Posts Tagged ‘diritti di cittadinanza’

mag
24

“L’Italia sono anch’io” a Terra Futura

Venerdì 25 maggio, dalle ore 17.00 alle ore 19.00, a Firenze, presso la Fortezza da Basso (spazio CGIL), si discute della proposta di legge per la Cittadinanza agli immigrati, su iniziativa della Campagna “L’Italia sono anch’io”:

CittadiNO- CittadiNI- CittadiSI

Partecipano:

On. Roberto Zaccaria, On. Giuliano Cazzola, Pietro Soldini, Antonio Russo, Filippo Miraglia, Daniela Consoli, Franco Corradini

 

mag
17

Stranieri per legge

Il 15 maggio 2012, una delegazione di giovani rom, nati in Italia ma cittadini stranieri, ha incontrato il presidente della commissione diritti umani del Senato, Pietro Marcenaro, e gli ha consegnato un appello per il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. E’ stato stimato che ci sono in Italia almeno 14 mila ragazzi di origine rom che, nati da genitori apolidi o residenti irregolarmente nel nostro Paese, si sentono parte integrante della società, pur essendo nei fatti degli “estranei”.

 

Ecco, qui di seguito, il testo integrale della lettera:

Caro Presidente. Siamo in tanti, ragazzi e ragazze del popolo Rom nati in Italia, di seconda, a volte anche di terza generazione, da genitori apolidi o residenti irregolarmente nel nostro Paese. Ci rivolgiamo a Lei perché ancora una volta abbiamo apprezzato le parole chiare che ha inteso indirizzare al Sindaco di Nichelino, che ha avuto la sensibilità di concedere la cittadinanza onoraria a 450 ragazzi nati da genitori stranieri in quel territorio.

Siamo italiani, ma stranieri. Ci sentiamo “parte integrante della nostra società”, ma viviamo quotidianamente il disagio di essere considerati impropriamente stranieri. Disagio doppio e particolarmente pesante per noi ragazze e ragazzi Rom. Non è assolutamente facile, ci creda, per tanti di noi regolarizzare posizioni giuridiche, ottenere un permesso di soggiorno, fare richiesta di cittadinanza, perché veniamo da famiglie che vivono da sempre situazioni precarie, per la difficoltà di reperire la necessaria documentazione, in particolare per quelli di noi i cui genitori e nonni sono nati e provengono da luoghi che hanno vissuto recenti e drammatiche vicende belliche.

Eppure abbiamo frequentato le scuole. Una situazione difficile, quella che viviamo, di “stranieri in patria”. Che rende precaria la nostra vita e non agevola l’integrazione sociale e l’accesso al lavoro, nonostante molti di noi abbiano frequentato le scuole e, soprattutto, vorrebbero inserirsi regolarmente e legalmente nella comunità civile. In tanti abbiamo vissuto la violenza degli sgomberi dei campi e l’umiliazione della reclusione nei CIE, i Centri di identificazione per l’espatrio. Ed in tanti viviamo in case popolari o case proprie o ancora piccole aree autocostruite. Ma espatrio verso dove, se è l’Italia la nostra patria? Ci creda, sono esperienze dure e drammatiche, che spingono, purtroppo, tanti giovani verso la marginalità, l’illegalità ed il rifiuto delle regole civili. Che ricacciano le nostre comunità verso l’esclusione sociale ed una inaccettabile discriminazione.

Le risposte da un Governo che guarda all’Europa. Dal Governo Monti, signor Presidente, governo che guarda all’Europa ed ai suoi valori fondanti di accoglienza, di solidarietà e di inclusione sociale, ci aspettavamo finalmente un provvedimento che ponesse fine a questa ingiustizia. Abbiamo anche apprezzato le aperture del Ministro Riccardi, espressione della Comunità di Sant’Egidio, i cui volontari frequentano i campi e conoscono bene le nostre difficoltà. Ma ancora una volta dobbiamo prendere atto che nulla è successo.

Speriamo nella sua lungimiranza. Non possiamo che appellarci a Lei, affinché con la determinazione e la lungimiranza che tutti le riconoscono intervenga su Governo e Parlamento per porre fine ad una discriminazione che produce solo tensioni e disagi, che è palese ingiustizia, che tradisce i valori della Carta Costituzionale. Siamo, ci sentiamo, vogliamo essere riconosciuti cittadini italiani.

