ott
24

La Questura di Pisa e le parole discriminanti

images“Il servizio rientra in un più vasto tentativo di contrasto ai fenomeni dell’illegalità diffusa, relativa alla presenza sul territorio pisano di cittadini extracomunitari e di etnia rom”. Il “servizio” è lo sgombero del “campo rom” di via di Viaccia, a Pisa. La frase l’abbiamo ripresa dalla nota della Questura, segnalataci da Sergio Bontempelli. “Maxi operazione delle forze dell’ordine nella giornata di ieri, mercoledì 22 ottobre. Obiettivo del blitz il campo nomadi abusivo di via di Viaccia dove circa una quarantina di rumeni di etnia rom ha da tempo stabilito la propria dimora”, si legge nella nota, che descrive l’operazione di sgombero: “Numerose pattuglie di Polizia, Carabinieri e Polizia Municipale hanno fatto irruzione nel campo, setacciandolo alla ricerca di materiale di provenienza furtiva e controllando e identificando persone e veicoli, molti dei quali con targa estera. A latere di quest’attività di polizia, il comune di Pisa ha provveduto a far convenire sul luogo dei mezzi della ditta AVR i quali hanno provveduto a ripulire la zona, divenuta oramai una discarica a cielo aperto”. Tra le “tonnellate di rifiuti di ogni genere portati via”, anche “tutte le masserizie dei nomadi, e quindi mobili, suppellettili, bombole del gas, carrelli della spesa rubati nei supermercati, materassi, tende da campeggio, ect”.

Sono molti i punti su cui vale la pena soffermarsi. La nota parla di uno sgombero: ma che fine hanno fatto le persone allontanate? Perché i loro oggetti, tra cui materassi, tende, suppellettili, sono stati portati via? Inoltre, come fa notare Bontempelli, l’operazione è stata effettuata “senza fornire alcuna soluzione alternativa agli abitanti”. Non solo: nella nota “si dichiara che le attività della Questura sono finalizzate a perseguire i reati dei cosiddetti ‘extracomunitari’, e non i reati tout court. Dunque -sottolinea Bontempelli – si avalla un’equazione tra ‘illegalità’ e ‘presenza” di stranieri’”.
Il linguaggio usato dalla Questura, “accompagnato – denuncia Bontempelli – da epiteti offensivi e umilianti (come quello di “nomadi” per parlare di rom), viola le norme in materia di discriminazione”.
Istituzioni e personaggi pubblici dovrebbero evitare di diffondere e rafforzare pregiudizi e stereotipi, adottando misure e linguaggi rispettosi e non discriminanti: un comportamento ben lontano da quello assunto dalla Questura di Pisa.

