’ la proposta che il sindaco di Borgaro Torinese ha avanzato alla ditta di trasporti Atm. “Così si risolverà il problema senza che ci rimetta nessuno” spiega Claudio Gambino, sindaco Pd a capo di una lista civica di sinistra. “Non è razzismo, è soltanto un modo per risolvere un problema che va avanti da troppo tempo”, gli fa eco Luigi Spinelli, assessore ai trasporti di Sel e membro della stessa lista civica. I problemi a cui fanno riferimento sono i furti, le molestie, le intimidazioni che i cittadini subirebbero da parte dei rom. Una situazione che le persone lamentano da tempo, e che ha portato l’amministrazione a sperimentare per un tempo limitato – e senza miglioramenti – l’intervento dei vigili urbani a bordo dell’autobus.
“La proposta è giunta in seguito alle lamentele dei passeggeri del 69, scocciati dal comportamento spesso aggressivo di alcuni ragazzini rom, che infastidivano i passeggeri tanto da richiedere l’intervento dei vigili urbani a bordo dell’autobus”, spiega l’associazione AIZO in un comunicato stampa (link).
Non è dato sapere esattamente in che cosa i comportamenti aggressivi sarebbero consistiti. In ogni caso, si risolveranno con una separazione che ricorda troppo da vicino altri tempi? “Quando si tratta di politiche sociali non bisogna nascondere il problema o accantonarlo, dando così luogo a situazioni di segregazione che non fanno altro che aumentare il conflitto tra la comunità rom e gagè – affermano i membri di AIZO – ma è necessario cercare di risolverlo lavorando sul senso di appartenenza e sul rispetto reciproco, tramite l’applicazione della legge e non attraverso misure punitive e razziste”. Secondo l’associazione, provvedimenti come quello proposto a Borgaro creano una diffidenza sempre maggiore verso persone già separate dal resto della comunità e contro i quali la stigmatizzazione è ampiamente presente: “Ricordo che poco tempo fa un uomo di Borgaro ha accusato i rom di avergli rapito il figlio, notizia che si è poi rivelata essere una bufala”(ne abbiamo parlato qui), evidenzia Carla Osella, presidente di A.I.Z.O.
Le scelte politiche, locali come nazionali, tendono spesso ad acuire il senso di fragilità e di non appartenenza dei rom: si pensi, ad esempio, alla creazione dei “campi”, luoghi recintati e sorvegliati previsti esclusivamente per i cittadini rom (per un’analisi si veda il rapporto Segregare costa). Misure che contrastano con quanto sarebbe in realtà necessario, ossia dialogo, confronto e percorsi di inserimento socio-lavorativo, come sottolineato da Osella: “Credo che la soluzione più efficace al problema debba essere la costruzione di un ponte di mediazione tra l’amministrazione comunale di Borgaro e le famiglie rom di strada Aeroporto”.

 

 

 

ott
23

“Hai l’ebola”: impedito l’accesso all’asilo a una bambina di tre anni

downloadSei stata in Africa, hai l’ebola“: e a una bambina di tre anni viene impedito l’accesso all’asilo. E’ accaduto a Fiumicino. La bambina, tornata il 14 ottobre scorso da un breve viaggio in Uganda con la famiglia, stava entrando nell’edificio, quando un gruppo di mamme le ha sbarrato la strada. “Se entra in classe lei non entrano i nostri figli”, avrebbero dichiarato giorni prima le mamme alla preside dell’istituto. Proprio a causa della preoccupazione scatenata dal ritorno della bambina, la preside aveva già provveduto ad effettuare alcune verifiche: Abbiamo chiamato il papà che ha portato un certificato medico, abbiamo anche chiamato il medico che in Uganda aveva visitato la bambina e ci siamo informati in aeroporto se l’Uganda fosse un paese a rischio, scoprendo che non lo è”, spiega la preside alla stampa. Tutto ciò non sembra essere bastato ai genitori degli altri bambini.

“Abbiamo passato giorni di angoscia- racconta il padre della bambina al giornale online In Terris – Eppure non c’era alcun motivo reale per poter solo immaginare qualche rischio; l’unica spiegazione è che venivamo dall’Africa. Ma l’Uganda non è un Paese contagiato, e comunque prima di partire, esattamente il giorno prima, ho fatto fare alle mie figlie tutte le analisi necessarie a stabilire la loro totale buona salute. Non solo, ma mia figlia non ha avuto alcun sintomo particolare, né una febbre né un raffreddore. Ciò che è accaduto è pura follia”.