Confidando in Lei, le porgiamo i più distinti e cordiali saluti.

mag
10

Chi nasce qui, è di qui. Appello per il diritto alla cittadinanza per nascita

Un appello promosso dal presidente degli europarlamentari Pd, David Sassòli, e dal presidente dell’Anci e sindaco di Reggio Emilia, Graziano Del Rio, a sostenere la richiesta per la creazione di una direttiva europea che inviti tutti gli Stati membri all’approvazione, all’interno del proprio ordinamento, di una legge nazionale che garantisca ai figli dei cittadini stranieri nati in Europa la cittadinanza del Paese in cui nascono (ovvero, il cosiddetto ius soli). Nel testo dell’appello – che tra i suoi firmatari vede, fra gli altri, Rita Levi Montalcini, Romano Prodi, Stefano Rodotà, Andrea Camilleri, Nicola Piovani, Carlo Verdone, Claudio Baglioni, Piero Fassino – si sottolinea come in Europa milioni di bambini, figli di migranti, nascano e crescano nei paesi membri senza godere del diritto all’uguaglianza e tantomeno dello status di cittadini. I firmatari chiedono dunque di garantire questi diritti e di incoraggiare il coordinamento tra i governi affinché concedano la cittadinanza per ius soli ed evitino discriminazioni nell’accesso ai diritti fondamentali.
Oltre all’appello, per il 31 maggio alle ore 17 è stata organizzata una manifestazione a Roma in piazza San Silvestro con musica e interventi dal palco, “senza bandiere e colori, perché la cittadinanza è un diritto di tutti”.

Per sottoscrivere l’appello online:
http://www.migrare.eu/index.php?option=com_petitions&view=petition&id=68&Itemid=166

mag
03

Cittadinanza e diritto di voto: uno sguardo all’Europa

di Viviana Schiavo

Negli ultimi mesi si è molto dibattuto, su giornali, riviste, tv e luoghi pubblici, sulle questioni del diritto di voto e della cittadinanza agli immigrati regolarmente presenti in Italia e ai loro figli. Grazie alle parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (“Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri.

Negarla è un’autentica follia, un’assurdità”) e alla campagna di raccolta firme “L’Italia sono anch’io”, la tematica ha assunto una posizione centrale nel dibattito pubblico italiano, rendendo evidente la necessità di una riforma legislativa. Attualmente, infatti, secondo la legge n.91 del 5 febbraio 1992, il bambino nato in Italia non è cittadino dalla nascita, ma può fare richiesta di cittadinanza solo raggiunti i 18 anni e, ad ogni modo, entro un anno dal compimento della maggiore età. Per lo straniero adulto sono, invece, richiesti 10 anni di residenza nel territorio italiano, mentre non esiste alcuna possibilità di poter votare alle elezioni amministrative per chi risiede legalmente nel paese. “L’Italia sono anch’io” propone di modificare la legge 91, accordando la cittadinanza automatica per i nati sul territorio con un genitore che vi risieda da almeno un anno e riducendo gli anni necessari per la naturalizzazione a 5, e di introdurre il diritto di voto alle elezioni locali per gli stranieri residenti regolarmente in Italia da almeno 5 anni. Il grande successo della campagna, con la raccolta e la consegna alla camera di più di 100.000 firme, dimostra quanto la questione sia fondamentale a livello pubblico e quanto gli stessi cittadini italiani avvertano questa necessità di riforma.

La discussione sull’attribuzione della cittadinanza e sul riconoscimento del diritto di voto in Italia, però, ci obbliga ad un confronto con la situazione dei paesi che ci circondano. Per questa ragione, abbiamo voluto analizzare la legislazione vigente sulla questione in 8 paesi europei: Spagna, Francia, Germania, Inghilterra, Olanda, Svezia e Norvegia.

Ius soli, ius sanguinis

In questi mesi si è a lungo parlato delle modalità di acquisizione e concessione della cittadinanza, utilizzando spesso le espressioni ius soli e ius sanguinis. Le norme che regolano la cittadinanza in un paese, infatti, sono basate su questi due principi: il primo considera cittadino colui che è nato e cresciuto in territorio nazionale (è il principio adottato, soprattutto, da paesi caratterizzati da una forte immigrazione, come gli Stati Uniti e il Canada); nel secondo caso, è cittadino chi nasce da cittadini dello stesso (è la modalità più diffusa nei paesi con una storia di emigrazione).

