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18

Congedo “ordinario” per Baffi

Da ieri, 17 maggio 2012, Carlo Baffi non è più responsabile dell’ufficio immigrazione della Questura di Trieste. Baffi è ufficialmente in «congedo ordinario», ovvero in ferie, e «tornerà quando deciderà di rientrare», afferma il questore Giuseppe Padulano sulle pagine de Il Piccolo. E sempre da ieri, al vertice dell’ufficio immigrazione della Questura (quello che Baffi chiamava “ufficio epurazione”) è stato nominato temporaneamente Stefano Simonelli, responsabile del Gabinetto. Sembrerebbe evidente che si tratti di una sorta di «congelamento» delle funzioni del dirigente (in realtà, interpretato dai più come una sorta di rimozione non ufficiale dall’incarico), in attesa delle decisioni amministrative collegate agli sviluppi dell’indagine sull’omicidio della giovane Alina. Il pm Massimo De Bortoli ha indagato altri due poliziotti coinvolti nella vicenda. Si tratta dei due agenti in servizio al commissariato di Opicina, impegnati nella vigilanza nelle ore in cui è stata illegittimamente detenuta Alina Bonar Diachuk. A loro vengono contestate le accuse di violata consegna e di omicidio colposo. Restiamo in attesa di nuovi sviluppi, sperando che venga fatta chiarezza e giustizia  su questa incresciosa vicenda.

 

mag
18

Lavoro sporco

L’associazione 21Luglio ha presentato, nella sede della Fp-Cgil, il report “Lavoro sporco” a cura di Angela Tullio Cataldo, che analizza luci e ombre del progetto “borse lavoro” del Comune di Roma, relativo ai percorsi formativi e l’inserimento lavorativo delle comunità rom. Il vice sindaco e assessore alle Politiche sociali della Capitale, Sveva Belviso, annunciava, nell’ottobre 2011, un grande successo del progetto, per il quale, “grazie a una rete di operatori, 150 nomadi lavorano”. Ma i dati reali sconfessano oggi l’entusiasmo di partenza: oltre un milione e mezzo di euro impiegati per 3 progetti di “inclusione socio-lavorativa” rivolti a 125 rom. Di questi, però, solo in 16 hanno raggiunto un’assunzione. Per tutti gli altri, solo un’occupazione saltuaria, e poi, finito il progetto, più nulla. Mentre l’obiettivo dichiarato dal Comune era quello di far integrare una parte di quel 72 per cento di persone che vive nei campi e per questo esclusa dal mercato occupazionale. Nel report vengono valutati i parametri di efficacia delle politiche “inclusione socio-lavorativa” messe in campo dal Comune: ovvero, inserimento lavorativo, inclusione e cambiamento dello stile di vita. In base a questi indicatori il progetto più riuscito è il “Retis”, il riciclo di materiali ingombranti, che ha portato il 64 per cento dei partecipanti ad ottenere un contratto. Mentre “Form on the job”, il progetto svolto interamente all’interno del campo di via Salone (220mila euro per 30 persone), invece ha dato risultati diversi. Solo il 15 per cento ha continuato l’esperienza di lavoro. Per un partecipante su dieci, nessun cambiamento. Ma il peggior risultato ottenuto, quanto a occupazione, è quello del progetto “pulizia dei campi”: un milione di euro per 80 persone e nessuna assunzione. In conclusione, a fronte di un esborso complessivo di un milione e seicento mila euro, messi in campo dal Comune, attraverso questi tre progetti, soltanto 16 Rom (14 dei quali attraverso il Retis) hanno trovato un’occupazione. “Dunque sono stati spesi 100mila euro a persona – fa notare Carlo Stasolla, presidente dell’associazione – porteremo questa ricerca all’Assessorato alle Politiche sociali, per chiedere di continuare ad incentivare il progetto Retis, ma anche per intervenire sugli altri, dotandoli degli strumenti di controllo e di monitoraggio dei fondi utilizzati e dei reali obbiettivi raggiunti. Da oggi sarà questa la battaglia dell’Associazione 21 luglio, insieme al tentativo di svelare le dinamiche che dal 2005 ad oggi hanno caratterizzato i rapporti tra i sedicenti portavoce Rom (mai eletti da nessuno) e l’amministrazione comunale, al fine di promuovere determinate politiche funzionali alle proprie campagne elettorali”.

