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Roma: Notizie alla deriva

19-DICEMBRE-NOTIZIE-ALLA-DERIVA2L’Associazione Carta di Roma invita alla presentazione di “Notizie alla deriva”, secondo rapporto su media e immigrazione curato dall’Osservatorio Carta di Roma. Attraverso l’analisi dei dati del 2013 il report evidenzia le rappresentazioni che media, quotidiani e talk show hanno dato dei migranti, con particolare attenzione alla diffusione della notizia del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013. “Un focus speciale – sottolinea l’associazione Carta di Roma – è dedicato all’esame del ‘fenomeno mediatico Lampedusa‘, che ha rappresentato al tempo stesso una conferma degli schemi seguiti dalle testate italiane e un punto di rottura rispetto ai meccanismi narrativi associati agli sbarchi.”

Durante la presentazione interverranno Giovanni Maria Bellu – presidente Carta di Roma, Marco Bruno – Università La Sapienza Roma, Marco De Giorgi – Unar, Carlotta Sami – UNCHR, Valerio Cataldi – giornalista, Laura Boldrini – presidente della Camera dei Deputati.

L’appuntamento è per il 19 dicembre, alle ore 10.00, presso la Camera dei Deputati, a Roma. 

Per partecipare è necessario mandare una email entro il 17 dicembre a cartadiroma@gmail.com
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Istat: immigrati i più colpiti dalla crisi

imagesLa crisi aggrava sempre di più la situazione dei cittadini stranieri: lo afferma l’Istat nel suo Rapporto Annuale 2014 sulla Situazione del Paese, presentato oggi.

Con un tasso di disoccupazione del 17,3 per cento (11,5 per cento quello degli italiani), sale il divario tra cittadini di origine straniera e italiani, che se nel 2008 era di due punti nel 2013 è di ben sei.

La comunità che sembra risentire maggiormente di questa situazione è quella marocchina: dal tasso di disoccupazione del 10,7 per cento del 2008 si trova nel 2013 con un indicatore al 27,2 per cento, che arriva addirittura al 38,8 per cento per le donne. Per quella che l’Istat definisce “vulnerabilità occupazionale delle donne marocchine” una grande responsabilità risiede nella mancanza di “sostegni familiari per la cura dei figli”: un aspetto, questo, che evidenzia come ancora oggi in Italia i lavori di cura e assistenza gravino soprattutto sulle reti familiari, piuttosto che su servizi statali di welfare.

La comunità marocchina – insieme a quella albanese – è anche quella con la più grande riduzione del tasso di occupazione, con una flessione di 19 punti e un valore dell’indicatore che si attesta intorno al 60,5 per cento.
Tra le donne scendono soprattutto i tassi di occupazione delle cittadine moldave, filippine e ucraine (con cali rispettivamente di -11,0, -9,3 e -8,5 punti percentuali e valori dell’indicatore pari a 64,8, 78,3 e 68,1).
In generale, tra il 2008 e il 2013 il tasso di occupazione relativo alla popolazione di origine straniera si è ridotto di 9 punti, attestandosi al58,1 per cento. Sul totale dei lavoratori – italiani e stranieri – la riduzione registrata è invece di 3 punti.

I dati relativi agli occupati di origine straniera segnalano una dinamica negativa in tutti gli anni della crisi, con un’accentuazione a partire dal 2012. Tra il 2008 e il 2013 l’indicatore si è ridotto di 14,0 punti per gli uomini e 3,4 punti per le donne (pari al 67,9 per cento e 49,3 per cento).

Per quanto riguarda il ritmo di crescita dell’occupazione straniera, nell’ultimo anno è decisamente rallentato, con un incremento di appena 22 mila unità, esclusivamente femminili. Alla base di questo c’è il fatto che le donne di cittadinanza straniera trovano prevalentemente impiego nell’unico settore che ha conosciuto un incremento occupazionale, ossia i servizi di assistenza e cura alle famiglie.