In Europa, la maggior parte degli Stati proviene da una tradizione di ius sanguinis, seppur con applicazioni differenti. In Spagna, per esempio, acquisiscono automaticamente la cittadinanza per nascita i bambini apolidi o i cui genitori risultino sconosciuti e i bambini di cui almeno un genitore sia nato in Spagna. Per tutti gli altri è necessario fare domanda, ma con delle agevolazioni rispetto agli adulti immigrati: il periodo di residenza richiesto è, infatti, di un solo anno rispetto ai 10 necessari agli stranieri regolarmente presenti nel paese. In Germania vige storicamente lo ius sanguinis, anche se, a partire dal 1 gennaio 2000, è stato introdotto anche il principio dello ius soli, con l’acquisizione automatica della cittadinanza da parte dei nati in Germania i cui genitori vivono legalmente su territorio nazionale da almeno 8 anni. Processo inverso è avvenuto in Irlanda che, prima del 2004, era l’unico paese europeo ad avere uno ius soli puro. A partire da questa data, a seguito dell’aumento dell’immigrazione, un referendum popolare ha costituzionalizzato lo ius sanguinis: acquisiscono automaticamente la cittadinanza i bambini nati in Irlanda da genitori irlandesi, britannici, da genitori che abbiano il diritto a vivere nel paese senza restrizioni di tempo o che nel corso dei 4 anni antecedenti alla nascita del figlio abbiano risieduto legalmente in Irlanda almeno per 3 anni. Non è più sufficiente, quindi, essere semplicemente nato nell’isola per essere cittadino irlandese.

Simile sistema troviamo nel Regno Unito, dove la cittadinanza si ottiene sia per nascita sul territorio, se i genitori sono legalmente residenti, sia per discendenza, se il genitore non è diventato a sua volta cittadino per discendenza. In Francia, invece, è prevista l’acquisizione della cittadinanza alla nascita per i bambini che nascono in Francia da almeno un genitore straniero a sua volta nato in Francia, per i bambini apolidi o i cui genitori siano sconosciuti. Gli altri bambini che nascono in Francia da genitori stranieri ottengono automaticamente la cittadinanza al compimento dei 18 anni, se hanno vissuto nel paese per 5 anni negli anni successivi al compimento dell’11° anno di età (possono comunque fare richiesta dopo aver compiuto 13 anni, se soddisfano il requisito di 5 anni di residenza). Più restrittive sono, infine, le legislazioni di Olanda, Norvegia e Svezia, basate principalmente sull’acquisizione della cittadinanza per discendenza.

“No taxation without representation”

Con questo slogan i coloni inglesi diedero inizio alla Rivoluzione Americana, ribellandosi alle tasse imposte dal governo centrale inglese al termine della guerra dei Sette anni, tasse alle quali non corrispondeva una rappresentanza all’interno del Parlamento inglese. La frase è stata riutilizzata in tempi più recenti a sostegno di diverse cause, tra le quali quella per il riconoscimento del diritto di voto per gli immigrati regolarmente presenti sul territorio statunitense. Nel corso degli anni, poi, diversi Stati americani hanno riconosciuto questo diritto.

Il panorama europeo, in merito alla questione, appare piuttosto multiforme e variegato: si passa da paesi che accordano il diritto di voto alle elezioni amministrative senza condizioni di nessuna sorta, come l’Irlanda o il Regno Unito (quest’ultimo solo per i cittadini irlandesi e dei paesi del Commonwealth), a Stati in cui questo diritto è totalmente assente. In altri casi il diritto di voto per gli stranieri è legato al possesso di alcuni requisiti, come la residenza o l’esistenza di un accordo di reciprocità col paese di origine. In Svezia e Norvegia il periodo di residenza minima richiesto per poter votare alle elezioni locali è di 3 anni, requisito non necessario se le persone in questione sono cittadini dei paesi nordici. In Olanda gli anni richiesti salgono a 5, mentre in Spagna alla condizione di residenza si aggiunge quella di reciprocità: possono partecipare alle elezioni amministrative solo i cittadini di quei paesi che a loro volta accordano tale diritto ai cittadini spagnoli. Al momento la Spagna ha firmato degli accordi di reciprocità con la Norvegia, con il requisito di 3 anni di residenza, e con Ecuador, Argentina, Colombia, Cile, Perù, Paraguay, Bolivia, Capo Verde, Islanda e Nuova Zelanda, con la condizione di 5 anni di residenza.

In Francia la questione è stata lungamente dibattuta. Nel 1981, l’allora Presidente della Repubblica François Mitterand inserì nel suo programma la proposta di accordare il diritto di voto alle elezioni comunali agli immigrati presenti regolarmente sul territorio da 5 anni. La misura non venne mai adottata, lo stesso Mitterand, in un’intervista a France 3 nel 1993, affermò che, nonostante i suoi sforzi, non era stato raggiunto il consenso pubblico sufficiente. Nel 2000 la questione è stata riaffrontata, quando l’Assemblea Nazionale, durante il governo del socialista Jospin, approvò la proposta. Il Senato, però, era a maggioranza di destra, per cui la misura rimase bloccata fino all’8 dicembre scorso, giorno in cui la legge è stata approvata da un Senato a maggioranza di sinistra con 177 voti favorevoli e 166 contrari. Ma l’iter legislativo prevede che una proposta di legge debba essere approvata da entrambe le camere. Attualmente sia l’Assemblea Nazionale che il Governo sono di destra e contrari a introdurre il diritto di voto per gli immigrati. Pertanto, la questione resta aperta.