Follia scatenata dall’allarmismo lanciato da alcuni personaggi politici, ripreso da diversi media e reso virale sui social network. E che sta provocando quella che sembra assumere i tratti di una psicosi: lunedì scorso, una donna originaria della Guinea (in Italia da quattro anni) è stata insultata da una minorenne romana: “Spostati, hai l’Ebola”.

ott
23

Roma, grave caso di razzismo

racismOffesa, insultata, spintonata e aggredita con schiaffi e pugni. E’ quanto accaduto a una giovane donna di 26 anni originaria della Guinea, residente in Italia da quattro anni. Lunedì scorso, 20 ottobre, la donna si trovava su un autobus dell’agenzia di trasporti Atac. Alla fermata di Torre Angela salgono alcune ragazze romane, spintonando i passeggeri. La donna le richiama. “Fatti in là, hai l’ebola”, la insulta una delle ragazze, una tredicenne stando a quanto riportato da Il Messaggero. L’offesa scatena un’accesa discussione tra la donna e il gruppo. Un fatto già molto grave, anche considerando la giovane età della ragazza romana coinvolta.
Ma quanto successo dopo è ancora più grave: stando alle prime ricostruzioni, scesa al capolinea di Grotta Celoni – quartiere sud-est di Roma- la donna si sarebbe trovata davanti due uomini, parenti della minorenne. Prima gli insulti, poi le spinte e l’aggressione. Intervengono le forze dell’ordine, chiamate da alcuni testimoni. La donna viene portata al Policlino Tor Vergata, dove le vengono diagnosticate contusioni guaribili in 12 giorni. Il compagno della donna annuncia che denuncerà il caso alla Procura.

Un caso di razzismo molto grave, figlio del pericoloso allarmismo scatenato da alcuni gruppi politici, fatto proprio – e rilanciato- da diversi media. Un caso che dovrebbe imporre una riflessione politica, ma anche sociale e culturale, sulla società in cui viviamo.

ott
22

Grillo: “Clandestini rispediti da dove venivano”.

download“Chi entra in Italia con i barconi è un perfetto sconosciuto: deve essere identificato immediatamente, i profughi vanno accolti, gli altri, i cosiddetti clandestini rispediti da dove venivano”. E’ la linea politica sull’immigrazione espressa da Beppe Grillo nell’ultimo messaggio pubblicato sul suo blog ieri. “Qualcosa è cambiato”, si intitola il post. E questo qualcosa sarebbe il fatto che “ISIS sta producendo flussi migratori insostenibili, e Ebola sta penetrando in Europa”. Proprio rispetto a quest’ultimo aspetto, “chi entra in Italia ora deve essere sottoposto a una visita medica obbligatoria all’ingresso per tutelare la sua salute e quella degli italiani che dovessero venirne a contatto”.

Secondo il leader del movimento 5 stelle “è tempo di affrontare l’immigrazione come un problema da risolvere e non come un tabù”. Una delle questioni sollevate riguarderebbe il regolamento Dublino, che obbliga le persone a chiedere protezione nel primo paese di ingresso, dove sono state prese loro le impronte digitali. Un trattato che “va disdetto immediatamente” secondo Grillo: non già per permettere alle persone di autodeterminare la propria vita, magari raggiungendo i familiari o un paese con un sistema di accoglienza migliore. Piuttosto, per alleggerire l’Italia, che sarebbe “la sala di aspetto, la portaerei dei disperati del mondo”. Termini che rimandano a una retorica di destra, tanto che Francesco Storace, leader -appunto- de La Destra, scrive in un tweet: “Sull’immigrazione Grillo sta saccheggiando tutte le proposte de La Destra: screening obbligatorio e no clandestini. Benvenuto“. Matteo Salvini invece, segretario della Lega Nord, sottolinea: “Grillo: migranti ‘vanno rispediti a casa’. Ma se M5S ha votato contro reato di immigrazione clandestina!!!“. Vero: lo scorso aprile il M5S ha votato a favore dell’eliminazione del reato di ingresso e soggiorno irregolare. Tra l’altro, la proposta di cancellazione arrivava proprio dal M5S, tramite emendamento presentato dai senatori Andrea Buccarella e Maurizio Cioffi. Ma non è una novità che le idee del leader non siano sempre in linea con quelle dei vari membri e sostenitori del movimento, in primis proprio in riferimento alla questione migratoria. Un contrasto che si era palesato proprio in occasione della presentazione dell’emendamento: “Non era nel programma. Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”, dichiaravano Grillo e Casaleggio, esplicitando il calcolo sotteso alle proposte politiche.
Una situazione che non sembra per nulla cambiata. Gli aspetti problematici relativi alle politiche migratorie vanno sicuramente affrontati: ma Grillo sembra lanciare slogan piuttosto che proposte, facendo leva sulle paure delle persone. Gli arrivi dei profughi di questi mesi non sono provocati da Isis, almeno non solo: lo scenario internazionale è infatti costellato da guerre e conflitti che durano da anni. Nominare l’Isis e tacere, ad esempio, sulla situazione in cui versano la Siria o la Palestina, corrisponde a una strategia retorica ben precisa. La stessa cosa per quanto riguarda il virus Ebola e la necessità, sostenuta da Grillo, di sottoporre a una visita medica le persone che arrivano in Italia: un primo accertamento medico potrebbe essere importante e utile, ma il riferimento al virus che tanto sta spaventando le persone ha l’effetto immediato di creare un’associazione immediata tra gli immigrati e il rischio di diffusione di Ebola, ampliando il senso di insicurezza percepito dalla società.
Le parole usate da Grillo deumanizzano i migranti, perfetti sconosciuti, che devono essere identificati, e rispediti da dove venivano. Al massimo dei disperati. Forse con questo termine Grillo si riferisce ai profughi, che devono essere accolti, al contrario di quanto si debba fare con i “clandestini”? Tra l’altro, se con questo termine Grillo si riferisce a persone che arrivano in Italia senza visto di ingresso e documenti di identificazione, è bene sottolineare che i profughi di guerra e i richiedenti asilo, che scappano da situazioni di conflitto o persecuzione in cui è impossibile chiedere il rilascio di documenti, hanno esattamente queste caratteristiche.
I partiti si stanno baloccando tra razzismo e buonismo un tanto al chilo, ma sempre sulle spalle delle fasce più deboli della popolazione, il tutto per un pugno di voti”, afferma Grillo. Nella situazione che descrive, in che posizione si situa il leader del M5S? Quali sono le proposte per aiutare le fasce più deboli della popolazione? E i migranti che arrivano in Europa, dove si collocano? Ne fanno parte o no? Grillo non se lo l’unica cosa che sa o sembra sapere è che, a differenza degli italiani, non portano voti. E li trasforma quindi, ancora una volta, in un capro espiatorio e utile strumento per parlare alla pancia degli elettori.