La situazione è ancora più critica nei casi di famiglie con capofamiglia di cittadinanza straniera: rispetto al 2008 le famiglie straniere senza pensionati e redditi da lavoro sono più che triplicate, passando da 98mila alle 311mila del 2013, che pesano per il 14,9 per cento sul totale delle famiglie – italiane e straniere – che versano in queste condizioni. Nel 2008 il loro peso relativo sul totale era del 7 per cento.

Sul totale delle famiglie straniere con almeno un componente in età lavorativa, la quota di quelle senza redditi da lavoro arriva al 15,5 per cento (era il 7,4 per cento nel 2008): il picco si trova nel Mezzogiorno, dove raggiunge il 27,0 per cento.

Aumentano le famiglie straniere economicamente più deboli, e specularmente si registra un calo di quelle più forti: la quota delle famiglie straniere plurireddito scende dal 29,6 per cento del 2008 al 24,2 per cento del 2013.

I cittadini stranieri seguono la tendenza degli italiani ad avere un unico occupato in famiglia: il 58,7 per cento delle famiglie straniere con almeno un componente in età lavorativa rientra in questo modello. Si registra in questo una differenziazione tra sud e nord Italia: nelle regioni settentrionali la componente femminile sembra compensare la perdita di occupazione degli uomini, visto che, se da una parte si rileva un netto calo delle famiglie sostenute da un unico uomo occupato (dal 44,7 per cento del totale del 2008 al 36,6 per cento del 2013), dall’altra si registra l’incremento di quelle sostenute da una donna (dal 16,3 al 23,0 per cento). La stessa cosa non si può allargare al resto del Paese.

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Istat: italiani e stranieri accomunati dall’emigrazione

images (2)Meno immigrati, più emigrati: è questo, in estrema sintesi, il dato evidenziato dall’Istat nel suo report Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente, relativo all’anno 2012.

Secondo le rilevazioni dell’Istituto nazionale di statistica, nel 2012 i cittadini che si sono iscritti alle anagrafi comunali dall’estero sono 351mila, 35mila in meno rispetto al 2011 (-9,1%). Ciò è “dovuto in larga parte al numero di ingressi dei cittadini stranieri, che scende da 354 mila nel 2011 a 321 mila nel 2012”, la stessa tendenza si registra anche per gli italiani presenti all’estero, per cui si osserva una “contrazione delle iscrizioni (da 31 mila a 29 mila unità)”.

Presenza straniera
Tra le 321mila persone straniere iscritte nel 2012, la comunità più rappresentata è quella rumena (82 mila iscrizioni), seguita da quella cinese (oltre 20 mila), marocchina (quasi 20 mila) e albanese (14 mila).

E’ interessante notare come la comunità rumena sia anche quella più toccata dal calo degli ingressi: i cittadini rumeni che migrano in Italia passano da 90mila nel 2011 a 82 mila nel 2012, (- 9,4%). “Una forte contrazione degli ingressi si registra anche per i cittadini della Moldavia (-41,1%), dell’Ucraina (-35,7%), del Perù (-35,4%) e dell’Ecuador (-27%)”.

Per quanto riguarda invece gli ingressi, “in termini assoluti crescono i flussi dei cittadini della Nigeria (+2 mila e 300 iscrizioni), del Pakistan (+1.300), del Mali (+1.300) e della Costa d’Avorio (+1.000). In terminirelativi, gli incrementi maggiori si osservano per gli immigrati con cittadinanza del Mali (+582%),del Niger (+505%) e del Sudan (+303%)”.

Aumentano le emigrazioni
Aumentano le cancellazioni all’anagrafe causate dai trasferimenti all’estero: nel 2012 sono state 106 mila, 24mila in più rispetto all’anno precedente. Si registra, per dirla in altri termini, un “aumento delle emigrazioni”, che accomuna cittadini italiani e stranieri.

Per quanto riguarda i primi, le cancellazioni sono state 68mila, con un aumento del 36% rispetto alle 50mila del 2011: il dato “è il più alto degli ultimi dieci anni”.

