ott
16

Presentato a Roma ‘Cronache di ordinario razzismo. Terzo Libro Bianco sul razzismo in Italia’.

CopertinaE’ stato presentato oggi a Roma, nell’ambito del Salone dell’editoria Sociale, ‘Cronache di ordinario razzismo. Terzo Libro Bianco sul razzismo in Italia’.

A distanza di quasi tre anni dal Secondo Libro Bianco, Lunaria ripercorre le Cronache di ordinario razzismo che attraversano la vita pubblica e sociale nel nostro paese; questa volta, allungando lo sguardo verso l’Europa, di cui le elezioni svolte nel maggio scorso hanno svelato le pulsioni nazionaliste, xenofobe e populiste.

Un lavoro di monitoraggio, analisi e approfondimento che Lunaria porta avanti da anni, e che promuove quotidianamente con il sito www.cronachediordinariorazzismo.org, denunciando l’evoluzione delle molteplici forme di razzismo nel nostro Paese, dalle discriminazione istituzionali alle stigmatizzazioni mediatiche, dalle violenze fisiche alla retorica politica. Proseguendo il lavoro avviato nel 2007, il testo racconta le discriminazioni e le violenze razziste quotidiane che attraversano i comportamenti sociali, i discorsi della politica, gli interventi delle istituzioni e i messaggi dei media, grazie all’analisi di duemilacinquecentosessantasei casi di discriminazioni e violenze razziste documentati in un database on-line tra l’1 settembre 2011 e il 31 luglio 2014.

Concepito come uno strumento di lavoro a disposizione di tutte e tutti, Lunaria ne incoraggia la diffusione attraverso la possibilità immediata di scaricarlo gratuitamente.
Contattaci se vuoi organizzare una presentazione nella tua città!

Contributi di Paola Andrisani, Sergio Bontempelli, Guido Caldiron, Serena Chiodo, Daniela Consoli, Giuseppe Faso, Grazia Naletto, Enrico Pugliese, Annamaria Rivera, Maurizia Russo Spena, Duccio Zola.

Clicca qui per scaricare il Terzo Libro Bianco

Per informazioni e contatti:
Lunaria, Via Buonarroti 39 00185 Roma
Tel. +39 06 8841880 Fax +39 06 8841859
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ott
14

Consiglio di Stato: il servizio civile si apra ai cittadini stranieri

serviziocivileOccorre che il Dipartimento della gioventù del servizio civile nazionale [..] consenta anche ai cittadini stranieri di accedere al servizio civile”: lo scrive il Consiglio di Stato nel parere n. 1091/2014 depositato ieri, giovedì 9 ottobre 2014.
La posizione del Consiglio era stata sollecitata dall’Ufficio legislativo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali su richiesta dello stesso Dipartimento della gioventù, “in merito alla possibilità di disapplicare l’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 5 aprile 2002, n.77, che limita l’accesso al servizio civile ai cittadini italiani”, come si legge nel comunicato stampa congiunto della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento di Gioventù e del Servizio Civile Nazionale e del Ministero del Lavoro e Politiche sociali. Una possibilità su cui il Dipartimento chiedeva chiarezza “in vista dell’adozione di bandi straordinari di SCN”.

Quella dell’accesso al servizio civile è una questione aperta da tempo: molte sentenze dei tribunali e della Corte d’Appello hanno sancito il carattere discriminatorio dell’esclusione dai bandi dei giovani privi di cittadinanza italiana, ordinando contestualmente al governo di modificare i requisiti di accesso (Per alcuni esempi, si veda qui, qui, qui e qui).

Ma, di fatto, nei bandi il requisito discriminatorio non è mai stato eliminato. Se, recentemente, sembrava si potesse pensare a una svolta concreta in tal senso, viste le dichiarazioni del sottosegretario al lavoro Luigi Bobba (a inizio luglio il sottosegretario annunciava la possibilità di una riforma per “aprire il servizio civile agli stranieri regolarmente soggiornanti nel nostro Paese”), il disegno di legge che il governo presentava subito dopo smentiva tale possibilità: “Abbiamo scelto nel disegno di legge di non affidare il servizio civile universale se non ai cittadini italiani”, dichiarava allora il Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Un’esclusione, quella dei cittadini privi della cittadinanza italiana, su cui è recentemente intervenuta anche la Corte di Cassazione, che il 1 ottobre 2014 si è pronunciata sul ricorso – il primo riguardante il Servizio Civile – presentato da un giovane cittadino di origine pakistana sostenuto da Asgi e Avvocati Per Niente (si veda qui). “La materia del contendere nel giudizio in esame era oggettivamente cessata: il ricorrente ha conseguito la cittadinanza italiana e dunque non è più interessato all’esito del giudizio. Il servizio civile 2013 è ultimato. La decisione, qualunque sia, è destinata a essere totalmente priva di effetti pratici per le parti in causa nel giudizio”, fa notare l’avvocato Alberto Guariso, di Avvocati Per Niente, il quale spiega che, “a fronte di ciò, la Cassazione ha ritenuto che la questione posta da ASGI e APN fosse ‘di particolare importanza’, e ha scelto di avvalersi dell’art. 363 cpc a norma del quale la Corte può emettere comunque una sentenza al solo fine di ‘enunciare il principio di diritto’”. Un principio che nell’ordinanza del 1 ottobre 2014 è spiegato in modo molto chiaro: l’esclusione dei cittadini stranieri è discriminatoria perché “preclude al non-cittadino regolarmente soggiornante in Italia la possibilità di un pieno dispiegamento della libertà e dell’uguaglianza, da intendersi anche quale veicolo di appartenenza in senso etico dello stare insieme nella nostra comunità, di accoglienza e di costruzione dei rapporti sociali e dei legami tra le persone in una prospettiva di solidarietà, di pace e di apertura al confronto nell’ambito di una convivenza pluralistica”. (sentenza cassazione). (Per un commento approfondito si rimanda a Asgi).