Anche in Germania il dibattito prosegue dagli anni ’80. Nel 1990 la Corte Costituzionale Tedesca ha dichiarato incostituzionale il diritto di voto accordato agli stranieri alle elezioni amministrative da alcuni Stati Federali Tedeschi, affermando che il governo dovrebbe agevolare le procedure di naturalizzazione piuttosto che concedere il diritto di voto. In tempi più recenti, precisamente lo scorso anno, è stata avviata la campagna “Jede Stimme 2011” (Ogni voto 2011), organizzata dalle ONG “Jede Stimme” e “Citizens for Europe”. Nell’ambito della campagna, nel settembre 2011, sono state organizzate delle elezioni simboliche a cui hanno partecipato circa 3000 potenziali elettori non comunitari.

Una riflessione comunitaria

La sintetica analisi della situazione europea sopra proposta ci mostra l’arretratezza del sistema italiano per quanto riguarda la garanzia dei diritti dei cittadini di paesi terzi legalmente residenti sul territorio e rende evidente lo squilibrio esistente tra la presenza di un fenomeno migratorio ormai in progressiva stabilizzazione e la legislazione vigente. Allo stesso tempo, però, è possibile osservare che deficit simili, seppur di minor entità, esistono anche in altri paesi europei. Ne sono un esempio i paesi nordici, con una totale mancanza di norme che regolarizzino la situazione dei nati nel paese da genitori stranieri. Anche per quanto riguarda il riconoscimento del diritto di voto ci sono ancora molti passi avanti da fare. Il 5 febbraio 1992, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha adottato la “Convenzione sulla Partecipazione degli Stranieri nella Vita Pubblica a Livello Locale” (STCE n. 144), che riconosce una serie di diritti agli immigrati non comunitari, come il diritto di espressione, di associazione e di voto locale dopo un massimo 5 anni di residenza. La convenzione è entrata in vigore nel 1995, ma non ha ricevuto l’accoglienza sperata da parte dei paesi membri: la maggior parte degli Stati che l’hanno ratificata hanno già delle politiche corrispondenti agli standard minimi della convenzione, mentre altri hanno ratificato solo una parte (come l’Italia, che ha escluso la parte riguardante il diritto di voto dalla sua ratifica). E’ dunque necessario rilanciare il dibattito su questi temi non solo a livello nazionale, ma anche a livello europeo: un maggior riconoscimento e una maggiore rappresentanza delle diverse voci che compongono ormai l’Europa contemporanea avrebbero sicuramente una ripercussione positiva anche sul processo di integrazione europea.

 

Scarica la scheda comparativa sul diritto di cittadinanza in Europa

Scarica la scheda comparativa sul diritto di voto in Europa

 

Bibliografia di riferimento

Álvarez Rodriguez A., Nacionalidad de los hijos de extranjeros nacidos en España, Observatorio Permanente de la Inmigración
Z. Bauman, 2000, La solitudine del cittadino globale, Feltrinelli
Z. Bauman, 2002, Modernità liquida, Laterza
S. Benhabib, 2006, I diritti degli altri. Stranieri, residenti, cittadini, Cortina Ed.
R. D’Alessandro, 2006, Breve storia della cittadinanza, Manifestolibri
L. Ferrajoli, 2001, Diritti fondamentali. Un dibattito politico, Laterza
Groenendijk K., Local Voting Rights for Non-Nationals in Europe: What We Know and What We Need to Learn, Migration Policy Institute, 2008
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J. Habermas, 2001, Morale, Diritto, Politica, Edizioni di Comunità
J. Habermas, 1998, L’inclusione dell’altro, Feltrinelli
S. Rodotà, 2011, Diritti e libertà nella storia d’Italia. Conquiste e conflitti 1861-2011, Donzelli
D. Zolo (a cura di), 1999, La cittadinanza. Appartenenza, identità, diritti, Laterza

Sitografia

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Enfants né en France ne pouvent être rattaché à aucune nationalité, (13/01/2010), http ://www.vos-droits.justice.gouv.fr/nationalite-francaise-11963/enfants-et-nationalite-francaise-12045/enfant-ne-en-france-ne-pouvant-etre-rattache-a-aucune-nationalite-20773.html (30/03/2012)

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Important questions and answers regarding German citizenship, http://www.bmi.bund.de/SharedDocs/Standardartikel/EN/Themen/Migration/Staatsang/faq.html (29/03/2012)