I principali paesi di destinazione sono la Germania (oltre 10 mila emigrati), la Svizzera (8 mila), il Regno Unito (7 mila) e la Francia (7 mila).

Con riferimento ai cittadini stranieri, nel 2012 le cancellazioni per l’estero sono state 38mila, con un incremento del 18% rispetto alle 32mila del 2011.

Una popolazione che diminuisce
Il rapporto tra iscrizioni e cancellazioni – quello che l’Istat chiama “il saldo migratorio con l’estero”, è di 245mila unità: – 19,4% rispetto al 2011, il valore più basso registrato dal 2007.

Il dato sul saldo migratorio evidenzia la situazione demografica dell’Italia: negli ultimi 20 anni “i flussi migratori con l’estero rappresentano il fattore prevalente di crescita della popolazione residente in Italia”, e “l’ingresso dei cittadini stranieri ha costantemente prodotto un saldo migratorio positivo con l’estero modificando la struttura demografica del Paese, tanto che, al 31 dicembre 2012, gli stranieri costituiscono il 7,4% della popolazione residente”.

Guardando agli ultimi cinque anni, l’Istat rileva un calo dell’immigrazione del 33,5% (da 527 mila unità nel 2007 a 351 mila nel 2012) associato all‘aumento consistente delle emigrazioni (più che raddoppiate, da quasi 51 mila nel 2007 a oltre 106 mila nel 2012).

L’età di chi decide di lasciare il Belpaese
Per quanto riguarda l’età dei migranti, tra gli italiani in entrata e in uscita dal paese si evidenzia “un saldo negativo di 26mila unità tra i 25 e 44 anni di età, con un picco all’età di 29 anni”.
Le migrazioni da e per l’estero di cittadini italiani con più di 24 anni di età (pari a 21 mila iscrizioni e 53 mila cancellazioni) riguardano per oltre un quarto del totale laureati, la cui meta preferita è la Germania.

Tra i cittadini stranieri, le maggiori differenze tra immigrati ed emigrati si rilevano tra i 20 e i 39 anni, fascia di età in cui si concretizza un saldo positivo di 166 mila unità.

Trasferimenti interni
Crescono i trasferimenti sul territorio nazionale: nel 2012, 1 milione 556mila individui si sono spostati all’interno dei confini (+15% rispetto al 2011). Di questi, 279 mila sono stranieri, di cui la componente più numerosa è quella rumena (oltre 64 mila, 23% dei flussi interni degli stranieri). Purtroppo non vengono fornite in dettaglio informazioni sulle direttrici principali che segnano i trasferimenti dei migranti stranieri all’interno del territorio nazionale.

Complessivamente, si registra un persistente squilibrio tra Nord-Centro Italia e Sud: se nell’area centro-settentrionale i tassi migratori netti sono positivi, si ha una tendenza opposta nel meridione e nelle isole.

Lavoro, spinta al trasferimento
Dai dati Istat, quello che sembra muovere le persone è il lavoro, o almeno la sua ricerca.

Così come per gli spostamenti fuori dai confini nazionali, anche quelli interni interessano le fasce di età lavorative: dai 18 ai 50 anni il flusso assoluto dei trasferimenti è molto intenso, con 801mila italiani in movimento contro i 199 mila stranieri. “In termini percentuali, tuttavia – sottolinea il report – tali spostamenti risultano più frequenti per gli stranieri (71,3%) piuttosto che per gli italiani (62,8%)”.

Differenze di genere
I dati Istat sottolineano anche l’esistenza di una differenza di genere nella propensione a emigrare: il 57,8% dei cittadini italiani che emigrano all’estero è di genere maschile, mentre gli uomini stranieri che emigrano all’estero sono il 46,4%.

Nel caso dei trasferimenti all’interno dei confini nazionali tra i cittadini italiani il rapporto di genere è piuttosto equilibrato (50,7% uomini e 49,3% donne), mentre sono più numerose le cittadine straniere che si trasferiscono (53,8%) rispetto agli uomini (46,2%).