ott
24

Borgaro: autobus separati italiani/rom, proposta della giunta di sinistra

18343Due autobus per uno stesso percorso. Uno – il 69 – che dalla torinese Piazza Stampalia esce dalla città e fa capolinea a Borgaro Torinese, senza fermarsi davanti al “campo rom”. L’altro che fa da navetta tra il “campo” e il capolinea, ossia la piazza del capoluogo piemontese. E’ la proposta che il sindaco di Borgaro Torinese ha avanzato alla ditta di trasporti Atm. “Così si risolverà il problema senza che ci rimetta nessuno” spiega Claudio Gambino, sindaco Pd a capo di una lista civica di sinistra. “Non è razzismo, è soltanto un modo per risolvere un problema che va avanti da troppo tempo”, gli fa eco Luigi Spinelli, assessore ai trasporti di Sel e membro della stessa lista civica. I problemi a cui fanno riferimento sono i furti, le molestie, le intimidazioni che i cittadini subirebbero da parte dei rom. Una situazione che le persone lamentano da tempo, e che ha portato l’amministrazione a sperimentare per un tempo limitato – e senza miglioramenti – l’intervento dei vigili urbani a bordo dell’autobus.
“La proposta è giunta in seguito alle lamentele dei passeggeri del 69, scocciati dal comportamento spesso aggressivo di alcuni ragazzini rom, che infastidivano i passeggeri tanto da richiedere l’intervento dei vigili urbani a bordo dell’autobus”, spiega l’associazione AIZO in un comunicato stampa (link).
Non è dato sapere esattamente in che cosa i comportamenti aggressivi sarebbero consistiti. In ogni caso, si risolveranno con una separazione che ricorda troppo da vicino altri tempi? “Quando si tratta di politiche sociali non bisogna nascondere il problema o accantonarlo, dando così luogo a situazioni di segregazione che non fanno altro che aumentare il conflitto tra la comunità rom e gagè – affermano i membri di AIZO – ma è necessario cercare di risolverlo lavorando sul senso di appartenenza e sul rispetto reciproco, tramite l’applicazione della legge e non attraverso misure punitive e razziste”. Secondo l’associazione, provvedimenti come quello proposto a Borgaro creano una diffidenza sempre maggiore verso persone già separate dal resto della comunità e contro i quali la stigmatizzazione è ampiamente presente: “Ricordo che poco tempo fa un uomo di Borgaro ha accusato i rom di avergli rapito il figlio, notizia che si è poi rivelata essere una bufala”(ne abbiamo parlato qui), evidenzia Carla Osella, presidente di A.I.Z.O.
Le scelte politiche, locali come nazionali, tendono spesso ad acuire il senso di fragilità e di non appartenenza dei rom: si pensi, ad esempio, alla creazione dei “campi”, luoghi recintati e sorvegliati previsti esclusivamente per i cittadini rom (per un’analisi si veda il rapporto Segregare costa). Misure che contrastano con quanto sarebbe in realtà necessario, ossia dialogo, confronto e percorsi di inserimento socio-lavorativo, come sottolineato da Osella: “Credo che la soluzione più efficace al problema debba essere la costruzione di un ponte di mediazione tra l’amministrazione comunale di Borgaro e le famiglie rom di strada Aeroporto”.

 

 

 

ott
23

“Hai l’ebola”: impedito l’accesso all’asilo a una bambina di tre anni

downloadSei stata in Africa, hai l’ebola“: e a una bambina di tre anni viene impedito l’accesso all’asilo. E’ accaduto a Fiumicino. La bambina, tornata il 14 ottobre scorso da un breve viaggio in Uganda con la famiglia, stava entrando nell’edificio, quando un gruppo di mamme le ha sbarrato la strada. “Se entra in classe lei non entrano i nostri figli”, avrebbero dichiarato giorni prima le mamme alla preside dell’istituto. Proprio a causa della preoccupazione scatenata dal ritorno della bambina, la preside aveva già provveduto ad effettuare alcune verifiche: Abbiamo chiamato il papà che ha portato un certificato medico, abbiamo anche chiamato il medico che in Uganda aveva visitato la bambina e ci siamo informati in aeroporto se l’Uganda fosse un paese a rischio, scoprendo che non lo è”, spiega la preside alla stampa. Tutto ciò non sembra essere bastato ai genitori degli altri bambini.

“Abbiamo passato giorni di angoscia- racconta il padre della bambina al giornale online In Terris – Eppure non c’era alcun motivo reale per poter solo immaginare qualche rischio; l’unica spiegazione è che venivamo dall’Africa. Ma l’Uganda non è un Paese contagiato, e comunque prima di partire, esattamente il giorno prima, ho fatto fare alle mie figlie tutte le analisi necessarie a stabilire la loro totale buona salute. Non solo, ma mia figlia non ha avuto alcun sintomo particolare, né una febbre né un raffreddore. Ciò che è accaduto è pura follia”.

Follia scatenata dall’allarmismo lanciato da alcuni personaggi politici, ripreso da diversi media e reso virale sui social network. E che sta provocando quella che sembra assumere i tratti di una psicosi: lunedì scorso, una donna originaria della Guinea (in Italia da quattro anni) è stata insultata da una minorenne romana: “Spostati, hai l’Ebola”.