Ora, anche il Consiglio di Stato sottolinea la necessità di “salvaguardare il principio di parità di trattamento”, e auspica un “sollecito adeguamento della normativa concernente il servizio civile, che, secondo quanto preannunciato dal Ministero interpellante, verrà fatta confluire in un apposito disegno di legge delega (in corso di predisposizione), la quale prevederà che al servizio civile possano accedere anche i cittadini stranieri [..] disapplicando l’articolo 3, comma 1, del d.lgs. n. 77 del 2002”.

Un parere accolto con soddisfazione dal Sottosegretario al lavoro: “Auspico che anche il Parlamento, nell’esame della revisione della disciplina del servizio civile universale, valuti attentamente questo importante pronunciamento di due diversi Organi giurisdizionali“, ha dichiarato Bobbio.

A questo punto è fondamentale “un intervento urgente del governo e del parlamento per evitare il protrarsi di situazioni di incertezza”, “in attesa di verificare come verrà riformato il terzo settore”, conclude Guariso.

ott
09

Al via Triton: non sostituirà Mare Nostrum

images (4)Dal 1 novembre 2014, l’operazione coordinata da Frontex ‘Triton’ inizierà le sue attività nel Mediterraneo centrale”: lo annuncia in una nota la Commissione Europea, sottolineando che l’operazione è stata delineata “sulla base delle esigenze espresse dalle autorità italiane”.

Sarà quindi Triton a spingersi fino a 170 miglia dalle coste italiane, come fanno i mezzi impiegati nell’operazione italiana Mare Nostrum? No: nonostante venga riconosciuto “lo straordinario lavoro svolto dall’Italia con Mare Nostrum nell’assistere e salvare centina di rifugiati”, Triton “non rimpiazzerà” l’operazione messa in campo dall’Italia dopo la strage del 3 ottobre 2013, quando al largo di Lampedusa persero la vita 366 persone. Lo ha specificato la Commissaria UE Cecilia Malmstrom secondo la quale “il Mediterraneo è un mare europeo e una responsabilità europea. Molte persone disperate stanno cercando di attraversare il Mediterraneo scappando da guerre e conflitti. L’Unione europea – ha proseguito Malmstrom – deve rispondere e attivare misure concrete per salvare vite”. Tutto questo, però, tenendo ben presente che Frontex non è “né un’agenzia di soccorso né un Centro di Coordinamento per il salvataggio”, come ricordato dalla Commissione. Il ruolo dell’agenzia europea è piuttosto quello di “assicurare i controlli delle frontiere nella regione del Mediterraneo [..] fornendo sostegno agli stati membri nelle circostanze che richiedano un incremento dell’assistenza tecnica”. Triton si estenderà 30 miglia oltre le acque territoriali italiane e coprirà anche 18 miglia di acque internazionali, come definito nelle linee guida: rappresenta al momento l’operazione più imponente lanciata da Frontex in mare, ma rimane fondamentalmente una misura di sostegno alle operazioni di controllo messe in atto dai paesi. Prima fra tutti l’Italia – come già fatto dalle operazioni precedentemente intraprese da Frontex, “Hermes e Aeneas” – visti gli “sforzi messi in campo a livello nazionale”. Un sostegno che si baserà sulle “risorse messe a disposizione dai paesi membri”, sollecitati in questo senso dalla Commissione. Cosa che conferma come, nonostante le dichiarazioni ufficiali, per l’Unione europea l’immigrazione rimanga una questione nazionale. E’ la stessa Malmstrom a sottolineare che Triton “non interessa in alcun modo le responsabilità che gli stati membri hanno nel controllare le frontiere esterne e nel salvataggio delle vite”.
Al momento, i paesi che hanno confermato la propria partecipazione sono Germania, Francia e Spagna.