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Notizie fuori dal ghetto

downloadSi chiama Notizie fuori dal ghetto il primo rapporto dell’Associazione Carta di Roma, costituitasi due anni fa per dare attuazione al protocollo deontologico per un’informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG) e a Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) nel giugno 2008.

Il ghetto, come metafora dello spazio riservato a immigrazione e cittadini stranieri sulle pagine dei giornali e in televisione.

Uno spazio che, stando alle rilevazioni dell’associazione, basate sull’anno 2012, si sta via via espandendo fuori dai confini ‘classici’: se fino a poco tempo fa era la cronaca – in particolare la cronaca nera – l’ambito in cui erano maggiormente presenti i cittadini di origine straniera, nel 2012 “crescono in maniera significativa le notizie sull’immigrazione e l’asilo legate alla società; in particolare quelle che riguardano le questioni demografiche, il lavoro, l’economia e anche l’istruzione”.

La cronaca continua comunque a essere il settore più considerato quando si parla di immigrazione nei “quotidiani locali, dove raggiunge percentuali alte”: rappresenta infatti il 50% di tutte le notizie relative alla migrazione e all’asilo sul Corriere del Veneto, Giornale di Sicilia, Il Messaggero, Resto del Carlino, Gazzetta del Mezzogiorno.

Un altro cambiamento sembra riguardare i figli degli immigrati, che secondo il rapporto “conquistano un protagonismo attivo nelle news”, soprattutto televisive. In particolare, le televisioni sembrano riportare le storie delle persone e le difficoltà quotidiane cui devono far fronte perchè non sono considerati cittadini italiani dallo stato.

Questo aspetto, se da una parte è sicuramente positivo, dall’altra necessita di un attento monitoraggio, perchè c’è il rischio, sottolineato dalla rappresentante della Rete g2 Lucia Ghebreghiorges, che la narrazione appiattisca i protagonisti delle biografie a meri testimonial, icone di problemi visti ancora come molto personali e poco politici. Quello che manca, secondo la rappresentante della Rete g2, è un’attenzione a quanto fatto fin’ora, alle lotte portate avanti senza alcun esito – come la campagna per lo ius soli -, oltre che focus, importanti ma non sufficienti, sulle singole esperienze.

Il rapporto evidenzia una costante “etnicizzazione delle notizie”: nel 32% del totale delle notizie analizzate vengono indicate una o più nazionalità in prima pagina. In particolare, “la pratica di fare riferimento a nazionalità specifiche riguarda il 59% delle notizie di cronaca nera”. La specificazione della nazionalità tende a essere portata dai giornalisti come “unica spiegazione e chiave di lettura dei fatti”, ed è una pratica che fatica a essere abbandonata, nonostante la Carta di Roma sia molto chiara e precisa in materia.

Altro elemento che non sembra mutare è l’assenza delle donne nell’immaginario mediatico relativo all’immigrazione: “di tutte le notizie prese a campione dalla fotografia della carta stampata, il 53% riguarda uomini, il 30% i due generi in maniera equilibrata e solo il 17% donne”. Nella maggior parte dei casi, le donne diventano protagoniste quando sono vittime di violenze, anche se va sottolineato che nel caso di violenza o femminicidio le donne immigrate sono più invisibili rispetto alle donne italiane, in un vero e proprio “cambio di narrazione se l’aggressore è straniero o meno”, come evidenzia Marinella Belluati, una delle curatrici del rapporto. Belluati sottolinea inoltre come le donne immigrate siano praticamente inesistenti nel discorso giornalistico legato al mondo del lavoro, se non in qualità di “badanti” o “prostitute”.

Quello che evidenzia la giornalista Francesca Paci, trovando conferma nei partecipanti alla presentazione, è che l’immigrazione e i cittadini stranieri fanno da cassa di risonanza a problemi più generali: ad esempio, “delle questioni di genere si parla poco in generale, ancora di più nel caso di donne straniere”.