 

 

ott
22

CIE: da 18 mesi a 90 giorni, approvata riduzione tempi di trattenimento

cie--190x130Cambiano i tempi di trattenimento nei Centri di Identificazione ed Espulsione: ieri la Camera dei deputati ha approvato la norma contenuta nella Legge Europea 2013 bis relativa al periodo massimo di trattenimento dei cittadini stranieri all’interno dei CIE, accogliendo così l’emendamento – già approvato il 17 settembre scorso dal Senato – presentato dai senatori Luigi Manconi e Sergio Lo Giudice (ne abbiamo parlato qui). Se fino a ieri una persona poteva essere reclusa fino a 18 mesi, ora il tempo massimo di trattenimento sarà di 90 giorni. 

“La riduzione di quel termine potrebbe riportare i CIE a quella che dovrebbe essere la sola funzione: luogo di transito in vista dell’identificazione e dell’eventuale rimpatrio, evitando lunghe detenzioni immotivate di chi non ha commesso reati ma si trova solo in uno stato di irregolarità amministrativa. E che, in ragione di queste irregolarità, subisce nei Cie trattamenti spesso inumani e continua mortificazione della sua dignità”, scrivono i senatori in un comunicato.

I Cie versano in condizioni indegne, sono inefficienti, costosi, e al loro interno sono quotidiane le violazioni dei diritti umani ai danni dei reclusi: lo denunciano da tempo ong, associazioni nazionali e internazionali e anche alcuni parlamentari (solo per alcuni esempi, si veda qui- Costi Disumani- e qui-Arcipelago Cie) . Per questo è necessaria e urgente la loro definitiva chiusura.
Nel frattempo, ci uniamo alla soddisfazione espressa dai senatori per questo importante obiettivo raggiunto.

ott
21

Bando straordinario di Servizio Civile: via requisito di cittadinanza, domande entro il 14 novembre

images (4)Non c’è più, finalmente, il requisito della cittadinanza italiana nel bando straordinario pubblicato mercoledì scorso dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale. Da anni i tribunali sottolineano il carattere discriminatorio della clausola di cittadinanza. La posizione del Ministero però finora era sempre la stessa: il requisito rimaneva, e con esso l’esclusione di moltissimi giovani da quella che la Corte di Appello di Milano ha definito “una forma di solidarietà sociale”. Recentemente sulla questione si è espresso anche il Consiglio di Stato, sollecitando il Dipartimento della gioventù ad aprire i bandi ai cittadini stranieri.
Con il recepimento del parere del Consiglio di Stato, il nuovo bando si apre così a giovani cittadini Ue, familiari di cittadini Ue titolari del diritto di soggiorno, cittadini stranieri titolari del permesso di soggiorno per lungo periodo, per asilo o per protezione sussidiaria. Le domande scadono il 14 novembre.