Per info: www.21luglio.com

Scarica il rapporto

mag
18

Protesta a Ponte Galeria

Il Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, ha reso nota all’agenzia parlamentare Agenparl una protesta messa in atto nel CIE di Ponte Galeria. Numerosi immigrati detenuti nel centro hanno protestato contro nuova regolamentazione, secondo la quale, d’ora in avanti, essi potranno accedere nel locale della mensa soltanto a gruppi di massimo 5 persone, limitando il tempo di permanenza. Il risultato è stato che i migranti sono stati costretti a portare il cibo nei locali dove “alloggiano”, e a consumarlo o sui letti o per terra, visto che gran parte degli arredi sono stati rimossi per motivi di sicurezza. La protesta è scoppiata inizialmente nel settore maschile del Centro, non appena si è avuta notizia delle nuove restrizioni: molti hanno rifiutato il cibo e si sono arrampicati sui tetti delle strutture, creando momenti di tensione anche con quanti, invece, hanno comunque deciso di consumare i pasti.

mag
17

Stranieri per legge

Il 15 maggio 2012, una delegazione di giovani rom, nati in Italia ma cittadini stranieri, ha incontrato il presidente della commissione diritti umani del Senato, Pietro Marcenaro, e gli ha consegnato un appello per il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. E’ stato stimato che ci sono in Italia almeno 14 mila ragazzi di origine rom che, nati da genitori apolidi o residenti irregolarmente nel nostro Paese, si sentono parte integrante della società, pur essendo nei fatti degli “estranei”.

 

Ecco, qui di seguito, il testo integrale della lettera:

Caro Presidente. Siamo in tanti, ragazzi e ragazze del popolo Rom nati in Italia, di seconda, a volte anche di terza generazione, da genitori apolidi o residenti irregolarmente nel nostro Paese. Ci rivolgiamo a Lei perché ancora una volta abbiamo apprezzato le parole chiare che ha inteso indirizzare al Sindaco di Nichelino, che ha avuto la sensibilità di concedere la cittadinanza onoraria a 450 ragazzi nati da genitori stranieri in quel territorio.

Siamo italiani, ma stranieri. Ci sentiamo “parte integrante della nostra società”, ma viviamo quotidianamente il disagio di essere considerati impropriamente stranieri. Disagio doppio e particolarmente pesante per noi ragazze e ragazzi Rom. Non è assolutamente facile, ci creda, per tanti di noi regolarizzare posizioni giuridiche, ottenere un permesso di soggiorno, fare richiesta di cittadinanza, perché veniamo da famiglie che vivono da sempre situazioni precarie, per la difficoltà di reperire la necessaria documentazione, in particolare per quelli di noi i cui genitori e nonni sono nati e provengono da luoghi che hanno vissuto recenti e drammatiche vicende belliche.

Eppure abbiamo frequentato le scuole. Una situazione difficile, quella che viviamo, di “stranieri in patria”. Che rende precaria la nostra vita e non agevola l’integrazione sociale e l’accesso al lavoro, nonostante molti di noi abbiano frequentato le scuole e, soprattutto, vorrebbero inserirsi regolarmente e legalmente nella comunità civile. In tanti abbiamo vissuto la violenza degli sgomberi dei campi e l’umiliazione della reclusione nei CIE, i Centri di identificazione per l’espatrio. Ed in tanti viviamo in case popolari o case proprie o ancora piccole aree autocostruite. Ma espatrio verso dove, se è l’Italia la nostra patria? Ci creda, sono esperienze dure e drammatiche, che spingono, purtroppo, tanti giovani verso la marginalità, l’illegalità ed il rifiuto delle regole civili. Che ricacciano le nostre comunità verso l’esclusione sociale ed una inaccettabile discriminazione.