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Modern nationality law, http://www.bmi.bund.de/EN/Themen/MigrationIntegration/Nationality/ModernNationalityLaw/modern_nationality_law_node.html (29/03/2012)

Municipal and County Council Elections, http://www.regjeringen.no/en/dep/krd/information-campaigns/election_portal/municipal-and-county-council-eletions.html?id=538255, (28/03/2012)

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¿Qué es la nacionalidad?, http://www.mjusticia.gob.es/cs/Satellite/es/1215198262624/EstructuraOrganica.html (27/03/2012)

Question d’actualité du député Jean-Pierre Nicolas sur le droit de vote des étrangers, (15/12/2011), http://www.interieur.gouv.fr/sections/a_la_une/toute_l_actualite/actualites-elections/question-depute-nicolas-droit-vote-etrangers/view (30/03/2012)

Right to vote and electoral register, http://www.regjeringen.no/en/dep/krd/information-campaigns/election_portal/the-parliamentary-storting-election/right-to-vote-and-electoral-register.html?id=457100, (28/03/2012)

Right to vote in Ireland, (21/01/2011), http://www.citizensinformation.ie/en/moving_country/moving_to_ireland/introduction_to_the_irish_system/right_to_vote.html, (28/03/2012)

Swedish Citizenship, (3/01/2011), http://www.sweden.gov.se/sb/d/2188/a/19449, (26/03/2012)

Symbolic election gives Berlin’s foreigners a voice, (05/09/2011), http://www.dw.de/dw/article/0,,15364738,00.html (29/03/2012)

The Nationality Act, http://www.regjeringen.no/en/dep/bld/tema/integrering/statsborgerskap1/statsborgerloven.html?id=438699, (29/03/2012)

The naturalization test, (18/01/2011), http://www.bamf.de/EN/Einbuergerung/WasEinbuergerungstest/waseinbuergerungstest.html?nn=1448618 (29/03/2012)

The right to vote in elections, http://www.val.se/in_english/general_information/suffrage_and_electoral_rolls/index.html, (26/03/2012)

Voter registration, http://www.electoralcommission.org.uk/voter-registration, (28/03/2012)

Huddleston T., Voting rights for immigrants: Next Stop, Berlin?, (06/09/2012), http://www.mipex.eu/blog/voting-rights-for-immigrants-next-stop-berlin (20/02/2012)

Castigliani M., Voto agli stranieri: il nì della Francia, (19/12/2011), http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/diritto-voto-agli-stranieri-francia-dice/178545/, (29/03/2012)

apr
13

5 x 1000 = Lunaria!

Cronache di ordinario razzismo è un’iniziativa promossa da Lunaria.  Se pensate che sia utile, sostenetela. C’è un modo molto semplice per farlo: donando il 5 x 1000 a Lunaria. Quest’anno  abbiamo compiuto 20 anni. Alle nostre spalle una lunga storia di animazione giovanile, volontariato e solidarietà internazionale, ricerca, informazione, cultura e campagne per la pace, contro le disuguaglianze, per i diritti di cittadinanza, contro il razzismo. Sostenere le nostre attività non è semplice soprattutto in tempi di crisi come questi. L’informazione, la cultura, l’analisi critica richiedono impegno, il lavoro di molte persone e risorse. Se pensate che questo sito meriti di continuare a esistere, ricordatevi di noi al momento della presentazione della vostra dichiarazione dei redditi. Firmate l’apposito spazio sulla dichiarazione dei redditi indicando il codice fiscale di Lunaria 96192500583

 

apr
03

L’Italia sono anch’io: ancora un passo in avanti

Pubblichiamo il comunicato stampa de “L’Italia sono anch’io” nel quale si annuncia che la Camera dei Deputati ha certificato la regolarità delle oltre 200mila firme raccolte dai promotori della Campagna sui diritti di cittadinanza.

 

“L’ITALIA SONO ANCH’IO”: ASSEGNATE ALLE COMMISSIONI COMPETENTI LE DUE PROPOSTE DI LEGGE

 

La verifica delle firme raccolte dalla Campagna “L’Italia sono anch’io” per le due proposte di legge di iniziativa popolare sui diritti di cittadinanza è stata ultimata con esito positivo dal Servizio per i testi normativi della Camera dei Deputati. Lo rendono noto i promotori della Campagna, che lo scorso 6 marzo avevano consegnato oltre 200mila firme per chiedere al Parlamento la revisione della legge sulla cittadinanza e l’allargamento dei diritti di voto agli stranieri residenti in Italia.

Con la certificazione della regolarità delle adesioni raccolte dai promotori può avere così inizio il percorso di esame delle due proposte, che sono state registrate e assegnate all’iter parlamentare.