ott
23

Roma, grave caso di razzismo

racismOffesa, insultata, spintonata e aggredita con schiaffi e pugni. E’ quanto accaduto a una giovane donna di 26 anni originaria della Guinea, residente in Italia da quattro anni. Lunedì scorso, 20 ottobre, la donna si trovava su un autobus dell’agenzia di trasporti Atac. Alla fermata di Torre Angela salgono alcune ragazze romane, spintonando i passeggeri. La donna le richiama. “Fatti in là, hai l’ebola”, la insulta una delle ragazze, una tredicenne stando a quanto riportato da Il Messaggero. L’offesa scatena un’accesa discussione tra la donna e il gruppo. Un fatto già molto grave, anche considerando la giovane età della ragazza romana coinvolta.
Ma quanto successo dopo è ancora più grave: stando alle prime ricostruzioni, scesa al capolinea di Grotta Celoni – quartiere sud-est di Roma- la donna si sarebbe trovata davanti due uomini, parenti della minorenne. Prima gli insulti, poi le spinte e l’aggressione. Intervengono le forze dell’ordine, chiamate da alcuni testimoni. La donna viene portata al Policlino Tor Vergata, dove le vengono diagnosticate contusioni guaribili in 12 giorni. Il compagno della donna annuncia che denuncerà il caso alla Procura.

Un caso di razzismo molto grave, figlio del pericoloso allarmismo scatenato da alcuni gruppi politici, fatto proprio – e rilanciato- da diversi media. Un caso che dovrebbe imporre una riflessione politica, ma anche sociale e culturale, sulla società in cui viviamo.

ott
22

Grillo: “Clandestini rispediti da dove venivano”.

download“Chi entra in Italia con i barconi è un perfetto sconosciuto: deve essere identificato immediatamente, i profughi vanno accolti, gli altri, i cosiddetti clandestini rispediti da dove venivano”. E’ la linea politica sull’immigrazione espressa da Beppe Grillo nell’ultimo messaggio pubblicato sul suo blog ieri. “Qualcosa è cambiato”, si intitola il post. E questo qualcosa sarebbe il fatto che “ISIS sta producendo flussi migratori insostenibili, e Ebola sta penetrando in Europa”. Proprio rispetto a quest’ultimo aspetto, “chi entra in Italia ora deve essere sottoposto a una visita medica obbligatoria all’ingresso per tutelare la sua salute e quella degli italiani che dovessero venirne a contatto”.