Lo stesso si può dire per quanto riguarda l’attenzione all’arricchimento che può derivare dalla valorizzazione delle conoscenze e delle competenze dei cittadini stranieri: la scrittrice Ribka Sibathu denuncia un peggioramento della situazione rispetto a dieci anni fa, una generica deriva culturale che si riflette anche sulle scelte giornalistiche, tese al sensazionalismo e poco all’approfondimento. E’ questo il caso ad esempio degli sbarchi, ancora portati a icona dell’immigrazione tout court, che rimanda da una parte a una visione disperata e pietistica dei cittadini stranieri, visti come vittime passive, e dall’altra a un’idea di invasione, a seconda dei diversi orientamenti ideologici di sfondo.

Il rapporto sottolinea inoltre un legame molto forte tra scelte giornalistiche, humus culturale e linguaggio politico: è quest’ultimo che deve cambiare prima di tutto, per dare un messaggio chiaro contro le derive razziste. “Le responsabilità per il miglioramento qualitativo dell’informazione sulla migrazione e l’asilo appartengono in primis ai giornalisti e ai direttori – si legge nelle raccomandazioni contenute nel rapporto – ma la battaglia [..] si gioca insieme alla società civile […] e al mondo politico”.

 

 

 

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L’Europa ci guarda: il nuovo rapporto di Antigone

download (1)Giovedì prossimo, 19 dicembre, Antigone presenta L’Europa ci guarda. Decimo rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia (Edizioni Gruppo Abele, 2013).

Nel rapporto l’associazione illustra attraverso, il monitoraggio dei dati, l’attuale panorama del sistema penitenziario italiano, troppo spesso fatto di violenze e sovraffollamento.

Durante la presentazione sono previsti gli interventi di Nobila Scafuro, la mamma di Federico Perna, il 34enne morto lo scorso novembre mentre era detenuto nel carcere di Poggioreale, e del fondatore di Antigone ed attuale presidente della Commissione ministeriale sul sovraffollamento degli istituti di pena italiani Mauro Palma, che spiegherà come il Ministero si sta muovendo per superare le disumane condizioni di detenzione italiane.

Verrà ricostruita anche la storia di Alfredo Liotta, detenuto morto a 41 anni nella Casa circondariale Cavadonna di Siracusa, il cui caso, dopo una prima archiviazione, è stato riaperto grazie alla denuncia presentata proprio da Antigone.

L’appuntamento è per giovedì 19 dicembre, alle ore 10.30, presso il Cesv-Spes, Via Liberiana 17, Roma.

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I diritti non sono un costo è online!

prova4E’ stato presentato a Roma il rapporto di Lunaria I diritti non sono un costo. Immigrazione, welfare e finanza pubblica.

Il rapporto propone un quadro aggiornato della popolazione straniera residente in Italia, della sua distribuzione nel mercato del lavoro, del suo impatto fiscale e del suo contributo al Prodotto Interno Lordo, una stima della spesa sociale imputabile alla popolazione straniera e una ricognizione delle risorse pubbliche specificamente dedicate all’accoglienza e all’inclusione sociale dei migranti.

Un confronto tra gli stanziamenti per le politiche del rifiuto e quelli destinati all’accoglienza e all’inclusione dei migranti e la stima della loro incidenza sulla spesa pubblica complessiva chiudono il rapporto, insieme ad alcune indicazioni di policy.

Una su tutte: accogliere, includere, garantire i diritti di cittadinanza è giusto e anche conveniente per la finanza pubblica.

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Alle radici della discriminazione

images (1)Secondo i dati forniti dall’European Roma Rights Centre, attualmente i cittadini rom presenti in Romania rappresentano circa il 9% della popolazione. Il 75% di loro è costretto a vivere in condizioni di marginalità ed estrema indigenza, discriminati a causa di pregiudizi e di inadeguate politiche di sostegno.

Una situazione presente anche in Italia, dove i diritti fondamentali delle persone rom sono frequentemente violati, spesso cavalcando pregiudizi e stereotipi secondo cui i cittadini rom sarebbero culturalmente inconciliabili con un reale inserimento sociale e lavorativo.

