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Cronache di ordinario razzismo

Cronache di ordinario razzismo

Cronachediordinariorazzismo.org è un sito di informazione, approfondimento e comunicazione specificamente dedicato al fenomeno del razzismo curato da Lunaria in collaborazione con persone, associazioni e movimenti che si battono per le pari opportunità e la garanzia dei diritti di cittadinanza per tutti.

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Non idonei. I CPR e la resistenza dei medici

21 Settembre 2026

Stava iniziando ad albeggiare quando hanno sentito la polizia bussare alla loro porta. E’ quello che è successo il 16 settembre a 23 medici su disposizione della Procura di Ravenna: i medici hanno ricevuto perquisizioni domiciliari e sequestro di dispositivi elettronici per verificare eventuali responsabilità rispetto al rilascio di certificazione di inidoneità al trattenimento delle persone migranti all’interno dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio. 

Era già accaduto a inizio anno, il 12 febbraio, quando 6 medici erano stati perquisiti nel reparto di Malattie Infettive presso l’Ospedale di Ravenna. Quello che la stessa SIMM (società Italiana di Medicina delle Migrazioni) aveva denunciato allora in un appello come un grave attacco all’autonomia del giudizio clinico si sta ripetendo ora.

Dei 23 medici e mediche solo 4 risultano essere sotto indagine per associazione a delinquere finalizzata ad impedire il trattenimento dei migranti nei CPR. Come molti media denunciano in modo malevolo, lo strumento usato dai medici per non convalidare i trattenimenti sono dei certificati di inidoneità.

Quest’operazione, tuttavia, non ha nulla a che fare con la produzione di “certificati falsi”. Racconta, invece, di un sistema basato sul regime di frontiera e sul razzismo e che, quando sfidato, difende sé stesso attraverso la repressione. 

Il sistema che legittima l’istituzione dei CPR si sta difendendo attraverso una campagna politica e mediatica che va ad attaccare un altro attore istituzionale – in questo caso i medici – per l’esercizio della loro professione, che è orientata alla cura e alla tutela della salute delle persone.

Infatti, i 23 medici nel rilasciare il certificato di inidoneità hanno ribadito all’atto pratico quello che da tempo i detenuti dei CPR denunciano, la società civile sottolinea e le organizzazioni del mondo sanitario tra cui l’OMS riconoscono: i CPR sono dei luoghi patogeni.

Cosa significa che i CPR sono luoghi patogeni


Questa patogenicità si mostra prima di tutto nel sistema stesso del CPR in cui la privazione del diritto alla salute gioca un ruolo fondamentale. E’ importante ricordare come negli ultimi anni si stia riscontrando sempre di più un abuso di psicofarmaci da parte dello staff nei confronti delle persone detenute con un grande utilizzo di benzodiazepine, antiepilettici che se assunti in gran quantità e senza un monitoraggio medico nella somministrazione possono essere estremamente pericolosi per la salute. A questo si unisce lo scarso accesso alle cure da parte dei detenuti, che spesso vengono soccorsi in ritardo e non in maniera adeguata nel momento in cui insorgono malattie. Se queste criticità sembrano alludere a una possibile riforma del sistema CPR, in realtà analizzando la logica all’interno della detenzione amministrativa nei confronti delle persone migranti si vede come la patogenicità sia sistemica.


Ad un anno dal tour eseguito da Marco Cavallo per tutti i CPR d’Italia, questi luoghi oramai mostrano sempre più esplicitamente la loro funzione. Non sono, infatti, delle strutture poco efficienti o malfunzionanti a livello gestionale, sono un dispositivo simbolico ed effettivo che criminalizza le persone che migrano: la detenzione amministrativa – e quindi senza reato – rinforza una narrazione punitiva che racconta la migrazione in sé come un qualcosa di illecito. I CPR testimoniano e legittimano questa narrazione, diventando la struttura materiale del razzismo sistemico. Inoltre, le persone detenute all’interno dei centri vivono una condizione di quotidiano avvilimento, un processo che vede alla sua base una logica di abbrutimento di stampo coloniale, per cui la degradazione non è un effetto collaterale, ma un modo di governare i corpi delle persone migranti.