Secondo il leader del movimento 5 stelle “è tempo di affrontare l’immigrazione come un problema da risolvere e non come un tabù”. Una delle questioni sollevate riguarderebbe il regolamento Dublino, che obbliga le persone a chiedere protezione nel primo paese di ingresso, dove sono state prese loro le impronte digitali. Un trattato che “va disdetto immediatamente” secondo Grillo: non già per permettere alle persone di autodeterminare la propria vita, magari raggiungendo i familiari o un paese con un sistema di accoglienza migliore. Piuttosto, per alleggerire l’Italia, che sarebbe “la sala di aspetto, la portaerei dei disperati del mondo”. Termini che rimandano a una retorica di destra, tanto che Francesco Storace, leader -appunto- de La Destra, scrive in un tweet: “Sull’immigrazione Grillo sta saccheggiando tutte le proposte de La Destra: screening obbligatorio e no clandestini. Benvenuto“. Matteo Salvini invece, segretario della Lega Nord, sottolinea: “Grillo: migranti ‘vanno rispediti a casa’. Ma se M5S ha votato contro reato di immigrazione clandestina!!!“. Vero: lo scorso aprile il M5S ha votato a favore dell’eliminazione del reato di ingresso e soggiorno irregolare. Tra l’altro, la proposta di cancellazione arrivava proprio dal M5S, tramite emendamento presentato dai senatori Andrea Buccarella e Maurizio Cioffi. Ma non è una novità che le idee del leader non siano sempre in linea con quelle dei vari membri e sostenitori del movimento, in primis proprio in riferimento alla questione migratoria. Un contrasto che si era palesato proprio in occasione della presentazione dell’emendamento: “Non era nel programma. Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”, dichiaravano Grillo e Casaleggio, esplicitando il calcolo sotteso alle proposte politiche.
Una situazione che non sembra per nulla cambiata. Gli aspetti problematici relativi alle politiche migratorie vanno sicuramente affrontati: ma Grillo sembra lanciare slogan piuttosto che proposte, facendo leva sulle paure delle persone. Gli arrivi dei profughi di questi mesi non sono provocati da Isis, almeno non solo: lo scenario internazionale è infatti costellato da guerre e conflitti che durano da anni. Nominare l’Isis e tacere, ad esempio, sulla situazione in cui versano la Siria o la Palestina, corrisponde a una strategia retorica ben precisa. La stessa cosa per quanto riguarda il virus Ebola e la necessità, sostenuta da Grillo, di sottoporre a una visita medica le persone che arrivano in Italia: un primo accertamento medico potrebbe essere importante e utile, ma il riferimento al virus che tanto sta spaventando le persone ha l’effetto immediato di creare un’associazione immediata tra gli immigrati e il rischio di diffusione di Ebola, ampliando il senso di insicurezza percepito dalla società.
Le parole usate da Grillo deumanizzano i migranti, perfetti sconosciuti, che devono essere identificati, e rispediti da dove venivano. Al massimo dei disperati. Forse con questo termine Grillo si riferisce ai profughi, che devono essere accolti, al contrario di quanto si debba fare con i “clandestini”? Tra l’altro, se con questo termine Grillo si riferisce a persone che arrivano in Italia senza visto di ingresso e documenti di identificazione, è bene sottolineare che i profughi di guerra e i richiedenti asilo, che scappano da situazioni di conflitto o persecuzione in cui è impossibile chiedere il rilascio di documenti, hanno esattamente queste caratteristiche.
I partiti si stanno baloccando tra razzismo e buonismo un tanto al chilo, ma sempre sulle spalle delle fasce più deboli della popolazione, il tutto per un pugno di voti”, afferma Grillo. Nella situazione che descrive, in che posizione si situa il leader del M5S? Quali sono le proposte per aiutare le fasce più deboli della popolazione? E i migranti che arrivano in Europa, dove si collocano? Ne fanno parte o no? Grillo non se lo l’unica cosa che sa o sembra sapere è che, a differenza degli italiani, non portano voti. E li trasforma quindi, ancora una volta, in un capro espiatorio e utile strumento per parlare alla pancia degli elettori.

 

 

ott
22

CIE: da 18 mesi a 90 giorni, approvata riduzione tempi di trattenimento

cie--190x130Cambiano i tempi di trattenimento nei Centri di Identificazione ed Espulsione: ieri la Camera dei deputati ha approvato la norma contenuta nella Legge Europea 2013 bis relativa al periodo massimo di trattenimento dei cittadini stranieri all’interno dei CIE, accogliendo così l’emendamento – già approvato il 17 settembre scorso dal Senato – presentato dai senatori Luigi Manconi e Sergio Lo Giudice (ne abbiamo parlato qui). Se fino a ieri una persona poteva essere reclusa fino a 18 mesi, ora il tempo massimo di trattenimento sarà di 90 giorni. 

“La riduzione di quel termine potrebbe riportare i CIE a quella che dovrebbe essere la sola funzione: luogo di transito in vista dell’identificazione e dell’eventuale rimpatrio, evitando lunghe detenzioni immotivate di chi non ha commesso reati ma si trova solo in uno stato di irregolarità amministrativa. E che, in ragione di queste irregolarità, subisce nei Cie trattamenti spesso inumani e continua mortificazione della sua dignità”, scrivono i senatori in un comunicato.

I Cie versano in condizioni indegne, sono inefficienti, costosi, e al loro interno sono quotidiane le violazioni dei diritti umani ai danni dei reclusi: lo denunciano da tempo ong, associazioni nazionali e internazionali e anche alcuni parlamentari (solo per alcuni esempi, si veda qui- Costi Disumani- e qui-Arcipelago Cie) . Per questo è necessaria e urgente la loro definitiva chiusura.
Nel frattempo, ci uniamo alla soddisfazione espressa dai senatori per questo importante obiettivo raggiunto.