Per il lancio dell’operazione Triton e per l’avvio della prima fase, la Commissione stima un costo mensile di 2.9 milioni di euro, riallocati dal “Fondo europeo per la sicurezza interna e dal bilancio di Frontex”. Se la partenza dell’operazione è certa e annunciata, lo stesso non si può dire per il proseguimento della stessa, visto che i fondi necessari a tal fine “devono essere ancora accordati dal Parlamento europeo e dal Consiglio”.

Stando alle note ufficiali, non sembra quindi che Triton risponda all’obiettivo primario di salvare vite umane. Va in ogni caso sottolineato – anche alla luce delle continue stragi di migranti, le ultime avvenute pochi giorni fa) che il ruolo dell’Unione Europea potrebbe e dovrebbe andare oltre quello del mero salvataggio – per quanto importante – delle persone. Le istituzioni europee potrebbero intervenire prima che queste persone – la maggioranza delle quali fugge da guerre, come ricordato da Malmstrom – siano costrette dalla mancanza di canali di ingresso regolari e sicuri, a affrontare viaggi rischiosi e costosi gestiti da reti criminal. E’ proprio sulle misure di ingresso che urge un intervento europeo. Oltre che su quelle di accoglienza, come sottolineato da Malmstrom: “Per avere pieno successo -ha dichiarato la Commissaria – le operazioni di salvataggio devono essere affiancate da altre misure. È fondamentale che gli stati membri implementino un sistema comune di asilo (Common European Asylum System), e che venga compiuto uno sforzo reale per creare un programma europeo di reinsediamento dei rifugiati all’interno dei paesi europei”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ott
09

Banane e calcio all’italiana

BtdfRELCMAAl65OLa calda estate 2014 che ha portato all’elezione del nuovo Presidente della Figc, Carlo Tavecchio, dopo le dimissioni di Abete, in seguito alla prematura eliminazione della nazionale azzurra dai mondiali brasiliani, si è trascinata dietro di sé una lunga scia di polemiche. Avevamo già parlato della frase razzista di Tavecchio (vedi qui), quando, non ancora eletto ai vertici, si era espresso così sui calciatori stranieri presenti nel campionato italiano: “Le questioni riguardanti l’accoglienza sono una cosa, quelle del gioco un’altra. L’Inghilterra individua dei soggetti che entrano solo se hanno la professionalità per farli giocare, noi diciamo che ‘Opti Poba’(nome inventato da Tavecchio, ndr) è venuto qua, che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio (squadra presa a caso) e va bene così. In Inghilterra va mostrato il curriculum ed il pedigree, qui…”.

In molti hanno preso le sue difese, definendola semplicisticamente una “battuta infelice”. E dopo una forte campagna mediatica condotta a colpi di hashtag e tweet contro il razzismo delle banane, Tavecchio viene deferito, nonostante le ripetute scuse  e i tentativi di “chiarire il senso” della sua dichiarazione. Arbitri, calciatori e alcune società di Serie A e B decidono di voltargli le spalle, ma alla fine, inspiegabilmente lo eleggono.

Se un’affermazione è razzista, resta inammissibile, e come tale, andrebbe punita, tanto più se a pronunciarla è il presidente di una tra le federazioni calcistiche più importanti del mondo. Eppure, un mese dopo, il 26 agosto, il procuratore federale Stefano Palazzi dispone l’archiviazione del procedimento aperto nei suoi confronti: “Il Procuratore Federale, esaminati gli articoli di stampa, gli esposti presentati, i filmati acquisiti e la documentazione trasmessa dalla Figc alla Fifa e alla Uefa, ha disposto l’archiviazione del procedimento avente ad oggetto: “Frasi pronunciate dal presidente della Lega Nazionale Dilettanti durante l’Assemblea del 25 luglio 2014 ed in altre interviste ad organi di stampa”, perché non sono emersi fatti di rilievo disciplinare a carico del neo presidente della Figc Carlo Tavecchio sia sotto il profilo oggettivo sia sotto il profilo soggettivo”.  Ma, a dispetto dei tanti, resta ancora aperta l’inchiesta Uefa, che tuttavia sembra non preoccupare né Tavecchio né i vertici Figc.

Il 7 ottobre arriva, come una doccia fredda, la tanto attesa decisione dell’Uefa: sei mesi di sospensione-inibizione dalle commissioni Uefa e Tavecchio non potrà essere presente al congresso a marzo 2015, e ‘per punizione’ dovrà organizzare un convegno per sensibilizzare contro le “discriminazioni razziali”. Ma, al contempo potrà continuare a rappresentare la Federcalcio. La Figc in un comunicato minimizza tutto e, per evitare un lungo contenzioso con l’Uefa, Tavecchio dichiara: “Le sentenze non si commentano, si rispettano, ma non cambia nulla riguardo alla mia posizione in Figc”. Si chiude così, quindi, una vicenda che ha monopolizzato l’intera estate del calcio italiano e non solo. Pensiamo al futuro, dicono dalla Figc. Ma risulta piuttosto complicato pensare al futuro, quando il presente è macchiato da un fatto così deplorevole. Anche volendo, è difficile passarci sopra, facendo finta di nulla.Si resta increduli perché risulta complicato capire come sia possibile che l’uomo più potente del calcio italiano possa rimanere al suo posto, dopo quanto è successo.