In realtà, la presenza dei rom nel nostro paese è stata e continua ad essere affrontata prevalentemente in modo emergenziale e sicuritario, funzionale a relegare i rom ai margini delle città e a mantenerli in una condizione di estraneità rispetto alla società maggioritaria.

Per aprire un dibattito sulla situazione dei cittadini rom nei due paesi, Lunaria e Popica invitano all’incontro Alle radici della discriminazione.

Durante l’incontro verrà presentato il Rapporto sulle cause storiche di discriminazione e sulle condizioni di vita dei Rom nella città di Satu Mare: un lavoro che nasce dallo studio di Ylenia Perrottelli, volontaria che grazie al Servizio Volontario Europeo (SVE) ha potuto conoscere la città di Satu Mare, dove Popica sostiene il progetto Stradalternativa, coordinato dalla locale Associazione Stea, che si propone di fornire assistenza socio-sanitaria e un supporto psico-pedagogico di base a circa 200 giovani e bambini di strada, dei quali il 98% rom di lingua ungherese.

L’appuntamento è per lunedì 2 dicembre, alle ore 10.00, presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso, via della Dogana Vecchia 5, Roma.

Clicca qui per il comunicato

 

 

 

 

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Presentazione del rapporto “I diritti non sono un ‘costo’. Immigrazione, welfare e finanza pubblica”

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Roma, Venerdì 29 novembre ore 10

presso Fandango Incontro, via dei Prefetti 27

Lunaria presenta

I diritti non sono un “costo”
Immigrazione, welfare e finanza pubblica

L’immigrazione costituisce davvero un “rischio” per la sostenibilità del nostro sistema economico e di welfare? Il rapporto I diritti non sono un “costo” parte da questa domanda per analizzare la spesa sociale pubblica italiana imputabile ai cittadini stranieri.

Accogliere, includere, garantire i diritti di cittadinanza è giusto e anche conveniente per la finanza pubblica.

La spesa sociale imputabile (con qualche riserva) ai cittadini stranieri e gli stanziamenti destinati alle politiche di contrasto, di accoglienza e di inclusione sociale dei migranti, secondo le stime di Lunaria relative all’anno 2011, incidono complessivamente per il 2,07% sulla spesa pubblica complessiva. Se invece restringiamo il campo di osservazione alle politiche per così dire “dedicate”, gli stanziamenti per le politiche di accoglienza e di inclusione sociale dei migranti rappresentano lo 0,017% della spesa pubblica complessiva rispetto allo 0,034% di incidenza degli stanziamenti destinati alle politiche del rifiuto.

Lo Stato investe dunque poco nel governo di un fenomeno che è ormai strutturale, ma investe anche male. Mediamente gli stanziamenti ordinari destinati alle politiche di accoglienza e di inclusione sociale dei migranti si aggirano intorno ai 123,8 milioni di euro l’anno, pari a circa la metà di quelli mediamente destinati alle politiche del rifiuto, circa 247 milioni l’anno.

Per questo Lunaria chiede al Governo di cambiare rotta e guardare lontano: il rifiuto è disumano, costa troppo ed è inefficace. Investire nell’accoglienza, nell’inclusione sociale, nella garanzia dei diritti di cittadinanza è ciò che serve.

Il rapporto verrà presentato venerdì 29 novembre alle ore 10 a Roma presso la libreria Fandango Incontro in via dei Prefetti 22. Ai partecipanti verrà distribuita copia del rapporto.

Per partecipare alla presentazione è necessario iscriversi entro il 27 novembre cliccando qui.

Clicca qui per scaricare l’introduzione del dossier.

I diritti non sono un “costo” è stato realizzato con il sostegno di Open Society Foundations.

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Ufficio stampa: 06.8841880 – 349.0806967 comunicazione@lunaria.org
Lunaria, via Buonarroti 39, 00185 Roma; 068841880; antirazzismo@lunaria.org; www.lunaria.org

 

 

 

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I diritti non sono un “costo”!

prova4Lunaria invita alla presentazione del rapporto I diritti non sono un “costo”. Immigrazione, welfare e finanza pubblica.