ott
21

Bando straordinario di Servizio Civile: via requisito di cittadinanza, domande entro il 14 novembre

images (4)Non c’è più, finalmente, il requisito della cittadinanza italiana nel bando straordinario pubblicato mercoledì scorso dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale. Da anni i tribunali sottolineano il carattere discriminatorio della clausola di cittadinanza. La posizione del Ministero però finora era sempre la stessa: il requisito rimaneva, e con esso l’esclusione di moltissimi giovani da quella che la Corte di Appello di Milano ha definito “una forma di solidarietà sociale”. Recentemente sulla questione si è espresso anche il Consiglio di Stato, sollecitando il Dipartimento della gioventù ad aprire i bandi ai cittadini stranieri.
Con il recepimento del parere del Consiglio di Stato, il nuovo bando si apre così a giovani cittadini Ue, familiari di cittadini Ue titolari del diritto di soggiorno, cittadini stranieri titolari del permesso di soggiorno per lungo periodo, per asilo o per protezione sussidiaria. Le domande scadono il 14 novembre.

ott
16

Presentato a Roma ‘Cronache di ordinario razzismo. Terzo Libro Bianco sul razzismo in Italia’.

CopertinaE’ stato presentato a Roma, nell’ambito del Salone dell’editoria Sociale, ‘Cronache di ordinario razzismo. Terzo Libro Bianco sul razzismo in Italia’.

A distanza di quasi tre anni dal Secondo Libro Bianco, Lunaria ripercorre le Cronache di ordinario razzismo che attraversano la vita pubblica e sociale nel nostro paese; questa volta, allungando lo sguardo verso l’Europa, di cui le elezioni svolte nel maggio scorso hanno svelato le pulsioni nazionaliste, xenofobe e populiste.

Un lavoro di monitoraggio, analisi e approfondimento che Lunaria porta avanti da anni, e che promuove quotidianamente con il sito www.cronachediordinariorazzismo.org, denunciando l’evoluzione delle molteplici forme di razzismo nel nostro Paese, dalle discriminazione istituzionali alle stigmatizzazioni mediatiche, dalle violenze fisiche alla retorica politica. Proseguendo il lavoro avviato nel 2007, il testo racconta le discriminazioni e le violenze razziste quotidiane che attraversano i comportamenti sociali, i discorsi della politica, gli interventi delle istituzioni e i messaggi dei media, grazie all’analisi di duemilacinquecentosessantasei casi di discriminazioni e violenze razziste documentati in un database on-line tra l’1 settembre 2011 e il 31 luglio 2014.

Concepito come uno strumento di lavoro a disposizione di tutte e tutti, Lunaria ne incoraggia la diffusione attraverso la possibilità immediata di scaricarlo gratuitamente.
Contattaci se vuoi organizzare una presentazione nella tua città!

Contributi di Paola Andrisani, Sergio Bontempelli, Guido Caldiron, Serena Chiodo, Daniela Consoli, Giuseppe Faso, Grazia Naletto, Enrico Pugliese, Annamaria Rivera, Maurizia Russo Spena, Duccio Zola.

Clicca qui per scaricare il Terzo Libro Bianco

Per informazioni e contatti:
Lunaria, Via Buonarroti 39 00185 Roma
Tel. +39 06 8841880 Fax +39 06 8841859
E-mail: antirazzismo@lunaria.org, comunicazione@lunaria.org
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www.cronachediordinariorazzismo.org

ott
14

Consiglio di Stato: il servizio civile si apra ai cittadini stranieri

serviziocivileOccorre che il Dipartimento della gioventù del servizio civile nazionale [..] consenta anche ai cittadini stranieri di accedere al servizio civile”: lo scrive il Consiglio di Stato nel parere n. 1091/2014 depositato ieri, giovedì 9 ottobre 2014.
La posizione del Consiglio era stata sollecitata dall’Ufficio legislativo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali su richiesta dello stesso Dipartimento della gioventù, “in merito alla possibilità di disapplicare l’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 5 aprile 2002, n.77, che limita l’accesso al servizio civile ai cittadini italiani”, come si legge nel comunicato stampa congiunto della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento di Gioventù e del Servizio Civile Nazionale e del Ministero del Lavoro e Politiche sociali. Una possibilità su cui il Dipartimento chiedeva chiarezza “in vista dell’adozione di bandi straordinari di SCN”.