ott
09

Migranti: è strage senza fine. Decine di cadaveri sulle spiagge libiche

nuovaAncora morti nel Mar Mediterraneo. Decine di corpi senza vita sono stati rinvenuti su una spiaggia a ovest di Tripoli, in Libia. Secondo Rami Abdo, dell’Osservatorio euro mediterraneo per i diritti umani (Euro-Mid Observer for Human Rights), si tratterebbe di cittadini palestinesi e siriani: “l’imbarcazione, su cui viaggiavano 256 persone, in prevalenza palestinesi e siriani, sarebbe affondata i primi giorni di ottobre a causa di un guasto, due giorni dopo essere salpata dal porto di Tripoli”, ha spiegato Abdo alle agenzie di stampa libiche. Si tratterebbe quindi delle persone morte nel naufragio del 3 ottobre scorso, quando un’imbarcazione si è rovesciata a circa 10 miglia dalla costa di Zuwarah, città libica al confine con la Tunisia. Una notizia confermata anche dalle autorità locali,che parlano di circa trenta corpi trascinati a riva dalle onde.

È il terzo naufragio che avviene davanti alle coste libiche in pochi giorni. Come riferisce il Cir, il 2 ottobre due barche si sarebbero capovolte, a sole tre miglia di distanza dalla costa tra Garabuli e Tajura. “Sembra che il totale dei passeggeri delle due imbarcazioni fosse di 250 persone, solo 120 sono state salvate dalla guardia costiera libica. 10 i cadaveri trovati, 130 i dispersi”, scriveva il Cir. La dinamica dei naufragi confermerebbe quanto sottolineato dal direttore del Cir Christopher Hein, secondo il quale la situazione in Libia “è tale che i profughi sono più che mai costretti a prendere il mare su imbarcazioni di fortuna che non sono adatte neppure per navigare qualche miglia. Dobbiamo temere che in assenza di urgenti misure anche in territorio libico, il numero di vite perse nel Mar Mediterraneo non andrà a diminuire”.

Le ultime, drammatiche stragi avvenivano proprio mentre si commemorava un altro tragico naufragio, quello avvenuto il 3 ottobre 2013 al largo delle coste di Lampedusa, in cui persero la vita 366 persone. Secondo l’OIM, dall’inizio del 2014 sarebbero 3.072 i migranti morti nel Mar Mediterraneo. Moltissimi fuggono da paesi in guerra: l’apertura di canali umanitari, misura da tempo sollecitata alle autorità europee da associazioni e ong, permetterebbe a queste persone di sfuggire al controllo delle reti criminali di trafficanti, e raggiungere in modo sicuro zone dove poter chiedere protezione internazionale.
Una richiesta che, ad oggi, resta purtroppo inascoltata.

