Posts Tagged ‘sovraffollamento’

feb
26

Cause e nessi incomprensibili

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E alle volte, capita anche di imbatterti in quelle notizie che davvero ti lasciano senza parole. E davvero non riesci a commentare. A Rimini, il consigliere di opposizione Gioenzo Renzi, rappresentante di Fratelli d’Italia, deposita agli atti un emendamento al bilancio comunale 2015, che recita testuali parole: “Ridurre del 50 per cento Tasi e Imu su immobili siti nel Borgo Marina, delimitato dalle vie Cesare Battisti- via Gambalunga- via Padre Tosi- via Clodia- via Bastioni Settentrionali- via Savonarola- via Ravegnani, per svalutazione immobili determinata da sovraffollamento afro-asiatico”. Credevamo di aver letto male. E invece, è proprio cosi: si stabilisce un nesso causale fra il deprezzamento degli appartamenti e la presenza di cittadini stranieri nel quartiere. Anzi, secondo Renzi (bizzarra omonimia!), “il valore degli immobili del Borgo Marina sono crollati letteralmente, il mercato immobiliare è inesistente e i riminesi cercano residenza altrove. Basta chiedere alle agenzie immobiliari. Le ragioni sono che il Borgo Marina è l’unico della Città ad essersi trasformato in un vero e proprio ghetto afro-asiatico per la concentrazione esclusiva di attività gestite da extracomunitari. Oltre ai negozi, anche gli appartamenti sono sempre più occupati da stranieri e sovraffollati particolarmente nelle ore notturne. Permangono i bivacchi sui marciapiedi, tutto il giorno, di fronte ai phone center, ai kebab, con stranieri spesso seduti per terra, sui gradini dei negozi ed ingressi delle abitazioni. Abbiamo anche la Moschea, in una casetta di C.so Giovanni XXIII, in cui affluiscono centinaia di mussulmani che fa fatica a contenere fisicamente, con un pesante impatto circostante sui marciapiedi e le strade del quartiere. Moschea di cui da 10 anni chiedo il trasferimento. Tutto ciò ha stravolto l’identità e la vivibilità di quello che era un borgo di Rimini, snaturato oggi dalla presenza egemone degli stranieri”. La vice sindaco Gloria Lisi interviene in una lettera indirizzata alla rubrica sociale di Newsrimini.it (l’unico giornale online che ha pubblicato la notizia): “Credo di non sbagliare se dico che, in questo caso, la soglia di qualsiasi, anche dura discussione o opinione politica, si sia abbondantemente superata”. Ma Renzi, convinto del fatto suo, invita la Lisi a rendersi conto personalmente della situazione di Borgo Marina, lasciando da parte il “politicamente corretto” e le accuse di “razzismo”.

 

dic
13

L’Europa ci guarda: il nuovo rapporto di Antigone

download (1)Giovedì prossimo, 19 dicembre, Antigone presenta L’Europa ci guarda. Decimo rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia (Edizioni Gruppo Abele, 2013).

Nel rapporto l’associazione illustra attraverso, il monitoraggio dei dati, l’attuale panorama del sistema penitenziario italiano, troppo spesso fatto di violenze e sovraffollamento.

Durante la presentazione sono previsti gli interventi di Nobila Scafuro, la mamma di Federico Perna, il 34enne morto lo scorso novembre mentre era detenuto nel carcere di Poggioreale, e del fondatore di Antigone ed attuale presidente della Commissione ministeriale sul sovraffollamento degli istituti di pena italiani Mauro Palma, che spiegherà come il Ministero si sta muovendo per superare le disumane condizioni di detenzione italiane.

Verrà ricostruita anche la storia di Alfredo Liotta, detenuto morto a 41 anni nella Casa circondariale Cavadonna di Siracusa, il cui caso, dopo una prima archiviazione, è stato riaperto grazie alla denuncia presentata proprio da Antigone.

L’appuntamento è per giovedì 19 dicembre, alle ore 10.30, presso il Cesv-Spes, Via Liberiana 17, Roma.

Clicca qui per info.

nov
20

“Senza dignità”: il rapporto dell’Osservatorio Antigone

E’ questo il titolo del nono Rapporto Nazionale sulle condizioni di detenzione, redatto dall’Osservatorio dell’associazione Antigone.

Da nove anni, l’Osservatorio visita tutti gli istituti di pena presenti sul territorio nazionale, illustrando la situazione nelle carceri, le problematiche, i dati sui detenuti e avanzando proposte di miglioramento. Quest’anno, per la prima volta, il Rapporto è accompagnato da un documento web, “Inside Carceri”, composto da video, fotografie e dati audio ripresi all’interno di 25 Istituti di pena italiani.