Tutto questo si esplica nella vita quotidiana: nell’assenza di diritti delle persone migranti, nella scarsa qualità della vita – tra cibo scaduto e letti inesistenti – e negli abusi che spesso il personale e le forze dell’ordine compiono nei confronti delle persone detenute. Tutto questo unito all’assenza del diritto alla salute rendono il CPR un luogo patogeno.

Certificati di “idoneità”


Come da tempo spiega la Società Italiana di Medicina per le Migrazioni, se la detenzione amministrativa si configura come un regime che produce luoghi patogeni sia dal punto di vista fisico che psicologico, significa che nessuna persona migrante è idonea alla detenzione all’interno di quei luoghi. Ma cosa sono i certificati di idoneità? La direttiva Lamorgese del 2022 prevede che prima di poter procedere al trasferimento in un CPR, la persona migrante sia sottoposta a una visita medica che deve verificare se il suo stato di salute psico-fisica, tenendo conto delle patologie pregresse, è compatibile o meno con il trattenimento.  

Nei fatti, l’idoneità al trattenimento diventa un semplice nulla osta attraverso cui legittimare la detenzione amministrativa. Come dichiara Nicola Cocco – uno dei quattro medici indagati, e attivista della Rete Mai Più Lager-No CPR e di SIMM –  in un’intervista per il Manifesto «molte persone vengono messe nei Cpr anche senza una vera visita medica. Di fatto le certificazioni di idoneità sono dei nulla osta. Il tema va anche oltre la salute del migrante in sé: in questi contesti manca, ad esempio, un consenso informato scritto. Non c’è nemmeno la mediazione culturale. Così si lede il principio di autonomia del paziente.». Lo conferma anche l’avvocata Federica Borlizzi sempre al Manifesto rifacendosi al lavoro di monitoraggio compiuto da CILD in cui si sono imbattuti nella difficile situazione di una donna trattenuta a Ponte Galeria – che è l’unico CPR con sezione femminile – per nove mesi, nonostante la condizione di fragilità psichica: «Il certificato che ne aveva consentito l’ingresso si limitava ad attestare l’assenza di malattie infettive, senza alcuna valutazione della salute mentale né una reale verifica della compatibilità delle sue condizioni con la vita in un Cpr».

Alla luce di ciò la scelta di alcuni medici di non rilasciare l’idoneità al trattenimento non può essere considerata come una semplice posizione ideologica – già etichettata attraverso il termine dispregiativo “camice rosso” – , ma come l’assunzione di responsabilità del proprio ruolo in quanto medico o medica e la consapevolezza della finalità della professione. Proprio rispetto a questo come bisognerebbe porsi davanti a luoghi torturanti e patogeni come i CPR? E’ la domanda che da tempo sia attivisti sia, soprattutto, la comunità di medici pone incessantemente al dibattito pubblico e politico. Oggi questo dibattito è viziato ancora una volta da un’operazione di accusa e delegittimazione con chi solidarizza in maniera attiva con le persone migranti: lo abbiamo visto fare nei confronti di chi salva le persone in mare, nei confronti di avvocati e giudici ed ora anche nei confronti dei medici. Ma che un sistema senta il bisogno di reprimere chi non si mostra accondiscendente dice molto della sua fragilità: la resistenza dei medici sta rendendo ancora una volta evidente quanto i CPR non siano luoghi in cui stare, curare o essere curati.

*Foto in copertina della Rete Romana Stop CPR ROMA durante un intervento di denuncia delle perquisizioni ai medici svoltosi in un’iniziativa a Roma il 20 Settembre 2026

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Filed Under: News, Primo piano Tagged With: cpr, salute

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