Le risposte da un Governo che guarda all’Europa. Dal Governo Monti, signor Presidente, governo che guarda all’Europa ed ai suoi valori fondanti di accoglienza, di solidarietà e di inclusione sociale, ci aspettavamo finalmente un provvedimento che ponesse fine a questa ingiustizia. Abbiamo anche apprezzato le aperture del Ministro Riccardi, espressione della Comunità di Sant’Egidio, i cui volontari frequentano i campi e conoscono bene le nostre difficoltà. Ma ancora una volta dobbiamo prendere atto che nulla è successo.

Speriamo nella sua lungimiranza. Non possiamo che appellarci a Lei, affinché con la determinazione e la lungimiranza che tutti le riconoscono intervenga su Governo e Parlamento per porre fine ad una discriminazione che produce solo tensioni e disagi, che è palese ingiustizia, che tradisce i valori della Carta Costituzionale. Siamo, ci sentiamo, vogliamo essere riconosciuti cittadini italiani.

Confidando in Lei, le porgiamo i più distinti e cordiali saluti.

mag
17

Beneficio o discriminazione?

Il 29 marzo 2012, l’Asgi ha inviato una segnalazione al Ministro dell’Istruzione e a quello per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione, e per conoscenza all’Unar, riguardante i profili discriminatori della normativa nazionale in materia di borse di studio per il perfezionamento all’estero (art. 5 della legge 30 novembre 1989, n. 398, “Norme in materia di borse di studio universitarie”, pubblicata in G.U. 14.12.1989, n. 291). All’interno di questa normativa, infatti, al comma 2, si prevede il requisito obbligatorio della cittadinanza italiana ai fini dell’accesso a tale beneficio (“Al concorso, per titoli ed esami, sono ammessi i laureati di cittadinanza italiana di età non superiore ai ventinove anni, che documentino un impegno formale di attività di perfezionamento presso istituzioni estere ed internazionali di livello universitario, con relativa indicazione dei corsi e della durata”). L’Asgi, in particolare, ha tenuto a sottolineare che la clausola di cittadinanza italiana per l’accesso al beneficio dovrebbe essere disapplicata anche per i cittadini di Paesi terzi non membri dell’UE titolari del permesso di soggiorno CE per lungo soggiornanti, in virtù del principio di parità di trattamento. Di conseguenza, ha inviato anche un esposto alla Commissione europea chiedendo che questa avvii un’indagine conoscitiva finalizzata all’eventuale apertura di un procedimento d’infrazione del diritto UE contro l’Italia. Il 10 maggio 2012, a seguito di questa segnalazione, anche l’Unar diffonde un parere (n. 109 dd. 3 maggio 2012), evidenziando il contrasto del requisito della cittadinanza italiana con il principio di libera circolazione, uguaglianza e parità di trattamento dei cittadini di Stati membri dell’Unione europea e dei loro familiari. Nel parere, l’Unar rivolge un invito agli Atenei italiani a disapplicare per i bandi di futura pubblicazione il requisito della cittadinanza italiana o altri criteri o requisiti incompatibili con la normativa comunitaria, e auspica e raccomanda l’emanazione di una direttiva del Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca.

mag
17

Baci “proibiti”

In tutta l’Unione Europea, si celebra oggi, 17 maggio, la Giornata internazionale contro l’omofobia, ossia contro ogni forma di atteggiamenti o pregiudizi basati sull’orientamento sessuale. La giornata ha come obiettivo il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, l’uguaglianza fra tutti i cittadini e la non discriminazione, condizioni che consentono di promuovere l’inclusione di tutti. Ci è stato segnalato che, nei giorni scorsi, il Comune di Battipaglia ha vietato la pubblicazione del manifesto contro l’omofobia prodotto dalla Commissione Pari Opportunità dell’ente (CPO). Il manifesto “incriminato” mostra il bacio di due uomini e riporta lo slogan “Pari opportunità. Per tutti!”. Pare che il Comune abbia posto un veto alla stampa dei manifesti per non ledere il rapporto con il partito guida della coalizione, l’Udc. Pasquale Quaranta, Commissario della Commissione Pari Opportunità del Comune di Battipaglia, di fronte a tanta ostilità, rassegna le sue dimissioni, “nella convinzione di poter continuare la battaglia per i diritti civili altrove con maggiore autonomia e maggiore libertà”.

mag
17

Alina: un caso isolato?