Quella dell’accesso al servizio civile è una questione aperta da tempo: molte sentenze dei tribunali e della Corte d’Appello hanno sancito il carattere discriminatorio dell’esclusione dai bandi dei giovani privi di cittadinanza italiana, ordinando contestualmente al governo di modificare i requisiti di accesso (Per alcuni esempi, si veda qui, qui, qui e qui).

Ma, di fatto, nei bandi il requisito discriminatorio non è mai stato eliminato. Se, recentemente, sembrava si potesse pensare a una svolta concreta in tal senso, viste le dichiarazioni del sottosegretario al lavoro Luigi Bobba (a inizio luglio il sottosegretario annunciava la possibilità di una riforma per “aprire il servizio civile agli stranieri regolarmente soggiornanti nel nostro Paese”), il disegno di legge che il governo presentava subito dopo smentiva tale possibilità: “Abbiamo scelto nel disegno di legge di non affidare il servizio civile universale se non ai cittadini italiani”, dichiarava allora il Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Un’esclusione, quella dei cittadini privi della cittadinanza italiana, su cui è recentemente intervenuta anche la Corte di Cassazione, che il 1 ottobre 2014 si è pronunciata sul ricorso – il primo riguardante il Servizio Civile – presentato da un giovane cittadino di origine pakistana sostenuto da Asgi e Avvocati Per Niente (si veda qui). “La materia del contendere nel giudizio in esame era oggettivamente cessata: il ricorrente ha conseguito la cittadinanza italiana e dunque non è più interessato all’esito del giudizio. Il servizio civile 2013 è ultimato. La decisione, qualunque sia, è destinata a essere totalmente priva di effetti pratici per le parti in causa nel giudizio”, fa notare l’avvocato Alberto Guariso, di Avvocati Per Niente, il quale spiega che, “a fronte di ciò, la Cassazione ha ritenuto che la questione posta da ASGI e APN fosse ‘di particolare importanza’, e ha scelto di avvalersi dell’art. 363 cpc a norma del quale la Corte può emettere comunque una sentenza al solo fine di ‘enunciare il principio di diritto’”. Un principio che nell’ordinanza del 1 ottobre 2014 è spiegato in modo molto chiaro: l’esclusione dei cittadini stranieri è discriminatoria perché “preclude al non-cittadino regolarmente soggiornante in Italia la possibilità di un pieno dispiegamento della libertà e dell’uguaglianza, da intendersi anche quale veicolo di appartenenza in senso etico dello stare insieme nella nostra comunità, di accoglienza e di costruzione dei rapporti sociali e dei legami tra le persone in una prospettiva di solidarietà, di pace e di apertura al confronto nell’ambito di una convivenza pluralistica”. (sentenza cassazione). (Per un commento approfondito si rimanda a Asgi).

Ora, anche il Consiglio di Stato sottolinea la necessità di “salvaguardare il principio di parità di trattamento”, e auspica un “sollecito adeguamento della normativa concernente il servizio civile, che, secondo quanto preannunciato dal Ministero interpellante, verrà fatta confluire in un apposito disegno di legge delega (in corso di predisposizione), la quale prevederà che al servizio civile possano accedere anche i cittadini stranieri [..] disapplicando l’articolo 3, comma 1, del d.lgs. n. 77 del 2002”.

Un parere accolto con soddisfazione dal Sottosegretario al lavoro: “Auspico che anche il Parlamento, nell’esame della revisione della disciplina del servizio civile universale, valuti attentamente questo importante pronunciamento di due diversi Organi giurisdizionali“, ha dichiarato Bobbio.

A questo punto è fondamentale “un intervento urgente del governo e del parlamento per evitare il protrarsi di situazioni di incertezza”, “in attesa di verificare come verrà riformato il terzo settore”, conclude Guariso.

ott
09

Al via Triton: non sostituirà Mare Nostrum

images (4)Dal 1 novembre 2014, l’operazione coordinata da Frontex ‘Triton’ inizierà le sue attività nel Mediterraneo centrale”: lo annuncia in una nota la Commissione Europea, sottolineando che l’operazione è stata delineata “sulla base delle esigenze espresse dalle autorità italiane”.