La proposta di legge sulla concessione della cittadinanza ai figli degli immigrati che nascono in Italia (da un genitore legalmente residente da almeno un anno) aveva raccolto 109.268 firme. È stata registrata con il n. 5030 ed assegnata alla Commissione Affari Costituzionali.

 

La proposta di estensione del diritto di voto nelle elezioni amministrative agli stranieri residenti da almeno 5 anni era stata presentata con 106.329 sottoscrizioni. Sarà discussa, con il n. 5031, congiuntamente dalle Commissioni Affari Costituzionali ed Esteri.

“Abbiamo compiuto un’altra tappa importante – dichiarano i promotori della Campagna – adesso la parola passa alle Commissioni parlamentari. Chiediamo ora una definizione chiara e rapida del calendario di esame delle proposte, in rispetto dei tantissimi cittadini che le hanno sostenute”.

La campagna nazionale “L’Italia sono anch’io” è promossa da 19 organizzazioni della società civile: Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo è una brutta storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Tavola della Pace e Coordinamento nazionale degli enti per la pace e i diritti umani, Terra del Fuoco, Ugl Sei e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del comitato è il sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio.

Roma, 3 aprile 2012

 

mar
12

Nel X Municipio romano nasce la ‘Civil Card’

La Giunta municipale del X Municipio di Roma ha approvato il 6 marzo 2012 una delibera che istituisce la Civil Card, “un anticipato segno di riconoscimento, accoglienza e appartenenza ufficiale ad una comunità cittadina e municipale”. Si tratta di una tessera nominativa che riassumerà i dati storico-anagrafici che verrà rilasciata su richiesta ai cittadini nati in Italia da genitori stranieri allo scopo di ricordare ed esplicitare il loro diritto al riconoscimento alla cittadinanza italiana. Nella delibera si legge la ragione alla base del provvedimento: “in ragione del fenomeno socio-demografico, è ormai in atto da tempo nel nostro paese un dibattito politico-culturale in ordine all’opportunità di concedere la cittadinanza italiana ai figli, nati in Italia, di cittadini immigrati, in quanto spesso questi stessi bambini, ragazzi e ragazze sono perfettamente integrati sotto il profilo socio-culturale con la comunità italiana in cui stabilmente risiedono e di cui fanno integralmente parte, recependone la lingua, gli usi e i costumi”. Un atto simbolico che intende sostenere politicamente le iniziative promosse negli ultimi mesi finalizzate a riformare la legge sulla cittadinanza tra le quali la campagna l’Italia sono anch’io. Il Presidente Sandro Medici ha spiegato così il senso della delibera: “E’ un’iniziativa che con grande piacere abbiamo ritenuto di avviare perché, nei limiti delle nostre competenze, sentiamo di dover aiutare il nostro paese a sanare una dolorosa ingiustizia civile e sociale, che continua a escludere dalla piena cittadinanza ragazze e ragazzi sostanzialmente italiani, ormai del tutto integrati con la nostra cultura; e tutto ciò anche per opporci a una legislazione arretrata e dall’insopportabile sapore razzista”.

mar
08

Più di 100.000

‎109268 Firme per la cittadinanza e 106329 per il diritto di voto: queste le firme consegnate il 6 marzo alla Camera da parte del comitato promotore della campagna L’Italia sono anch’io. Un risultato non scontato reso possibile grazie alle centinaia di associazioni che hanno aderito alla campagna

mar
05

L’Italia sono anch’io: una campagna che ci riguarda, tutti

Il 6 marzo migliaia di firme verranno consegnate alla Camera dei Deputati da parte dei promotori della campagna L’Italia sono anch’io, mentre siamo in piena recessione, la disoccupazione è al 9,2% (ma quella giovanile è pari al 31,2%), la scure dei tagli “tecnici” si abbatte sul welfare e sui diritti dei lavoratori, la distanza tra ricchi e poveri aumenta sempre più senza che coloro che risiedono in Parlamento sentano il bisogno di chiedersi chi rappresentano veramente. Si tratta dei “soliti antirazzisti, viziati da eccessi di autoreferenzialità e di buonismo” che vivono in un mondo a parte, incapaci di allungare lo sguardo sul contesto economico e sociale e sulla crisi della democrazia che li circonda? La nostra risposta è no, di seguito tentiamo di spiegare il perché.

Il grande successo della raccolta di firme (di gran lunga superiori alle 50.000 richieste) su due proposte di legge di iniziativa popolare per una riforma della legge sulla cittadinanza (non solo con riferimento ai nati in Italia e ai minori) e per l’introduzione del diritto di voto amministrativo per i cittadini stranieri regolarmente residenti, merita attenzione.