ott
08

Il razzismo va in onda

imagesLa sera del 6 ottobre va in onda la trasmissione Piazza Pulita, sull’emittente televisiva la7. Ospiti di Corrado Formigli, in studio, Daniela Santanché, Khalid Chaouki, Alan Friedman, Carlo Freccero e Luca Casarini. Il titolo dato alla trasmissione è già significativo: “L’assedio”. Si parla, in un gran calderone, di Isis, moschee, terroristi, jihad in “casa nostra”, ma anche di islamofobia, quella vissuta in modo sempre più forte ed evidente dai migranti di religione musulmana presenti nel nostro paese. Ma, sul finire della trasmissione, viene presentato un reportage di Salvatore Giulisano dal titolo: “Corcolle. L’odio nelle nostre periferie” (lo potete vedere qui: http://www.la7.it/piazzapulita/video/corcolle-lodio-nelle-nostre-periferie-07-10-2014-137884). Il video, che non ha nulla a che vedere con l’argomento trattato in studio, se non quello dell’odio razzista, e che raccoglie (forse in maniera capziosa) i malumori degli abitanti (di destra?) di Corcolle nei confronti della presenza di migranti nel quartiere, dopo quanto accaduto nei giorni passati (ne avevamo parlato qui: http://www.cronachediordinariorazzismo.org/roma-chiama-istituzioni-latitano/), è corredato di una voce fuori campo, quella di uno speaker di una radio locale. Si tratta di Luca Casciani di Rtr 99 (Radio Ti Ricordi, in Fm sui 99mhz). Le sue parole, poste dal reporter a commento delle immagini, lasciano attonito chiunque le ascolti, le trascriviamo omettendo solo i passaggi meno significativi. “Quello che servirebbe è il matto, uno che in macchina ha una mitragliatrice e ne fa secchi 34, se ne sono salvati 6, ecco il problema è quello, che se ne sono salvati 6 … quando i selvaggi si appropriano di una cosa tua, tu sei costretto a non chiamarli selvaggi, se no vieni denunciato, se no vieni chiamato razzista. Tu mantieni i selvaggi che distruggono la tua città e la tua civiltà e se provi a ribellarti ti chiamano razzista, se provi ad organizzare delle ronde ti chiamano fascista … qualcuno mi ha detto: «secondo te cosa bisogna fare per vedere gli italiani che si ribellano, che scendono in piazza?» Ecco bisogna attendere quello che è successo a Corcolle, bisogna attendere che qualcuno muoia … che differenza c’è tra le scimmie, i Tarzan, che attaccavano i villaggi di coloni e queste scimmie che attaccano un autobus dell’ATAC? … se ti permetti di distruggere un mezzo che fa parte della collettività, la stessa collettività che ti mantiene, brutta sanguisuga schifosa, e qualcuno ti ammazza, io dico che ha fatto bene … tu ti permetti di aggredire una persona che sta svolgendo il proprio lavoro. Sono questi i comportamenti che ci portano a pensare che: quanti ne sono morti, 200 nel Canale di Sicilia? Ah beh, insomma speravo di più” …
Formigli, dopo il servizio, precisa che i commenti di Casciani sono stati raccolti in questi ultimi giorni, durante la sua trasmissione (che va in onda dal lunedì al venerdì dalle 10,30 alle 13,30, ndr), mostra il suo volto in fotografia, ma non spende nessuna parola sulla gravità del loro contenuto. Casciani è già noto da tempo per le sue esternazioni xenofobe quotidiane, ma col tacito accordo di numerosi radioascoltatori, è libero di continuare a propagare odio, per di più, attraverso un potente mezzo di comunicazione, quale la radio. Basta fare una ricerca su Internet, per trovare i suoi trascorsi razzisti e omofobi: Casciani, addirittura nel 2001 (all’epoca era conduttore di un’emissione su Radio Nostalgie), dichiarava: “Non mi piace il miscuglio di razze e tutto quello che ciò comporta, reputo giusto che ognuno resti al proprio paese (…). Reputo gli omosessuali dei malati di mente che vanno curati per quanto possibile e ai quali non vanno concessi diritti di carattere familiare. Il concetto di normalità riguarda solo i rapporti tra un uomo e una donna. Voglio aiutare le popolazioni del terzo mondo ma al loro paese e pretendo prima di spendere una sola lira per gli stranieri si pensi agli italiani (…). Qualche cretino ha il coraggio di chiamarmi razzista, in realtà è il concetto di priorità che dovremmo aver radicato bene in mente, (http://www.cinziaricci.it/nosilence/archivio124.htm)”.
Passano molti anni, cambia il bersaglio, ma la sostanza non cambia, e nel febbraio 2013, l’Osservatorio 21 Luglio lo segnala alle autorità competenti per la sua rubrica “Herpes”, pubblicata sul Giornale d’Italia, nella quale ha più volte definito la popolazione rom come caratterizzata dal “mancato rispetto per le più elementari norme che regolano la civile convivenza” . Tanti e troppi gli stereotipi negativi e discriminanti che compaiono nei suoi pezzi (ad esempio: http://www.ilgiornaleditalia.org/news/842997/Zingaropoli.html, http://www.ilgiornaleditalia.org/news/843034/Ricettazione-alimentare.html, http://www.ilgiornaleditalia.org/news/843556/Alla-Magliana–non-c-e.html).
E sul suo profilo Facebook (Luca Casciani Profilo Unico), anche in questi ultimi giorni, inequivocabili sono i post discriminatori. Ora, la libertà d’espressione è una delle basi di una società aperta e democratica. Tutt’altra cosa sono, però – e nulla hanno a che vedere con la libertà d’opinione- i casi in cui il diritto alla libertà d’espressione entra in aperto conflitto con il diritto di terzi a non essere discriminati. Fortunatamente, qualcun altro si è accorto della gravità delle affermazioni di Casciani: la deputata Sel, Celeste Costantino, insieme a Erasmo Palazzotto, ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, per chiedere se ne fosse a conoscenza, e quali misure urgenti intenda intraprendere contro chi, come Casciani, viola quotidianamente la legge 25 giugno 1993, n. 205, meglio nota come Legge Mancino.

ott
08

Controlli, identificazioni e arresti: al via Mos Maiorum, operazione europea di polizia con a capo l’Italia