La giovane vita di Alina Bonar Diachuk, cittadina ucraina di 32 anni, si è spezzata il 16 aprile scorso: si è suicidata nel commissariato di Villa Opicina, piccola frazione vicino Trieste, legando una corda al termosifone della cella in cui era stata rinchiusa a chiave due giorni prima. Ne veniamo a conoscenza soltanto oggi, a distanza di un mese. Questo perché la morte di Alina era stata frettolosamente rubricata come il “solito” triste suicidio. In realtà, la vicenda presenta molti lati oscuri e preoccupanti. Vediamo perché. La giovane donna, accusata di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”, era stata scarcerata il 14 aprile scorso dopo aver patteggiato la pena, ma era stata subito “prelevata” da una pattuglia della polizia e reclusa in commissariato su disposizione di Carlo Baffi, capo dell’ufficio immigrazione e vicequestore per più di 48 ore. Alina, che aveva già compiuto atti di autolesionismo in carcere, dopo essersi stretta il cappio al collo, ha trascorso ben 40 minuti di agonia senza che nessun agente, sebbene la stanza fosse dotata di una telecamera di sorveglianza, l’abbia vista.

Sono partite così le indagini. Le perquisizioni nell’ufficio di Baffi hanno rivelato non solo la presenza di altri fascicoli riguardanti migranti che erano stati detenuti in passato in commissariato, ma anche un inquietante cartello con su scritto “Ufficio epurazione” – invece di “Ufficio immigrazione” – con accanto la foto di Mussolini. E ancora: sei proiettili in più di quelli che Baffi avrebbe potuto detenere, assieme ad una vecchia sciabola e ad un fermacarte con impresso il fascio littorio. Alcuni libri antisemiti, poi, vengono ritrovati anche a casa di Baffi, insieme ad un poster del duce. L’ipotesi di reato per la quale Baffi è indagato è sequestro di persona e omicidio colposo.

Sorprende che l’Associazione Nazionale dei Funzionari di Polizia si sia affrettata ad esprimere solidarietà al collega accusando la stampa di aver “già condannato” il dirigente.

La detenzione di pietre miliari della letteratura razzista e antisemita sarebbe spiegabile, secondo l’associazione, avendo collaborato Baffi con la Digos.

Il capo della Procura di Trieste, Michele Dalla Costa, ha precisato ad Adnkronos che ”ci sono anche altre persone sulle quali si è appuntata l’attenzione della Procura … valutando decine di posizioni, a partire dal secondo semestre del 2011, per verificare se quello dell’ucraina sia stato un caso isolato o meno”. I fascicoli sotto esame sarebbero 49. Se venissero verificati altri casi di detenzione illegale, la vicenda assumerebbe contorni ancora più inquietanti.

Segnaliamo il pezzo scritto da Stefano Galieni su www.controlacrisi.org

 

mag
14

Razzismo sui binari

Un ventiquattrenne cittadino nigeriano (I.O.S. le iniziali), richiedente asilo, di ritorno dal corteo promosso dalla Cgil a Caserta per lo sciopero generale, prende il treno per recarsi a Capua. Durante il tragitto, un capotreno inizia a chiedere i biglietti solo ai cittadini stranieri neri, intimando loro di scendere dal treno, nonostante siano regolarmente muniti di biglietto. Intervengono alcuni passeggeri tentando di calmare gli animi. Ma il diverbio prosegue anche dopo, in stazione. Qui la situazione degenera, con il capotreno che lancia pesanti insulti razzisti, colpendo al volto il giovane nigeriano con un oggetto metallico. Al ventiquattrenne, condotto poi in ospedale, sono stati riscontrati due denti rotti, ferite al labbro inferiore e contusioni al volto e al polso. La denuncia di quanto accaduto è stata fatta dalla Cgil locale in una nota.

mag
14

Emergenza perpetua? No, grazie!