Va innanzitutto messa in evidenza la straordinaria mobilitazione capillare che la campagna ha saputo stimolare coinvolgendo, ben oltre i soggetti promotori, associazioni territoriali, comuni piccoli e grandi, ma anche singoli individui. L’ampiezza del comitato promotore è stata sicuramente di aiuto, ma la sensazione è che abbia più che altro funzionato da centro propulsore, da punto di riferimento per centinaia di persone che in tutto il paese e in piena autonomia, hanno deciso di impegnare parte del proprio tempo nella raccolta di firme, nel tempo libero, ma anche sul proprio posto di lavoro. Questa adesione diffusa non era assolutamente scontata per più motivi.

A differenza di quanto è avvenuto su altri temi (l’acqua, il nucleare, il sistema elettorale) al centro delle proposte di legge della campagna vi è la rivendicazione dei diritti di cittadinanza e di voto dei cittadini stranieri non comunitari: coloro che erano abilitati a firmare (i cittadini italiani) e molti di coloro che hanno raccolto le firme non costituiscono i destinatari diretti delle proposte di legge, qualora queste venissero eventualmente approvate.

In secondo luogo il lancio della campagna ha seguito un decennio di martellamento politico e mediatico che ha scelto i migranti e i cittadini stranieri residenti come uno dei capri espiatori privilegiati del malessere sociale diffuso. Basti ricordare il clima politico e culturale che ha reso possibile l’approvazione della legge Bossi-Fini (2002), l’annuncio, mai divenuto realtà, della riforma del T.U. 286/98 sotto l’ultimo Governo Prodi, la proliferazione assolutamente trasversale alle forze politiche delle ordinanze sindacali creative in materia di ordine pubblico, poi di welfare, fino ad arrivare all’approvazione delle norme che hanno composto il cosiddetto pacchetto sicurezza (2008-2009) dell’ultimo Governo Berlusconi. Sia pure con linguaggi e accenti anche molto diversificati, il dibattito pubblico riferito ai migranti almeno dal 2002 in poi è stato caratterizzato da uno slittamento dell’ordine del discorso dalla sfera dei diritti (sia pure con non poche cadute, egemone sino agli anni 2000-2001) a quella della loro progressiva erosione. Da un lato il fantasma dell’“insicurezza percepita” (la presunta relazione di causalità tra la crescita della popolazione straniera e l’aumento della criminalità che troppi rappresentanti politici e operatori mediatici hanno proposto in particolare nel biennio 2007-2009), dall’altro quello dell’insostenibilità economica e sociale dell’immigrazione (“il peso” che i cittadini stranieri eserciterebbero sulla nostra finanza pubblica e sul sistema di protezione sociale) hanno fatto da sfondo a discorsi, retoriche e pratiche istituzionali sicuritarie e esplicitamente discriminatorie.

L’Italia sono anch’io ha lanciato un messaggio completamente diverso: vi sono ormai quasi 5 milioni di cittadini stranieri stabilmente residenti nel nostro paese che sono parte integrante della società italiana. E’ il tempo di “vederli” e di “riconoscerli” favorendo il loro inserimento sociale non solo, ma anche grazie alla facilitazione dell’acquisizione della cittadinanza e al riconoscimento del diritto di voto. La sostituzione del binomio migranti/diritti a quelli ripetutamente riproposti in questi anni (migranti/criminali, migranti/insicurezza) è il messaggio chiave della campagna e questo “mutamento di prospettiva” è forse uno dei suoi principali contributi, indipendentemente dall’esito che le proposte di legge avranno in Parlamento. Un mutamento di prospettiva che ha contaminato rappresentanti politici e amministratori, intellettuali e giornalisti: i temi delle proposte di legge di iniziativa popolare sono stati oggetto di dichiarazioni di eminenti cariche dello stato, di decine di articoli su quotidiani e siti web, di trasmissioni radio e tv come mai era accaduto prima. La campagna ha persino spinto alcuni tra gli intellettuali più conservatori e intolleranti a riprendere la parola, evidentemente intimoriti dalla possibilità che il Parlamento possa prendere finalmente in considerazione la possibilità di discutere le proposte e di trasformarle in leggi dello stato.