 

download (2)Si chiama Mos Maiorum, inizierà il 13 ottobre e a guidarla sarà proprio l’Italia: è l’operazione di polizia organizzata a livello europeo, con l’obiettivo dichiarato di “indebolire la capacità organizzativa del crimine organizzato nel favoreggiamento dell’immigrazione illegale”. E’ quello che si legge nella nota n. 11671/14, emanata il 10 luglio scorso dal Consiglio d’Europa. Nel concreto però, la “Joint Police Operation” assomiglia più a una “retata”, come scrive il Cospe: fino al 26 ottobre, 18mila uomini delle forze dell’ordine pattuglieranno aeroporti, porti, stazioni, valichi di terra dei paesi membri dell’Unione Europea e di quelli aderenti allo spazio Schengen, per “identificare”, “controllare”, “arrestare i migranti irregolari”. “Una caccia al migrante” secondo la ong Statewatch, “basata su operazioni simili già realizzate in passato, che hanno portato all’arresto di centinaia di persone”. Prima di Mos Maiorum ci sono state infatti altre operazioni simili – “Perkunas”, “Aphrodite”, “Aerodromus”…- realizzate al cambio dei semestri di presidenza europea, tutte accomunate dall’obiettivo di controllare la presenza di migranti privi di documenti di soggiorno all’interno dell’Unione Europea.

Il coordinamento dell’ operazione sarà affidato alla Direzione Centrale per l’Immigrazione e la Polizia di Frontiera del Ministero dell’Interno italiano, nel contesto del semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione. Nella gestione dell’operazione l’Italia sarà affiancata dall’Agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne Frontex.

Secondo la nota del Consiglio dell’Unione Europea, uno degli obiettivi principali dell’operazione è la “raccolta di informazioni rilevanti” circa i percorsi maggiormente utilizzati dai migranti per entrare in Europa, al fine di avere un “quadro chiaro e aggiornato sull’evoluzione delle rotte dei migranti e sul modus operandi” usato dalle reti dei trafficanti. Questo dovrebbe permettere agli stati membri di “consolidare prassi comuni di intervento per aumentare l’incisività delle misure di controllo e repressione dell’immigrazione illegale”.
Concretamente, cosa faranno i membri delle forze dell’ordine coinvolti nell’operazione? Oltre alla raccolta di informazioni, di cui parla la nota, nella pratica saranno realizzate azioni mirate a “identificare” e “arrestare i migranti irregolari”: tradotto, significherà “controlli forzati, posti di blocco, interrogazioni e probabile detenzione nei Cie in attesa di espulsione e arresti”, denuncia il Cospe, secondo cui “l’iniziativa mostra una perfetta continuità con l’approccio poliziesco e repressivo delle politiche europee”. “Oltre all’immediata detenzione di centinaia di persone, operazioni come Mos Maiorum intendono anche accrescere le possibilità degli stati di intraprendere in futuro azioni simili, tese anche a rinvigorire i database delle agenzie europee Frontex e Europol”, sottolinea Statewatch.

Molte organizzazioni che si occupano di diritti umani stanno facendo circolare nei vari paesi informazioni e allarmi rivolti ai migranti, così come sono numerose le associazioni che sottolineano la contiguità tra l’avvio dell’operazione e l’anniversario della strage del 3 ottobre 2013, quando, al largo di Lampedusa, 366 persone persero la vita provando a raggiungere le coste dell’isola. Una strage seguita purtroppo da troppe altre: Amnesty International ha denunciato che da gennaio 2014 a oggi sono state 2500 le persone che, dopo essere partite dall’Africa del Nord, sono annegate o disperse nel Mediterraneo. “Eppure l’Europa rifiuta di prendere atto del proprio fallimento: la complessità delle migrazioni non si affronta a colpi di repressione militare. In un continente in profonda crisi sociale ed economica, circondato da conflitti (dalla Siria all’Ucraina, da Gaza alla Libia), la minaccia alla sicurezza dell’Europa non può essere rappresentata dalla migrazione di uomini e donne che inseguono un sogno di dignità, lavoro e pace”, scrive il Cospe.

Per quanto riguarda i costi dell’operazione, la nota specifica che “non c’è una stima, perché ogni Stato membro coprirà le proprie spese”. Lo stesso per quanto riguarda Frontex, che “coprirà i costi relativi al proprio coinvolgimento”.

 

ott
07

Trani, in classe ci sono due bambini rom: famiglie trasferiscono i figli

images (4)Ennesimo caso di razzismo nelle scuole italiane. Questa volta la discriminazione è avvenuta a Trani, in Puglia, nella scuola elementare Beltrani, dove quattro famiglie italiane hanno chiesto il trasferimento dei propri figli. Il motivo: la presenza in classe di tre bambini rom. “Il primo l’abbiamo accettato, il secondo proprio no”: queste le parole rivolte dai genitori alla vicepreside. “Il primo” sarebbe il primo bambino rom, di sei anni, arrivato a scuola con il fratello di sette dopo un percorso di inserimento scolastico sostenuto dai servizi sociali. I due fratelli sono stati accolti in due classi diverse, “per evitare che potessero isolarsi”, come spiega la vicepreside ai quotidiani locali. Il loro esempio è servito a far iscrivere anche il cugino di sette anni, inserito nella stessa classe di uno dei due fratelli. A quel punto, le quattro famiglie si sono rivolte alla vicepreside: “Mi hanno chiesto che cacciassi i bambini rom perché secondo questi genitori, che mi hanno detto parole irripetibili, questi bambini portano malattie, puzzano e sono sporchi. Al mio rifiuto, hanno deciso di trasferire i propri figli, augurandomi di rimanere da sola con i rom”, racconta la vicepreside, che prosegue: “Nonostante avessi mostrato loro tutti i certificati sanitari e le vaccinazioni dei bimbi, i genitori dei quattro italiani mi hanno intimato di mandarli via dalla classe”. Una situazione definita dalla vicepreside “scandalosa”: “ho fatto solo il mio dovere, rispettando il diritto allo studio previsto dalla Costituzione, senza alcuna discriminazione“, ha ribadito ai quotidiani.