Il 9 maggio, il Consiglio di Stato ha accettato la richiesta del Governo Monti di sospendere gli effetti della sentenza n. 6050 che dichiarava illegittimo (nel novembre 2011) lo “stato di emergenza” con riferimento agli insediamenti rom (proclamato nel maggio 2008) in Lombardia, Campania e Lazio, poi esteso anche a Piemonte e Veneto. L’attuazione della cosiddetta “emergenza nomadi”, in vigore, quindi, dal maggio 2008 al novembre 2011, ha condotto ad un peggioramento delle condizioni di migliaia di donne, uomini e bambini rom residenti nei campi, che hanno subito gravi violazioni dei diritti umani fondamentali (attraverso i numerosi sgomberi forzati, per esempio). Questa sospensione, fortunatamente, non comporta il ripristino della cosiddetta “emergenza nomadi”, ma tuttavia lascia aperta la possibilità di continuare e di portare a termine le attività avviate già in precedenza. Esulta, quindi, da una parte, Fabrizio Santori, presidente della commissione sicurezza di Roma Capitale, che commenta positivamente la sospensione della sentenza, poiché di fatto ha sbloccato il “piano nomadi” della giunta Alemanno e il campo La Barbuta.

Dall’altra parte, attraverso due comunicati, l’Errc invita le autorità italiane al rispetto degli standard internazionali dei diritti umani nella realizzazione di tutti gli interventi riguardanti i rom (http://www.errc.org/article/new-decision-on-italian-state-of-emergency-must-not-mean-a-return-to-anti-roma-activity-says-errc/3986), e Associazione 21 luglio, Asgi, Amnesty International, Human Rights Watch e Open Society Justice Initiative chiedono che il governo abbandoni ogni iniziativa tesa a perpetuare gli effetti della passata “Emergenza Nomadi” (http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=2192&l=it). Pensavamo che l’emergenza fosse finita …

 

mag
11

Proteggere i rom dalla violenza

Pubblichiamo qui di seguito il comunicato stampa di Amnesty International, nel quale si esprimono tutte le preoccupazioni riguardo alla situazione dei cittadini rom a Pescara.

 

Amnesty International si è dichiarata preoccupata per le notizie relative ai tentativi di compiere attacchi razzisti nella città di Pescara e nei suoi dintorni negli ultimi giorni. Secondo il questore di Pescara, famiglie rom stanno lasciando la zona o si stanno riparando dentro le abitazioni nel timore di possibili attacchi.

Per questa ragione, Amnesty International ha sollecitato le autorità italiane a prendere tutte le misure necessarie per proteggere le comunità rom da intimidazioni e attacchi, a condannare pubblicamente la violenza razzista e l’incitamento alla violenza razzista e all’odio razziale, ad avviare immediate e approfondite indagini su atti di intimidazione e di violenza di stampo razzista e a garantire che gli autori di tali azioni saranno sottoposti a procedimenti sulla base di leggi contemplanti pene commisurate alla gravità dei crimini commessi.

Dopo l’uccisione di Domenico Rigante, un tifoso della locale squadra di calcio di 24 anni, avvenuta il 1° maggio, della quale è sospettato un cittadino italiano di etnia rom, gruppi di tifosi e di amici della vittima hanno manifestato contro la presenza delle comunità rom a Pescara. Non sono stati commessi atti di violenza, ma nel corso delle proteste si sono levati in modo massiccio cori discriminatori e sono state minacciate azioni violente contro i rom.

Secondo quanto appreso da Amnesty International, nei giorni successivi persone non identificate si sono presentate nei luoghi generalmente frequentati dalla comunità rom, con l’intento apparente di minacciarli o di aggredirli. Un rom intervistato da Amnesty International ha riferito che donne rom sono state insultate, allontanate dai negozi e dagli ingressi delle scuole dove erano andate a prendere i loro figli. Nella notte tra il 7 e l’8 maggio, sono stati esplosi colpi in aria nel quartiere Rancitelli, dove vivono molti rom, all’apparente scopo di spaventare i residenti.