Sarà quindi Triton a spingersi fino a 170 miglia dalle coste italiane, come fanno i mezzi impiegati nell’operazione italiana Mare Nostrum? No: nonostante venga riconosciuto “lo straordinario lavoro svolto dall’Italia con Mare Nostrum nell’assistere e salvare centina di rifugiati”, Triton “non rimpiazzerà” l’operazione messa in campo dall’Italia dopo la strage del 3 ottobre 2013, quando al largo di Lampedusa persero la vita 366 persone. Lo ha specificato la Commissaria UE Cecilia Malmstrom secondo la quale “il Mediterraneo è un mare europeo e una responsabilità europea. Molte persone disperate stanno cercando di attraversare il Mediterraneo scappando da guerre e conflitti. L’Unione europea – ha proseguito Malmstrom – deve rispondere e attivare misure concrete per salvare vite”. Tutto questo, però, tenendo ben presente che Frontex non è “né un’agenzia di soccorso né un Centro di Coordinamento per il salvataggio”, come ricordato dalla Commissione. Il ruolo dell’agenzia europea è piuttosto quello di “assicurare i controlli delle frontiere nella regione del Mediterraneo [..] fornendo sostegno agli stati membri nelle circostanze che richiedano un incremento dell’assistenza tecnica”. Triton si estenderà 30 miglia oltre le acque territoriali italiane e coprirà anche 18 miglia di acque internazionali, come definito nelle linee guida: rappresenta al momento l’operazione più imponente lanciata da Frontex in mare, ma rimane fondamentalmente una misura di sostegno alle operazioni di controllo messe in atto dai paesi. Prima fra tutti l’Italia – come già fatto dalle operazioni precedentemente intraprese da Frontex, “Hermes e Aeneas” – visti gli “sforzi messi in campo a livello nazionale”. Un sostegno che si baserà sulle “risorse messe a disposizione dai paesi membri”, sollecitati in questo senso dalla Commissione. Cosa che conferma come, nonostante le dichiarazioni ufficiali, per l’Unione europea l’immigrazione rimanga una questione nazionale. E’ la stessa Malmstrom a sottolineare che Triton “non interessa in alcun modo le responsabilità che gli stati membri hanno nel controllare le frontiere esterne e nel salvataggio delle vite”.
Al momento, i paesi che hanno confermato la propria partecipazione sono Germania, Francia e Spagna.

Per il lancio dell’operazione Triton e per l’avvio della prima fase, la Commissione stima un costo mensile di 2.9 milioni di euro, riallocati dal “Fondo europeo per la sicurezza interna e dal bilancio di Frontex”. Se la partenza dell’operazione è certa e annunciata, lo stesso non si può dire per il proseguimento della stessa, visto che i fondi necessari a tal fine “devono essere ancora accordati dal Parlamento europeo e dal Consiglio”.

Stando alle note ufficiali, non sembra quindi che Triton risponda all’obiettivo primario di salvare vite umane. Va in ogni caso sottolineato – anche alla luce delle continue stragi di migranti, le ultime avvenute pochi giorni fa) che il ruolo dell’Unione Europea potrebbe e dovrebbe andare oltre quello del mero salvataggio – per quanto importante – delle persone. Le istituzioni europee potrebbero intervenire prima che queste persone – la maggioranza delle quali fugge da guerre, come ricordato da Malmstrom – siano costrette dalla mancanza di canali di ingresso regolari e sicuri, a affrontare viaggi rischiosi e costosi gestiti da reti criminal. E’ proprio sulle misure di ingresso che urge un intervento europeo. Oltre che su quelle di accoglienza, come sottolineato da Malmstrom: “Per avere pieno successo -ha dichiarato la Commissaria – le operazioni di salvataggio devono essere affiancate da altre misure. È fondamentale che gli stati membri implementino un sistema comune di asilo (Common European Asylum System), e che venga compiuto uno sforzo reale per creare un programma europeo di reinsediamento dei rifugiati all’interno dei paesi europei”.