Forte preoccupazione per il grave sentimento di intolleranza” è stata espressa da Eugema Onlus, associazione di volontariato con sede a Giovinazzo, in provincia di Bari. “Forse la scuola che ha accolto i bambini in fuga dalla Beltrami, al di là delle leggi che lo permettono, non si è resa conto che in questo modo ha dato libero sfogo ai sentimenti xenofobi dei loro genitori?”, si chiede la presidentessa dell’associazione Corsina Depalo. Una preoccupazione che si fa ancora maggiore considerando il contesto in cui è avvenuta la vicenda: una scuola elementare, che dovrebbe essere agenzia primaria di educazione, socializzazione e costruzione del senso civico. Per i figli delle quattro famiglie, e per la classe coinvolta, si è trasformata invece in un esempio di discriminazione e separazione.

ott
06

Omicidio di Torpignattara, l’autopsia: Shahzad fu ucciso con più colpi alla testa

Torpignattara_internaA uccidere Muhammad Shahzad Khan, il 28enne pakistano morto il 18 settembre scorso sul marciapiede di via Ludovico Pavoni, nel quartiere romano di Torpignattara, non è stato un solo pugno: una serie di colpi diretti alla testa gli hanno provocato un’emorragia interna. A dirlo sono i primi risultati dell’autopsia eseguita dall’istituto di medicina legale della Sapienza, che parlano di “un reiterato traumatismo contusivo del capo con frattura temporale destra e emorragia sub aracnoidea diffusa”.

Era il 18 settembre scorso, un giovedì, intorno alle undici e trenta di sera. Muhammad Shahzad Khan stava camminando per le strade del quartiere, recitando a voce alta le Sure del Corano. Le prime informazioni diffuse da molti organi di stampa parlavano di un uomo senza fissa dimora, ubriaco e particolarmente molesto. Avrebbe sputato in faccia a un ragazzo romano di 17 anni, che l’avrebbe colpito con un pugno (Alcuni esempi della cronaca all’indomani dell’omicidio, qui, qui, qui).

I dati che emergono dalle indagini in corso descrivono però una vicenda diversa.

L’uomo non era senza fissa dimora: dal 30 agosto viveva in un centro di accoglienza in via Pietralata, convenzionato con il Comune. Probabilmente non era nemmeno ubriaco: per saperlo si dovranno attendere i risultati completi degli esami tossicologi. Al centro di accoglienza affermano che “Shahzad non è mai rientrato in stato di ubriachezza”.
I testimoni oculari ascoltati in sede di incidente probatorio dal pm minorile Carlo Paolella parlano di un uomo che pregava a voce molto alta, forse -questo sì- disturbando il vicinato. Un atteggiamento probabilmente dettato dalla situazione in cui si trovava: solo, con la moglie e il figlio di tre mesi – mai visto – rimasti in Pakistan, senza lavoro, aveva appena ricevuto la notizia di un lutto familiare. Non sembra stesse molestando o aggredendo nessuno. In quel momento sarebbe arrivato il 17enne in compagnia di un amico, entrambi in bicicletta, il quale, secondo la testimonianze riportate dal quotidiano La Repubblica, si sarebbe scagliato subito contro il cittadino pachistano, colpendolo con un pugno e facendolo cadere a terra. Ma non si sarebbe fermato, come ha dichiarato il ragazzo alla polizia: lo avrebbe invece colpito più volte con calci alla testa. Proprio allora alcuni residenti avrebbero urlato al ragazzo di fermarsi, ricevendo gli insulti del padre del minorenne: “Fateve li c… vostra”, “Gliel’ho detto io di farlo”, “Tornatevene ai Parioli”, “Zecche “, riferisce sempre il quotidiano La Repubblica.