Il rapporto propone un quadro aggiornato della popolazione straniera residente in Italia, della sua distribuzione nel mercato del lavoro, del suo impatto fiscale e del suo contributo al Prodotto Interno Lordo, una stima della spesa sociale imputabile alla popolazione straniera e una ricognizione delle risorse pubbliche specificamente dedicate all’accoglienza e all’inclusione sociale dei migranti.

Da un confronto tra gli stanziamenti per le politiche del rifiuto e quelli destinati all’accoglienza e all’inclusione dei migranti, e la stima della loro incidenza sulla spesa pubblica complessiva, emergono alcune indicazioni di policy. Una su tutte: accogliere, includere, garantire i diritti di cittadinanza è giusto e anche conveniente per la finanza pubblica.

L’appuntamento è per venerdì 29 novembre, alle ore 10.00, presso Fandango Incontro, via dei Prefetti 22, Roma.

Per partecipare alla presentazione è necessario iscriversi entro il 27 novembre cliccando qui.

Clicca qui per la locandina

 

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Porti insicuri

download (3)Si chiama Porti insicuri il nuovo rapporto di Medici per i Diritti Umani (Medu), realizzato in collaborazione con ZaLab e Asgi.

Porti insicuri, come sono i porti italiani per i migranti. Secondo il dossier, i cui risultati si basano su un’indagine svolta in Grecia e in Italia tra aprile e settembre 2013, “ogni anno alcune migliaia di migranti partono dai porti greci e cercano di raggiungere l’Italia e il resto d’Europa nascosti nelle navi che attraversano l’Adriatico”. La maggioranza di queste persone, una volta rintracciate “nei porti di Venezia, Ancona, Bari e Brindisi, vengono rimandate dalle autorità italiane nel paese ellenico”.

Riammissioni

Medu ha raccolto le testimonianze dirette di 66 migranti – per lo più provenienti dall’Afghanistan e dalla Siria – che hanno dichiarato di essere stati riammessi dall’Italia alla Grecia. Sono state documentate in tutto 102 riammissioni, delle quali 45 si sarebbero verificate nel 2013: una proporzione che indica come moltissima gente venga riammessa – o sarebbe meglio dire respinta – più di una volta.

La situazione è particolarmente grave per quanto riguarda i minori, in particolari i minori non accompagnati: tantissimi si trovano in questa situazione e subiscono lo stesso trattamento degli adulti. Il 33% delle persone intervistate ha dichiarato che al momento della riammissione era minorenne.

I problemi legati a questa procedura sono diversi: primo fra tutti, il fatto che la Grecia è stata considerata dall’Europa “paese non sicuro” per i richiedenti asilo, a causa soprattutto della totale assenza di politiche di accoglienza e delle continue violenze e persecuzioni subite dai migranti, aggravate anche dalla situazione di pesante crisi in cui si trova il paese. Solo per avere un’idea, si consideri che la Grecia ha attualmente ben 40.000 domande di asilo pendenti: una cifra che mostra in modo lampante la totale assenza di misure di protezione umanitaria e internazionale nel paese ellenico.

Proprio alla luce di questa situazione, “il regolamento Dublino è bloccato per quanto riguarda la Grecia – sottolinea l’avvocato di Asgi Salvatore Fachile – e le riammissioni sono illegittime, violano diverse sentenze passate. Per questo, quando il Ministero dell’interno rilascia i dati dei rimpatri verso la Grecia, è come se stesse dichiarandosi colpevole”.

Le riammissione dall’Italia alla Grecia avvengono in realtà in base a un accordo bilaterale del 1999 (per info sull’accordo clicca qui): accordo “illegittimo, perchè viola dei trattati superiori, internazionali”, denuncia Facile.