Come è noto, uno dei maggiori problemi delle carceri italiane risulta il sovraffollamento: come afferma il rapporto, “l’Italia resta il paese con le carceri più sovraffollate nell’Unione Europea”. Il tasso di affollamento “è oggi infatti del 142,5% (oltre 140 detenuti ogni 100 posti). La media europea è del 99,6%”. Una situazione che non è migliorata nemmeno dopo la dichiarazione dello stato di emergenza per il sovraffollamento carcerario, che risale al 13 gennaio 2010, anzi: “il numero dei detenuti al 31/12/2009, subito prima della dichiarazione dello stato di emergenza, era di 64.791. Al 31/10/2012 la presenza era di 66.685 detenuti, 1.894 in più”, per lo più uomini, in maggioranza italiani.

I 23.789 detenuti stranieri costituiscono il 35,6% dei detenuti, una percentuale ormai stabile da tempo, come indica il Rapporto, che ha “pochi paragoni in Europa”.

La presenza degli stranieri nelle carceri italiane è da ricondurre in buona parte alle ultime modifiche normative in materia di immigrazione, che hanno prodotto maggiori flussi all’interno del sistema carcerario, tanto che tra le proposte per migliorare la situazione negli istituti penitenziari, e in particolare il sovraffollamento, l’Osservatorio indica la necessità di “intervenire in modo drastico sulle tre leggi che producono – senza benefici per la sicurezza collettiva – i maggiori flussi di ingresso in carcere: la legge ex-Cirielli, la legge Fini-Giovanardi e la legge Bossi-Fini”.

In particolare, il Rapporto indica come l’art. 14, commi 5 ter e 5 quater, del Decreto Legislativo n. 286/1998 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, modificato dalla legge n.94 del 15 luglio 2009 ) è stato giudicato incompatibile con la Direttiva europea sui rimpatri, peraltro recepita dall’Italia in ritardo. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea il 28 aprile 2011 ha infatti affermato l’incompatibilità tra il diritto comunitario e la legge italiana, che puniva con il carcere l’inottemperanza all’ordine di espulsione da parte di un cittadino irregolarmente presente sul territorio nazionale. A seguito della sentenza della Corte Europea, con il Decreto-legge n. 89/2011 l’Italia ha completato il recepimento della direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini comunitari, e della direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei cittadini irregolari di Paesi terzi, escludendo il ricorso al carcere. Nonostante ciò, il Rapporto rileva come ad oggi “la percentuale degli stranieri tra i detenuti è scesa di poco rispetto al dicembre del 2010, quando era del 36,7%”.

Per quanto riguarda i reati, quelli maggiormente diffusi tra i detenuti stranieri sono “quelli previsti dalla legge sulle droghe” Fini-Giovanardi, una delle normative che secondo il Rapporto andrebbe rivista.

Il rapporto dedica un approfondimento ai casi di “salute negata”. Tra i sei casi raccontati nel rapporto c’è quello di un cittadino ruandese deceduto a Roma nel settembre scorso. Così lo racconta Antigone:

“N. C. 1962 Anno di nascita: 1962, decesso nel 2012 Nazionalità: Ruanda Extracomunitario, in Italia – a suo dire – da 28 anni, ma privo di permesso di soggiorno e di ogni altro tipo di documento. Capisce l’italiano ma lo parla in maniera rudimentale. Non è mai riuscito a vedere o a mettersi in contatto con l’avvocato d’ufficio. Non riesce ad acquisire copia della cartella clinica perché non dispone dei pochi euro necessari per le fotocopie. È affetto da insufficienza renale cronica (due dialisi settimanali) e da una grave cardiopatia di natura non ben precisata per mancanza di adeguati accertamenti. Muore all’Ospedale Pertini nel settembre 2012 probabilmente durante una dialisi. Non è stato possibile acquisire notizie certe sulle modalità e sulle cause della morte.”

Ad un mese dalla fine dell’anno, i detenuti morti in carcere sono 93 di cui ben 50 per suicidio e tre le violenze gravi riscontrate.

Il Rapporto identifica le figure professionali che non dovrebbero mancare all’interno delle strutture penitenziarie, considerando anche che “nel tempo sono cambiate le caratteristiche della popolazione detenuta (maggiore presenza di stranieri, di persone con problemi psichici o di tossicodipendenza)”: vanno quindi “promosse nuove figure professionali, ossia mediatori culturali, psichiatri e psicoterapeuti, agenti di sviluppo locale”. Per quanto riguarda i mediatori culturali, il rapporto è di 1 a 74: ovvero c’è un mediatore ogni 74 detenuti.

Clicca qui sintesi del rapporto:

Vai al web document Inside Carceri: http://www.insidecarceri.com/