Le indagini in corso dovranno anche accertare se a colpire la vittima sia stata una sola persona, o un gruppo. Il diciassettenne, per il quale il Tribunale ha respinto la richiesta di scarcerazione, è accusato di omicidio con la formula del dolo eventuale. Intanto, la procura di Roma ha iscritto il padre del minorenne nel registro degli indagati. L’accusa è di istigazione e favoreggiamento di omicidio volontario.

ott
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Sabir: tra memoria e impegno, per una ‘cittadinanza mediterranea’

download (2)Si è aperto ieri Sabir, Festival diffuso delle culture mediterranee a Lampedusa. Sabir, la lingua parlata nei porti del Mediterraneo dal Medioevo fino a tutto il XIX secolo, che consentiva ai marinai e ai mercanti di comunicare tra loro in un territorio di passaggio, di scambio e di contatto. Come è sempre stata l’isola di Lampedusa, che ancora oggi resta un luogo di incontro. I nuovi arrivati, però, non sono più i mercanti, bensì i migranti che, affrontando viaggi costosi, estenuanti e pericolosi, raggiungono le coste isolane per poi provare a continuare il proprio viaggio. Quando ci riescono: il 3 ottobre 2013 trecentosessantotto (368) persone hanno perso la vita a poche miglia dall’isola, a causa dell’incendio e del conseguente affondamento della barca su cui viaggiavano.

Sabir vuole ricordare anche loro, in una giornata della memoria ancora non ufficiale, visto che, nonostante le migliaia di firme raccolte dal Comitato 3 ottobre, il Parlamento italiano non ha istituito per legge, in questa tragica ricorrenza, la Giornata della memoria e dell’accoglienza.
Ricordare è importante, e rendere collettivo questo processo altrettanto: la memoria può contribuire a evitare che si ripetano le stesse situazioni – in questo caso una strage che sembrava aver segnato l’opinione pubblica, la società civile, i protagonisti politici. Almeno, così dovrebbe essere: ma il 3 ottobre 2013 non è mai finito. Il 14 settembre scorso sono morte almeno 224 persone al largo di Tajoura (Libia). Il giorno prima, i corpi recuperati nelle acque libiche sono 45. Sempre il 13 settembre, si contano 300 dispersi nel naufragio di un’imbarcazione al largo di Malta. E ancora, sono 15 i morti davanti alle coste egiziane. Il 10 settembre sono 500 i dispersi al largo di Malta. Il 24 agosto, 20 corpi vengono recuperati a 50 km a est di Tripoli, 170 i dispersi. Lo stesso giorno, su un gommone alla deriva a 120 miglia a sud di Lampedusa vengono ritrovati i corpi senza vita di 18 persone, e altre 10 risultano disperse.
Ci fermiamo qui, ricordando che nel suo ultimo rapporto, ‘Vite alla deriva‘, Amnesty International ha denunciato che da gennaio 2014 a oggi sono state 2500 le persone che, dopo essere partite dall’Africa del Nord, sono annegate o disperse nel Mediterraneo.
L’unico intervento messo in campo dalla politica è stato Mare Nostrum: un’operazione coordinata a livello nazionale, e non europeo, che è riuscita a salvare 90mila persone (come riportato dal ministro dell’Interno Alfano), ma che è ben lontana dal rappresentare una soluzione. E’ infatti l’assenza di mezzi legali e sicuri per raggiungere il paese di destinazione a mettere queste persone in situazioni di estremo pericolo: persone che, va ricordato, fuggono da guerre, conflitti e persecuzioni. La politica non può più ignorare l’attuale scenario internazionale, che l’Unhcr ha recentemente descritto come “un’emergenza umanitaria senza precedenti”. Il mondo è in guerra, e le persone fuggono in cerca di una vita migliore. Le misure messe in campo dall’Europa rappresentano, semplicemente, una non-risposta: il potenziamento di Frontex, denominato poi Frontex plus e ora Triton, è l’unico provvedimento sollecitato all’unisono dai rappresentanti politici dei paesi membri dell’Unione Europea, nell’ottica, ribadita dal nuovo presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, di “proteggere i confini europei”.
“L’assenza di politiche giuste ed efficaci per l’immigrazione e più in particolare la mancanza di un’idea di accoglienza adeguata agli standard dei diritti umani sanciti a livello internazionale, provoca di frequente tragedie e problemi umanitari e crea tensioni e conflitti politici e sociali. Al tempo stesso, la gestione improvvisata e perennemente emergenziale degli arrivi alimenta il razzismo e le paure costruite strumentalmente negli ultimi anni con la retorica pubblica dell’invasione”, scrivono i promotori di Sabir.
Il festival si pone in antitesi a queste dinamiche, proponendo “una nuova concezione di uguaglianza Mediterranea e dignità condivisa”. A Sabir si riveleranno le contaminazioni, le somiglianze e le specificità dei diversi paesi bagnati dal ‘mare di mezzo’. Si discuterà delle sfide comuni e dei progetti da affrontare insieme, nell’importante costruzione di un nuovo protagonismo della società civile. Il tutto partendo dalla valorizzazione del “potenziale sociale, economico e culturale” della regione Mediterranea, e dal “rafforzamento del tradizionale ruolo di ponte” dell’isola di Lampedusa.
Un primo passo verso la definizione di “un’Europa policentrica e pluri-culturale”, uno spazio più aperto e solidale in cui sviluppare una nuova “cittadinanza mediterranea”.