Ma, come dicevamo all’inizio, il significato della campagna travalica i contenuti specifici delle proposte di legge di cui si è fatta promotrice. Come già era avvenuto per la raccolta di firme e poi per il voto sul referendum sull’acqua pubblica, anche in questo caso è emerso che quando una proposta è chiara e convincente e rispecchia il vissuto quotidiano di gran parte della popolazione, è capace di incontrare ampio consenso e di mobilitare energie nuove anche su temi considerati “di frontiera”. L’Italia è meticcia e molti cittadini italiani non solo sono disposti a riconoscerlo, ma sollecitano scelte istituzionali conseguenti attivandosi insieme ai moltissimi giovani figli di cittadini immigrati ma nati e/o cresciuti in Italia (e dunque cittadini di fatto) sempre più presenti nei movimenti sociali, nelle associazioni e anche nei partiti. Senza pari opportunità la democrazia è monca e la coesione sociale impossibile: per chi si è mobilitato in questi mesi questo è chiaro, così non è purtroppo per molti di coloro che sono seduti in Parlamento.
La campagna ha anche lanciato un altro segnale, sicuramente più modesto ma altrettanto significativo: esiste un’esigenza diffusa di partecipazione che cerca su temi e obiettivi specifici modalità di espressione e di organizzazione. La scelta di tornare in piazza, per strada, implica impegno costante, fatica e, soprattutto, la disponibilità e la pazienza di parlare, per convincerle, con migliaia di persone.
Nell’era di Facebook e di Twitter e delle azioni eclatanti può darsi che qualcuno consideri questa una formula superata. Ma per riempire il vuoto che separa i rappresentanti dai rappresentati i contatti virtuali da soli non sono sufficienti. Occorre tornare a parlare con le persone in carne e ossa, tessere relazioni, individuare obiettivi comuni e su questi mobilitarsi, avere delle idee, condividerle ed essere disponibili a discuterle con chi ha opinioni diverse. L’Italia sono anch’io, al di là dei suoi contenuti specifici, ce l’ha ricordato. Se il Parlamento non tenesse conto delle firme che il 6 marzo verranno depositate alla Camera, allargherebbe ulteriormente la distanza che lo separa da una parte non irrilevante della società italiana.

mar
04

L’Italia sono anch’io: obiettivo raggiunto

Obiettivo raggiunto!
In occasione della consegna alla Camera delle firme raccolte
Conferenza stampa
Martedì 6 marzo, ore 12.30
presso la libreria Feltrinelli in Galleria Alberto Sordi

I numeri della Campagna L’Italia sono anch’io

Una valanga di firme! L’obiettivo delle 50.000 firme necessarie per presentare le due proposte di legge di iniziativa popolare promosse dalla Campagna L’Italia sono anch’io è stato raggiunto e largamente superato. Lo annunciano le organizzazioni promotrici che il 6 marzo alle 11.30 consegneranno le firme alla Camera dei Deputati e alle 12.30 terranno  una conferenza stampa.
Decine di migliaia di cittadine e cittadini hanno voluto, con la loro  firma, condividere le ragioni della Campagna: una riforma della legge che attualmente regolamenta l’accesso alla cittadinanza per le persone di origine straniera e l’introduzione del diritto di voto alle elezioni amministrative per gli stranieri residenti.

Un successo straordinario, possibile solo grazie ai tanti comitati locali che si sono costituiti in tutta la penisola per sostenere la Campagna. Centinaia di volontari hanno organizzato in questi sei mesi una miriade di  iniziative di informazione e  confronto, avvicinando migliaia di cittadini che spesso hanno dimostrato una grande sensibilità alle tematiche proposte.
Ma la consegna delle firme rappresenta solo la prima tappa di un percorso che sarà ancora lungo e impegnativo. Si tratterà, dal 6 in poi, di fare in modo che il Parlamento calendarizzi la discussione sulle due proposte di legge per arrivare in tempi rapidi alla loro – speriamo – approvazione.
I promotori de L’Italia sono anch’io  hanno deciso quindi di non fermarsi qui.

Nel corso della conferenza stampa, oltre a fornire tutti i numeri della Campagna (totale delle firme raccolte, suddivisione per località, numero dei comitati locali e dei volontari impegnati…), verrà presentata una nuova campagna di comunicazione, che partirà immediatamente, per tener viva l’attenzione dell’opinione pubblica sui temi sollevati e premere sui parlamentari perché si avvii la discussione sulle proposte di legge.

All’incontro saranno presenti il presidente del comitato promotore de L’Italia sono anch’io Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci, esponenti delle organizzazioni promotrici e alcuni dei testimonial che, per la nuova campagna di comunicazione, hanno accettato di ‘metterci la faccia’.  Fra questi il giocatore dell’Ascoli Piceno di origine senegalese Papa Waigo e l’attrice di origine rom Dijana Pavlovic.

Ricordiamo che L’Italia sono anch’io è stata promossa, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, da 19 organizzazioni della società civile (Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza,  Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco) e dall’editore Carlo  Feltrinelli. Presidente del comitato promotore è il sindaco Graziano Delrio.

Sul sito della campagna (www.litaliasonoanchio.it) sono pubblicati i testi integrali delle due proposte di legge di iniziativa popolare e altri materiali di approfondimento.

Roma, 1 marzo 2012