Gli ultimi dati rilasciati dal Ministero dell’Interno parlano di una decrescita del numero delle persone che dalla Grecia arrivano nei porti dell’Adriatico: un’indicazione reale, che però non deve essere letta come positiva: Medu sottolinea infatti che la diminuzione degli arrivi è dovuta all’attivazione di misure di controllo maggiori, come l’aumento degli uomini legati a Frontex: nel periodo trattato dal dossier sarebbero stati posizionati 1800 uomini in più a Evros, uno dei punti principali di ingresso dei migranti sul territorio ellenico. A questo si accompagnerebbe un incremento dei controlli sul territorio.

Italia

In merito alla situazione dei porti italiani, il dossier sottolinea la precarietà dei servizi che invece dovrebbero essere presenti per legge: in otto casi su dieci i migranti riammessi hanno dichiarato di aver cercato di comunicare alle autorità italiane la volontà di richiedere protezione internazionale, o di voler rimanere in Italia per paura di quello che poteva accadere loro in Grecia. Tentativi che si sono rivelati del tutto inutili, nonostante le disposizioni in tal senso presenti nel Manuale pratico di frontiera del 2006 e nell’art.11 del Testo Unico sull’immigrazione.

I casi di riammissioni di minori non accompagnati raccolti sono stati 26, dei quali 16 si sarebbero verificati nei primi nove mesi del 2013. Solo in quattro casi sono state effettuate le procedure per l’accertamento dell’età prima che venisse eseguita la riammissione.

Delle persone intervistate da Medu, solo il 5% ha potuto parlare con un interprete, e solo il 20% ha avuto accesso all’assistenza socio-legale.

“Sebbene l’Italia abbia il diritto di controllare l’accesso al proprio territorio, le politiche di contrasto dell’immigrazione irregolare devono in ogni caso rispettare i diritti fondamentali dei migranti, dei richiedenti asilo e ovviamente di soggetti particolarmente vulnerabili come i minori stranieri non accompagnati – afferma Medu – Nel caso delle riammissioni dai porti adriatici, le numerose e approfondite testimonianze raccolte da questa indagine dimostrano come l’Italia violi sistematicamente alcuni principi basilari sanciti dal diritto interno e internazionale quali il divieto di refoulement diretto e indiretto, il divieto di esporre i migranti al rischio di trattamenti inumani e degradanti, il divieto di espulsioni collettive”.

Violenze

In questa situazione drammatica, c’è un aspetto ancora peggiore, se possibile: Medu ha rilevato che almeno in 1 caso su 5 le persone hanno dichiarato di aver subito violenza, da parte delle forze dell’ordine italiane per il 60%, e da parte del personale di sicurezza delle navi o della polizia greca per il 40%.
Le visite mediche effettuate da Medu negli insediamenti precari di Petrasso confermano i dati.

Una situazione grave e drammatica che è stata ben fotografata da Paolo Martino in Riammessi, una scheggia di Za – progetto documentaristico di Za Lab – proiettato durante la presentazione del dossier.

Sulla base dei dati emersi, Asgi ha dichiarato che presenterà ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, in merito alla situazione di 19 persone – di cui 8 minori – tutte provenienti da zone di guerra (Afghanistan, Siria, Sudan, Eritrea, Iran), cui non è stata data alcuna informazione circa le possibilità di tutela, e che sono state respinte senza aver avuto la possibilità di incontrare un interprete e senza avere alcuna notifica scritta del provvedimento di respingimento.

Alla luce di questa situazione, quello che chiedono le associazione non è un miglioramento della situazione, bensì la cessazione immediata di una prassi illegittima, all’interno della quale “l’Italia non garantisce i diritti fondamentali dei migranti, in particolare dei richiedenti asilo e dei minori stranieri non accompagnati”. Si ritiene inoltre necessaria un’ulteriore riforma del Regolamento Dublino, che, anche con le modifiche appena introdotte, “si dimostra ancora una volta inadeguato a tutelare i richiedenti asilo e ad assicurare un’equa ripartizione delle domande di protezione internazionale tra tutti i paesi europei”.

Clicca qui per scaricare il dossier.