La mattina del 6 maggio, alla fine di un’iniziativa per ricordare Domenico Rigante, almeno un centinaio di manifestanti ha cercato di dirigersi verso Rancitelli. Queste persone sono state bloccate dal rapido intervento della polizia. La notte successiva, un gruppo di 40-50 persone col volto coperto da sciarpe e cappelli, è entrato in una sala bingo di Pescara e in un’altra di Montesilvano, con l’intenzione di aggredire i rom che spesso frequentano quei luoghi. Non vi è stato trovato alcun rom e nessuna persona ha subito violenza.

Il presunto assassino di Domenico Rigante e quattro presunti complici sono stati arrestati dalla polizia pochi giorni dopo il reato mentre altri presunti complici sono ricercati dagli investigatori. Riconoscendo gli sforzi fatti dalla polizia per portare di fronte alla giustizia i responsabili dell’omicidio e per proteggere le comunità rom della zona, Amnesty International sottolinea che le autorità italiane, a tutti i livelli, devono prendere misure proattive per prevenire attacchi e intimidazioni nei confronti dei rom e garantire che venga sottolineato, nelle dichiarazioni pubbliche, che mai una comunità dev’essere posta sotto accusa per gli atti compiuti da singole persone, che la responsabilità penale è individuale e che le comunità rom hanno diritto alla piena protezione da parte della legge.

Nel dicembre 2011, un insediamento rom di Torino venne incendiato dopo che si era diffusa la notizia che una ragazza era stata stuprata da uomini rom. La notizia si era rivelata falsa quando la presunta vittima aveva ritirato le accuse.

Da diversi anni, fa notare Amnesty International, rappresentanti delle istituzioni a livello locale e nazionale, attraverso dichiarazioni pubbliche, alimentano un clima d’intolleranza nei confronti delle comunità rom, collegando in modo infondato la mera presenza dei rom all’aumento della criminalità e dell’insicurezza. In nome della sicurezza, negli ultimi anni, le autorità italiane hanno adottato misure che hanno aggravato la discriminazione contro i rom, come lo stato d’emergenza dichiarato nel 2008 (la cosiddetta “emergenza nomadi”).

Amnesty International si è detta preoccupata per le recenti dichiarazioni fatte dal sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, in riferimento all’attuale situazione nella città, riportate dai mezzi d’informazione, secondo le quali leggi e procedure sull’accesso e sull’espulsione dal sistema di edilizia popolare dovrebbero essere modificate per permettere un uso più flessibile degli sgomberi.

Amnesty International ricorda a tutte le autorità che accedere a un alloggio adeguato e beneficiarvi è un diritto umano che non dipende in alcun modo da indagini e procedimenti giudiziari su reati.

L’organizzazione per i diritti umani guarda con preoccupazione anche alla dichiarazione pubblicata l’8 maggio sul sito Internet ufficiale della polizia di Pescara, in cui “la massiccia presenza” dei rom nella provincia viene descritta come “un fattore critico di primaria importanza”.

Amnesty International ha ulteriormente appreso con preoccupazione le dichiarazioni attribuite al questore di Pescara, secondo le quali egli avrebbe esplicitamente collegato sequestri e altre operazioni di polizia nei confronti dei rom, compiute nei giorni scorsi e nell’ambito di indagini non relative all’omicidio di Domenico Rigante, alla necessità di rispondere alla generale aspettativa del pubblico di stroncare la criminalità dei rom.

Amnesty International ritiene che la decisione di svolgere operazioni di polizia dovrebbe essere presa solo sulla base della necessità di prevenire e punire reati, a prescindere dall’etnia delle persone sospettate. Pur riconoscendo la necessità di combattere il crimine e rafforzare il rispetto della legge e gli sforzi fatti per proteggere le comunità rom di Pescara, l’organizzazione per i diritti umani chiede a tutte le autorità di astenersi dal fare dichiarazioni che potrebbero rafforzare l’idea di un legame tra i rom e la criminalità.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 10 maggio 2012

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:

Amnesty International Italia – Ufficio stampa

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